Public procurement e politica industriale

3 Agosto 2016

Il public procurement come strumento di politica industriale in tempi di crisi.

Vi segnaliamo questo interessante articolo sul GPP pubblicato dal giornale  “Menabò di Etica e Economia”.

Due giovani economisti – Dario Guarascio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Università La Sapienza di Roma e Francesco Crespi professore di Economia a Roma Tre – hanno evidenziato, in un recente programma di ricerca, quanto sia importante e sottovalutato lo strumento dell’acquisto diretto di beni e servizi da parte della Pubblica  Amministrazione, utile per stimolare il livello di attività economica, creare occupazione e favorire l’innovazione ecologica di prodotto, orientando l’economia in specifici settori e produzioni.

Se ne parlerà nella seduta di apertura del Forum CompraVerde-BuyGreen, il 13 Ottobre 2016, al quale parteciperanno ministri dell’ambiente di paesi europei, presidenti di regioni italiane, sindaci ed esponenti del mondo dell’economia.

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Oltre 15 organizzazioni europee, hanno inviato una lettera congiunta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen con un messaggio chiaro: usiamo gli appalti pubblici alimentari per fornire cibo più sostenibile e più sano! Le organizzazioni chiedono di definire chiaramente le aree per il futuro sviluppo di criteri minimi obbligato per l’acquisto di alimenti sostenibili e, in particolare, di includere 4 standard minimi strategici.

Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici: approvazione tra applausi e critiche

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Dopo sei lunghi anni l’Italia ha il suo Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC). Con decreto firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin lo scorso 21 dicembre (il n. 434) e ufficializzato il 2 gennaio 2023, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica pone una prima pietra sui processi di adattamento al cambiamento climatico in un Paese che gli scienziati considerano un hotspot climatico. Ecco cosa ne pensano gli ambientalisti.

Green hushing e transizione ecologica: quando il silenzio sulla sostenibilità aziendale non è l’alternativa

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Da un lato c’è il greenwashing, la tendenza di molte aziende di autoproclamarsi sensibili ai temi ambientali quando in realtà non lo sono. Dall’altro il green hushing, l’intenzione di mantenere segreti obiettivi e risultati di sostenibilità, anche quando sono plausibili, per paura di essere accusati di greenwashing o per paura che altri possano imitare le stesse buone pratiche. In entrambi i casi il silenzio comporta conseguenze tutt’altro che positive.