Glossario
AALBORG COMMITTMENTS (CARTA DI IMPEGNI DI AALBORG)
La Carta di Impegni ( Aalborg Committments è un documento, redatto nel corso della conferenza Aalborg + 10-ispirare il futuro ( a cui erano presenti 118 Autorità Locali europee, 37 Amministrazioni pubbliche italiane), che individua temi e concreti obiettivi di sostenibilità e conseguenti azioni (strumenti) a livello locale che permettano di trovare le priorità più adeguate alla situazione e alle esigenze locali, tenendo in opportuna considerazione l’impatto globale.
I temi della Carta di Impegni di Aalborg sono i seguenti dieci:
1) Governance (rafforzare i nostri processi decisionali tramite una migliore democrazia partecipatoria) .
2) Gestione locale per la sostenibilità (mettere in atto cicli di gestione efficienti, dalla loro formulazione alla loro implementazione e valutazione)
3) Risorse naturali comuni (assumerci la piena responsabilità per la protezione, la conservazione e la disponibilità per tutti delle risorse naturali comuni)
4) Consumo responsabile e stili di vita (adottare e incentivare un uso prudente ed efficiente delle risorse, incoraggiando un consumo e una produzione sostenibili)
5) Pianificazione e progettazione urbana (svolgere un ruolo strategico nella pianificazione e progettazione urbane)
6) Migliore mobilità, meno traffico (riconoscere l’interdipendenza di trasporti, salute e ambiente e impegno a promuovere scelte di mobilità sostenibili)
7) Azione locale per la salute (proteggere e promuovere la salute ed il benessere dei nostri cittadini)
8) Economia locale sostenibile (creare ed assicurare una vivace economia locale, che promuova l’occupazione senza danneggiare l’ambiente)
9) Equità e giustizia sociale (costruire comunità solidali e aperte a tutti)
10) Da una politica locale ad una politica globale (farsi carico delle responsabilità per conseguire pace, giustizia, equità, sviluppo sostenibile e protezione del clima per tutto il pianeta).
L’area tematica che prevede il Green Public Procurement è l’Area 4, i cui sottotemi sono:
- Prevenire e ridurre la produzione dei rifiuti e incrementare il riuso e il riciclaggio;
- Gestire e trattare i rifiuti secondo le migliori prassi standard;
- Evitare i consumi superflui e migliorare l’efficienza energetica;
- Ricorrere a procedure di appalto sostenibili;
- Promuovere attivamente una produzione e un consumo sostenibili, con particolare riferimento a prodotti eco-certificati e del commercio equo e solidale.
AGENDA 21
E' il principale documento sottoscritto alla Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo (UNCED), tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992; il documento, di 800 pagine, sintetizza le azioni specifiche e le strategie che i 183 paesi firmatari s'impegnano ad attuare per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Agenda 21 letteralmente significa "le azioni da promuovere e realizzare nel 21°secolo". Il documento Agenda 21 affronta temi che vanno dalla demografia al commercio, dal trasferimento delle tecnologie alle istituzioni internazionali, dallo sviluppo rurale alla protezione degli oceani ecc indicando per ciascuno di loro linee d'azione che, sebbene non vincolanti sul piano legale, riflettono il consenso sostanziale dei partecipanti al Summit di Rio. Tale consenso va verso un modello di "sviluppo sostenibile" più attento alla qualità della vita e capace di mantenere un equilibrio stabile fra l’uomo e l’ecosistema, il cui patrimonio di risorse naturali e biologiche deve essere preservato per il bene delle future generazioni.
AGENDA 21 LOCALE
Un Agenda Locale può essere descritta come uno sforzo comune, all’interno di un territorio, per raggiungere il massimo del consenso tra tutti gli attori sociali riguardo la definizione e l’attuazione di un piano di azione ambientale che guardi al XXI° secolo. Il concetto di Agenda 21 Locale si riferisce dunque sia al processo di definizione degli obiettivi ambientali che al processo di costruzione delle condizioni per metterli in pratica: consenso, interesse, sinergie, risorse umane e finanziarie. Un’Agenda 21 Locale deve quindi definire la propria filosofia di fondo, le strategie, gli obiettivi, gli strumenti, le azioni, i criteri e i metodi di valutazione dei risultati. Nello stesso tempo l’Agenda 21 Locale deve essere un processo partecipativo e democratico che coinvolga tutti i settori nella sua definizione e attuazione.
