Un unico Regolamento al posto delle tre direttive del 2014, più peso alla qualità e nuove disposizioni per gli acquisti verdi. La proposta presentata il 9 settembre apre ora il negoziato europeo sulle future regole del procurement pubblico.
La Commissione europea ha presentato il 9 settembre 2026 la proposta di nuovo Regolamento sui contratti pubblici e le concessioni, avviando una profonda revisione del quadro normativo europeo degli appalti. Il testo punta a sostituire le tre direttive del 2014 – appalti pubblici, settori speciali e concessioni – con un unico Regolamento direttamente applicabile negli Stati membri, con l’obiettivo di semplificare e rendere più coerente l’attuale sistema.
La riforma interviene però anche sul ruolo attribuito alla domanda pubblica. Con una spesa pari a circa il 15% del PIL dell’Unione, gli appalti vengono indicati dalla Commissione come una leva strategica per orientare gli investimenti e contribuire agli obiettivi economici, ambientali e sociali europei. Tra le novità più rilevanti c’è il maggiore peso attribuito alla qualità nella valutazione delle offerte. La proposta introduce il principio del “best quality for public money” e prevede, come regola generale, l’aggiudicazione sulla base del miglior rapporto qualità-prezzo, con almeno il 30% del punteggio riservato agli elementi qualitativi, quota che sale al 50% per i contratti ad alta intensità di manodopera.
Per il Green Public Procurement, il testo introduce basi giuridiche più chiare per requisiti legati all’economia circolare, all’efficienza energetica e agli acquisti verdi, prevedendo anche la possibilità di stabilire requisiti ambientali obbligatori per determinate categorie. Sul versante sociale trovano spazio, tra gli altri, accessibilità, parità di genere, condizioni di lavoro dignitose e contrattazione collettiva. Un altro elemento riguarda il passaggio dai criteri alla loro effettiva applicazione. La proposta prevede infatti che gli Stati membri monitorino anche l’adozione dei criteri ambientali, sociali e di innovazione nei propri sistemi di procurement, rendendo pubblici annualmente i risultati.
Nel nuovo quadro trova spazio anche una disciplina della preferenza europea, collegata agli obiettivi di sicurezza economica, resilienza delle filiere e autonomia strategica dell’Unione. Alle condizioni previste dalla proposta, i committenti potranno escludere determinate offerte o applicare preferenze nella valutazione a favore di beni e operatori dell’Unione o di Paesi coperti dagli accordi internazionali.
Il testo presentato dalla Commissione non costituisce ancora il nuovo quadro normativo europeo: la proposta dovrà ora essere esaminata e negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio e potrà quindi essere modificata nel corso dell’iter legislativo. Per il Green Public Procurement si apre così una nuova fase del confronto europeo, che definirà quale spazio avranno concretamente criteri ambientali e sociali, qualità e procurement strategico nelle future regole sugli appalti pubblici.




