Cinema e sostenibilità: come cambiare le modalità di fruizione dell’evento-film?

8 Luglio 2021

Con la riapertura dei cinema, attività tra le più colpite dalla pandemia per l’impossibilità di ospitare pubblico in un luogo chiuso, un tema da mettere sotto  riflettori  è anche quello della loro sostenibilità ambientale. Sono molti, infatti, i motivi che spingono a considerare quella della proiezione cinematografica come un’attività che presta il fianco a un maggiore impatto e spreco.

Il contesto

Per renderci conto delle dimensioni della problematica, è utile sapere che in Italia (dati Anec 2019) esistono 1.222 cinema con 3-542 sale e oltre 97 milioni e 500mila presenze l’anno. Questo significa che il consumo di energia, il consumo idrico, quello della carta, il rilascio di sostanze chimiche e la produzione di rifiuti, oltre allo spreco di cibo venduto nei cinema, assumono una rilevanza da non sottovalutare.

I numeri

Con un consumo stimato di 10 litri a persona ogni anno, sono 975.869 i metri cubi di acqua sanitaria utilizzata ogni anno. Per quanto riguarda la produzione di anidride carbonica per la produzione dei biglietti cartacei e dei manifesti dei film, si arriva a 856 tonnellate. Per non parlare del consumo degli imballaggi e della gestione dei rifiuti, con 2.573 tonnellate di anidride carbonica prodotta per la realizzazione. Lo spostamento da e verso i cinema, inoltre, comporta la produzione di 65.383 tonnellate di Co2 a causa dell’utilizzo di auto privata e mezzi pubblici (con uno sbilanciamento importante verso la prima, circa l’80%). In pratica, per assorbire tutta l’anidride prodotta in un anno, ci vorrebbero 7.000 ettari di bosco, il che significa che sono 70.000 le tonnellate di Co2 prodotte ogni dodici mesi.

L’SGA (Sistema di Gestione Ambientale)

Per questo assume vitale importanza che le sale cinematografiche realizzino un Sistema di Gestione Ambientale, ovvero un piano per abbassare l’impatto dei cinema tramite una serie di azioni di politica ambientale, pianificate e adeguatamente comunicate. I vantaggi sono sicuramente quelli della riduzione dei rischi di impatto ambientale associati alla gestione, seguita dal miglioramento dell’efficacia di una gestione sostenibile, valorizzazione dell’immagine e miglioramento della reputazione dell’industria del cinema, crescita sostenibile e spinta all’innovazione nella catena di fornitura, supporto a partner o sponsor per il raggiungimento dei propri obiettivi di sostenibilità e tutela della biodiversità e dell’ambiente.

Come fare?

Tra alcuni dei passi da mettere in campo c’è sicuramente quello di ridurre la carta, per esempio digitalizzando in toto i biglietti di ingresso e il materiale informativo, adottare la modalità fronte/retro per tutto il materiale da produrre, scegliere una tipografia a basso impatto ambientale. Importante sarebbe anche promuovere l’utilizzo dei mezzi pubblici, dell’attività pedonale e ciclabile, del car e bike sharing per raggiungere il cinema, magari allestendo parcheggi ad hoc (rastrelliere) e installando colonnine per la ricarica dei mezzi elettrici a ridosso delle sale. Per quanto riguarda la somministrazione di cibo e bevande, un passo importante sarebbe quello di utilizzare sistemi di free beverage, quindi imballaggi zero e implementare il processo di riciclaggio dei rifiuti, qualora non fosse possibile servire le bevande in contenitori di vetro, favorendone la separazione e avviandoli al riciclaggio.

Quando, auspicabilmente, le sale cinematografiche potranno tornare a ospitare il pubblico senza restrizioni in tutta sicurezza, sarebbe una successo poterlo fare anche con una nuova mentalità in materia di sostenibilità, in linea con i criteri ambientali minimi stabiliti per le attività culturali dal progetto europeo “GreenFEST”, come già numerosi eventi hanno iniziato a fare, vedi il Roma Europa Festival e tutti i partner della rete I-Jazz, ovvero 63 festival di musica jazz che hanno sposato in pieno la sostenibilità ambientale.

 

Social media

News

La domanda pubblica può cambiare l’Europa? Vent’anni di Green Public Procurement e una nuova stagione per le politiche industriali

La domanda pubblica può cambiare l’Europa? Vent’anni di Green Public Procurement e una nuova stagione per le politiche industriali

Vent’anni di Green Public Procurement hanno trasformato la spesa pubblica in una leva capace di orientare mercati, filiere e modelli di sviluppo. Oggi, in un contesto europeo in rapida evoluzione, la domanda pubblica torna al centro come strumento strategico per rafforzare competitività, resilienza e autonomia industriale, contribuendo in modo concreto alla transizione ecologica. Una trasformazione che ridefinisce il ruolo delle amministrazioni pubbliche, sempre più chiamate a guidare il cambiamento attraverso le proprie scelte di acquisto.

Premio Compraverde Buygreen 2026: candidature prorogate al 28 aprile

Premio Compraverde Buygreen 2026: candidature prorogate al 28 aprile

Le candidature per il Premio Compraverde Buygreen 2026 sono state prorogate al 28 aprile 2026. La decisione è stata adottata a seguito delle numerose richieste ricevute da amministrazioni, imprese e organizzazioni, che hanno segnalato la necessità di disporre di più tempo per la preparazione delle candidature. La proroga consentirà una partecipazione più ampia e la valorizzazione di esperienze di qualità nel campo del Green Public Procurement, nell’ambito della 20ª edizione del Forum Compraverde Buygreen.

Forum Compraverde 2026: il 27 e 28 maggio a Roma la 20ª edizione degli Stati Generali degli acquisti verdi

Forum Compraverde 2026: il 27 e 28 maggio a Roma la 20ª edizione degli Stati Generali degli acquisti verdi

Il 27 e 28 maggio 2026 torna a Roma, negli spazi di WeGil, il Forum Compraverde Buygreen, principale appuntamento nazionale ed europeo dedicato al Green Public Procurement (GPP) e alle politiche di acquisto sostenibile, promosso dalla Fondazione Ecosistemi. L’edizione 2026 segna un passaggio simbolico e sostanziale: la ventesima edizione degli Stati Generali degli acquisti verdi, in una fase cruciale per l’Europa, impegnata nella revisione della Direttiva Appalti e nella ridefinizione delle proprie politiche industriali e climatiche. Il concept 2026 si traduce in due giornate, venti eventi tematici e venti soluzioni concrete: un atlante operativo della transizione, non una semplice rassegna di convegni.