Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: approvazione tra applausi e critiche

8 Gennaio 2024

Dopo sei lunghi anni l’Italia ha il suo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). Con decreto firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin lo scorso 21 dicembre (il n. 434) e ufficializzato il 2 gennaio 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica pone una prima pietra sui processi di adattamento al cambiamento climatico in un Paese che gli scienziati considerano un hotspot climatico. L’Italia, infatti, è sempre più esposta alla crisi climatica e all’intensificarsi degli eventi estremi che nel 2023 sono arrivati a quota 378 (+22% rispetto all’anno precedente) provocando anche morti e danni non solo al territorio ma anche alle attività dell’uomo.

Il PNACC, difatti, prova a rispondere a una duplice esigenza: quella di realizzare un’apposita struttura di governance nazionale, e quella di produrre un documento di pianificazione di breve e di lungo termine per l’adattamento ai cambiamenti climatici, attraverso la definizione di specifiche misure volte al rafforzamento della capacità di adattamento a livello nazionale e territoriale. L’obiettivo è quello di fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali.

Si tratta di un documento composto da 907 pagine (inclusi gli allegati) e un Excel   in cui sono contenute 361 misure generiche di carattere nazionale o regionale che dovranno essere intraprese in vari settori, dall’energia alla sanità, dalla gestione idrica e del dissesto alle foreste, zone costiere e insediamenti urbani e una serie di indicazione per l’integrazione nella pianificazione territoriale locale e regionale (mancante un’indicazione per la pianificazione economica).

Il Pnacc ha identificato misure di portata nazionale o regionale da attuare. Queste misure influenzeranno settori chiave come l’agricoltura, l’energia, le risorse idriche, il dissesto idrogeologico, le zone costiere e i trasporti. Sebbene i dettagli operativi delle misure siano ancora in fase di definizione, sono categorizzate in tre tipologie principali: “soft” (senza interventi strutturali diretti), “green” (soluzioni basate sulla natura) e “grey” (azioni dirette su impianti, tecnologie e infrastrutture). La stragrande maggioranza delle 361 azioni previste, oltre 250 rientrano nella categoria “soft”, mentre le restanti sono distribuite tra “green” e “grey”. Il documento però risulta molto vago nella definizione della dimensione regolativa dei territori. Non è chiaro chi si occuperà dell’implementazione del Piano; quali uffici dovranno intervenire e come sarà gestito il lavoro di integrazione con gli strumenti regolatori già esistenti.

Le dichiarazioni degli ambientalisti

Il documento definito come “passo importante per la pianificazione e l’attuazione delle azioni di adattamento ai cambiamenti climatici nel nostro Paese” da parte del MASE anche per Legambiente è un successo

“ma vanno trovate le risorse economiche ad oggi ancora assenti, per attuare le 361 soluzioni previste, altrimenti rischia di restare un piano solo sulla carta”, spiega il presidente Stefano Ciafani che chiede anche che si approvi un PNIEC più ambizioso, una legge per fermare il consumo di suolo ed entro tre mesi si emani il decreto che attiva l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici”.

Per il WWF, il Piano appena pubblicato, “dopo le varie consultazioni e l’unanime denuncia della mancata identificazione di azioni davvero in grado di anticipare i cambiamenti provocati dalla crisi climatica e dei finanziamenti necessari, è analogo a quello precedente e ha gli stessi limiti – critica l’associazione ambientalista – mancanza di decisioni chiare e coraggiose, ottima identificazione sintetica dei possibili impatti e problemi, scarsa e deficitaria individuazione delle cose da fare e di come finanziarle. Il Piano va preso come un primo passo: ora però tocca ai decreti attuativi e agli organi di governance cercare di correggere gli evidenti limiti e costruire un percorso che porti a quell’approccio sistemico che pure il Pnacc richiama”.

Per il direttore scientifico dell’Asvis, Enrico Giovannini, per attuare pienamente il Piano, il governo deve istituire rapidamente la struttura di governance prevista e trasformare gli obiettivi in azioni concrete. Inoltre, considerando che il Pnacc non dispone di risorse finanziarie specifiche, è urgente valutare come gli strumenti previsti dal Pnrr e da altri strumenti finanziari, come i fondi europei e nazionali per la coesione, possano contribuire al suo completamento. Queste valutazioni devono essere effettuate entro marzo, in modo da apportare eventuali correzioni nel prossimo Documento di Economia e Finanza e nella Legge di Bilancio per il 2025.

Per il direttore di Fondazione Ecosistemi e del Forum Compraverde Buygreen, Silvano Falocco, “Il Piano, la cui approvazione era comunque necessaria, deve chiarire tre aspetti: definire una chiara priorità degli interventi per uscire dal fossile, allocare le risorse ecnomico-finanziarie necessarie agli interventi (anche quelle che permettono una transizione giusta) e chiarire chi e come si attuano le azioni previste. Su questi aspetti c’è ancora poca chiarezza.”

Social media

News

Appalti pubblici e Green Deal: dall’Italia a Bruxelles il confronto sul futuro delle politiche europee

Appalti pubblici e Green Deal: dall’Italia a Bruxelles il confronto sul futuro delle politiche europee

Portare al centro dell’agenda europea il ruolo strategico degli appalti pubblici come leva di politica economica, ambientale e sociale. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Buying European and Sustainable is Good Value for Public Money”, in programma il 13 gennaio al Parlamento europeo, promossa da Fondazione Ecosistemi nell’ambito della campagna BESA – Buy European and Sustainable Act, in collaborazione con l’eurodeputato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Gruppo S&D al Parlamento europeo. L’incontro si inserisce nel percorso “Venti di GPP, verso Compraverde 20”, che accompagna il dibattito europeo fino alla prossima edizione del Forum Compraverde Buygreen.

Università Agrarie, confronto riuscito sulla riforma: a Canale Monterano si accelera verso gli Stati Generali 2026

Università Agrarie, confronto riuscito sulla riforma: a Canale Monterano si accelera verso gli Stati Generali 2026

Una partecipazione ampia e qualificata ha segnato la tavola rotonda che il 5 dicembre ha riunito a Canale Monterano istituzioni, accademia ed enti territoriali per discutere il futuro dei domini collettivi e delle Università Agrarie. Il confronto ha evidenziato l’urgenza di aggiornare il quadro normativo – a partire dalla L. 168/2017 – e di rafforzare strumenti e governance per una gestione sostenibile ed efficace dei beni collettivi. L’incontro, accolto con forte interesse dai rappresentanti delle Università Agrarie del Lazio, conferma la necessità di un percorso condiviso verso gli Stati Generali del 2026.

Verso gli Stati Generali delle Università Agrarie: a Canale Monterano il confronto su una possibile riforma delle regole e sul futuro della governance collettiva

Verso gli Stati Generali delle Università Agrarie: a Canale Monterano il confronto su una possibile riforma delle regole e sul futuro della governance collettiva

Le Università Agrarie tornano al centro di un percorso di confronto nazionale dedicato al futuro dei beni collettivi. Il 5 dicembre 2025, a Canale Monterano, istituzioni, enti locali, mondo accademico e realtà territoriali si riuniranno per discutere la revisione delle leggi costitutive, il rafforzamento della governance e il ruolo delle comunità nella gestione sostenibile del patrimonio agro-silvo-pastorale.
L’incontro, parte del programma “Venti di GPP, verso Compraverde +20”, rappresenta una tappa cruciale verso gli Stati Generali del 2026.