Green Deal unica strada per rilancio industria e lavoro. Al via il Forum Compraverde 2025

13 Maggio 2025

Il Mediterraneo si sta scaldando a una velocità dodici volte superiore alla media globale. È un dato allarmante del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici che pone l’Italia al centro di una sfida epocale: con 351 eventi meteorologici estremi registrati nel solo 2024 – +485% rispetto al 2015 – il nostro Paese non può permettersi passi falsi. Il cambiamento climatico è già qui, e colpisce con forza crescente territori, comunità e imprese.

In questo contesto, rallentare o abbandonare il Green Deal europeo (iniziativa della Commissione Europea lanciata nel dicembre 2019 con l’obiettivo di rendere l’Unione il primo continente a emissioni zero entro il 2050) non è un’opzione: sarebbe una follia, oltre che un suicidio industriale. L’urgenza non è solo ambientale, ma anche economica e sociale: serve una transizione ecologica efficace, giusta, concreta. Una transizione che non lasci indietro nessuno – né lavoratori, né piccole imprese – e che trasformi la sfida ambientale in un’opportunità di rilancio per l’industria europea.

È questo il cuore della proposta di Fondazione Ecosistemi con il Buy European and Sustainable Act (BESA) che domani, 14 maggio, darà il via al Forum Compraverde: un’iniziativa concreta, pragmatica e fondata sui dati, che mira a trasformare la spesa pubblica europea in un motore di decarbonizzazione, innovazione industriale e occupazione verde.

Green Public Procurement: una leva potente, ma ancora sottoutilizzata

Gli appalti pubblici rappresentano circa il 15% del PIL europeo. Integrare criteri ambientali vincolanti nei bandi pubblici – il cosiddetto Green Public Procurement (GPP) – significa influenzare in modo determinante le scelte del mercato, orientando la produzione verso beni e servizi più sostenibili, locali e innovativi. Secondo uno studio di  una rete di organizzazioni internazionali sostenute da European Cimate Foundation, tra cui Fondazione Ecosistemi, l’adozione su larga scala del BESA in Italia potrebbe: tagliare ogni anno 2,2 milioni di tonnellate di CO, rilocalizzare 8 miliardi di euro verso attività industriali virtuose, creare oltre 31.000 nuovi posti di lavoro a basso impatto ambientale. Si tratta di un impatto concreto, non solo auspicabile: il GPP è riconosciuto da anni dalla Commissione Europea come uno degli strumenti più efficaci per decarbonizzare settori ad alta intensità di emissioni – come edilizia, trasporti, agroalimentare – e accelerare la transizione.

Una rete per misurare l’impatto e contare in Europa

Per sostenere il BESA e rafforzare la posizione italiana nel negoziato europeo, Fondazione Ecosistemi lancia la rete delle pubbliche amministrazioni per gli acquisti pubblici europei e sostenibili. L’obiettivo è costruire una banca dati solida e condivisa sugli effetti concreti del Green Public Procurement in Italia: emissioni evitate, occupazione creata, innovazione attivata. Oggi, infatti, i dati sono raccolti in modo frammentato, rendendo difficile dimostrare con numeri alla mano il valore della strategia italiana.

L’Italia ha gli strumenti. Serve ora un salto di qualità

L’Italia è stato il primo Paese in Europa a rendere obbligatori i CAM – Criteri Ambientali Minimi – negli appalti pubblici (dal 2016). Oggi, oltre il 60% delle stazioni appaltanti li applica e la conoscenza del GPP è quasi universale. Ma, come sottolinea Fondazione Ecosistemi, serve passare dai principi generali ai numeri: soglie emissive misurabili, contenuto europeo minimo nei beni acquistati, criteri geografici e ambientali chiari. L’analisi condotta su oltre 100 Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) in settori chiave offre un quadro dettagliato della situazione: Acciaio: L’Italia produce acciaio prevalentemente con forni elettrici, spesso alimentati da fonti rinnovabili, con intensità emissive comprese tra 0,57 e 3,5 tCO₂/t. Tuttavia, nessuna produzione nazionale rispetta ancora la soglia di eccellenza climatica di 0,5 tCO/t indicata dallo studio Carbone 4. Alluminio: La produzione nazionale, tutta da riciclo, mostra valori generalmente sotto i 4 tCO₂/t. È un settore già competitivo dal punto di vista ambientale. Cemento: Le emissioni vanno da 0,48 a 1,35 tCO₂/t, con poche produzioni vicine alla soglia di 0,45 tCO₂/t. Serve innovazione urgente, soprattutto per ridurre il contenuto di clinker. Veicoli: Il contenuto europeo è superiore all’85%, ma manca un sistema di tracciabilità affidabile e l’utilizzo di materiali a bassa emissione di carbonio è ancora marginale. Fonti rinnovabili: I moduli fotovoltaici installati in Italia provengono per l’85–90% da Paesi extra-UE; per l’eolico il contenuto europeo è tra il 40% e il 50%. Ristorazione collettiva: Settore virtuoso. Il 69% delle stazioni appaltanti applica già il CAM, e molti enti locali hanno introdotto pasti vegetali, con una riduzione delle emissioni superiore al 30%.

Nasce la rete per gli acquisti pubblici sostenibili in Europa

Per rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa e costruire una base solida di evidenze, Fondazione Ecosistemi lancia la Rete delle Pubbliche Amministrazioni per il BESA che avrà due obiettivi fondamentali: Condividere esperienze e buone pratiche tra enti pubblici italiani ed europei, Raccogliere dati misurabili sull’impatto del GPP in termini economici, ambientali e occupazionali, oggi ancora raccolti in modo frammentario e non confrontabile.

Solo se possiamo misurare il cambiamento, possiamo difenderlo e ampliarlo. – sottolinea Silvano Falocco, direttore di Fondazione Ecosistemi. – Servono numeri per incidere nel negoziato europeo e dimostrare che una transizione equa è già possibile. Il Buy European and Sustainable Act non è un esercizio teorico. È uno strumento operativo, pensato per affrontare le debolezze del sistema europeo di rendicontazione – oggi composto da oltre 1.100 voci, spesso troppo complesse per PMI e PA – e per dare risposte tangibili a cittadini, imprese e territori. L’Italia ha già mostrato di poter essere un laboratorio avanzato di transizione. Ora deve diventare voce guida in Europa, superando la retorica e offrendo soluzioni che siano realistiche, eque e ambiziose”.

 

Social media

News

Al via le candidature per il Premio Compraverde Buygreen 2026

Al via le candidature per il Premio Compraverde Buygreen 2026

Sono aperte le candidature per il Premio Compraverde Buygreen 2026, il riconoscimento che da vent’anni valorizza le migliori pratiche di Green Public Procurement in Italia e in Europa.
Il Premio accompagna la 20ª edizione del Forum Compraverde Buygreen e si rivolge a pubbliche amministrazioni, imprese e organizzazioni impegnate nell’integrazione di criteri ambientali e sociali negli appalti pubblici.
Anche per il 2026, la partecipazione è aperta a livello europeo, con l’obiettivo di valorizzare esperienze capaci di contribuire concretamente alla transizione ecologica.
I bandi sono disponibili online fino a giovedì 16 aprile 2026.

Appalti pubblici e Green Deal: dall’Italia a Bruxelles il confronto sul futuro delle politiche europee

Appalti pubblici e Green Deal: dall’Italia a Bruxelles il confronto sul futuro delle politiche europee

Portare al centro dell’agenda europea il ruolo strategico degli appalti pubblici come leva di politica economica, ambientale e sociale. È questo l’obiettivo dell’iniziativa “Buying European and Sustainable is Good Value for Public Money”, in programma il 13 gennaio al Parlamento europeo, promossa da Fondazione Ecosistemi nell’ambito della campagna BESA – Buy European and Sustainable Act, in collaborazione con l’eurodeputato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Gruppo S&D al Parlamento europeo. L’incontro si inserisce nel percorso “Venti di GPP, verso Compraverde 20”, che accompagna il dibattito europeo fino alla prossima edizione del Forum Compraverde Buygreen.

Università Agrarie, confronto riuscito sulla riforma: a Canale Monterano si accelera verso gli Stati Generali 2026

Università Agrarie, confronto riuscito sulla riforma: a Canale Monterano si accelera verso gli Stati Generali 2026

Una partecipazione ampia e qualificata ha segnato la tavola rotonda che il 5 dicembre ha riunito a Canale Monterano istituzioni, accademia ed enti territoriali per discutere il futuro dei domini collettivi e delle Università Agrarie. Il confronto ha evidenziato l’urgenza di aggiornare il quadro normativo – a partire dalla L. 168/2017 – e di rafforzare strumenti e governance per una gestione sostenibile ed efficace dei beni collettivi. L’incontro, accolto con forte interesse dai rappresentanti delle Università Agrarie del Lazio, conferma la necessità di un percorso condiviso verso gli Stati Generali del 2026.