In sintesi si può dire che i principali elementi o fasi che costituiscono il processo di costruzione dell’Agenda 21 Locale sono:
- l'attivazione del Forum: tutti gli interessi e i poteri coinvolti a livello locale vengono coordinati all’interno di un Forum che ha il compito di orientare il processo di elaborazione dell'Agenda 21 e di monitorarne l'applicazione;
- la consultazione permanente: l’avvio di un processo di consultazione della comunità locale allo scopo di individuarne i bisogni, di definire le risorse che ogni parte può mettere in gioco, di individuare i potenziali conflitti da gestire tra interessi diversi;
- l’Audit urbano e la redazione del Rapporto sullo Stato dell’Ambiente: la raccolta di tutti i dati di base sull’ambiente fisico, sociale ed economico. Un vero e proprio Audit urbano che serva a costruire, attraverso indicatori ambientali, il Rapporto sullo stato dell’ambiente su cui si svilupperà la discussione per la redazione dell’Agenda 21 Locale. Anche questa fase va verificata e costruita con il contributo del Forum;
- i Target: la definizione di obiettivi, quanto più concreti o addirittura quantificabili, da associare a precise scadenze temporali;
- il Piano di Azione Ambientale: il programma di azioni concrete necessarie per raggiungere gli obiettivi adottati, complete della definizione degli “attori” che saranno responsabili per la loro attuazione, delle risorse finanziarie, degli strumenti di supporto;
- il Reporting: il mantenimento di procedure di controllo permanente sull’attuazione e sull’efficacia del Piano di azione. La redazione periodica di rapporti che individuino i miglioramenti e i peggioramenti della situazione ambientale e che servano a suggerire eventuali aggiustamenti del Piano di azione.
AGRICOLTURA BIOLOGICA
Modalità di produzione basata sull'adozione di tecniche di coltivazione e di allevamento a basso impatto ambientale. I prodotti che si ottengono sono sani, ad alto valore nutrizionale ed esenti da contaminazione, provenienti da aziende polifunzionali ed ottenuti cercando di ridurre al minimo l'utilizzo di energie ausiliarie, se non quelle previste dal Reg. CEE 2092/91.
ANALISI AMBIENTALE INIZIALE
E’ il primo passo per la valutazione, il controllo e miglioramento delle performance ambientali di una organizzazione, ed è uno strumento di analisi che consente di identificare i fattori di impatto associati alle attività produttive e/o di servizio ed orientare la conseguente scelta di strumenti di valutazione più approfonditi.
ANALISI DELL’INVENTARIO (LCA)
Questa fase identifica e quantifica i dati provenienti dall'ambiente che entrano nel sistema di prodotto, e le emissioni e i rifiuti solidi che il sistema scarica nell'ambiente. L'analisi calcola l'ammontare in dettaglio dei materiali e il bilancio energetico relativo a tutto il sistema identificato nella fase precedente. Il risultato dell'analisi è una Tabella dell'Inventario che mostra tutti gli usi delle risorse le emissioni associate all'Unità Funzionale, comprese, ad esempio, tutte le sostanze e i composti chimici utilizzati. I dati raccolti sono distinti in 3 categorie:
- Dati Primari (provenienti da rilevamenti diretti)
- Dati Secondari ( ricavati dalla Letteratura come data base e da altri studi) - Dati Terziari (provenienti da stime e da valori medi).
ANIDRIDE CARBONICA (CO2)
L’anidride carbonica è un gas incolore, inodore e insapore, più pesante dell’aria, che si forma in tutti i processi di combustione, respirazione, decomposizione di materiale organico, per ossidazione totale del carbonio. E’ indispensabile alla vita vegetale (Fotosintesi clorofilliana) ed è praticamente inerte. La CO2 è trasparente alla luce solare, ma assorbe le radiazioni infrarosse emesse dalla superficie terrestre, determinando il cosiddetto "effetto serra". Variazioni di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, dovute a varie attività antropiche (combustione, deforestazione), determinano nel tempo (anidride solforosa).
ANIDRIDE SOLFOROSA (SO2)
Gas presente nelle emissioni provenienti dall’uso di combustibili contenenti zolfo, usualmente derivati dal petrolio o dal carbone. Gran parte dei processi di raffinazione del petrolio è finalizzata alla riduzione del contenuto di zolfo nei combustibili. Elevate concentrazioni di SO2 in aria possono determinare le cosiddette “piogge acide” che provocano danni alle foreste, come ad esempio in quelle del centro e nord Europa.
ASPETTO AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Elemento delle attività, prodotti o servizi di una organizzazione che può interagire con l’ambiente Nella norma ISO 140001 l’organizzazione deve stabilire e mantenere una procedura per individuare gli aspetti ambientali che può tenere sotto controllo.
ASPETTO AMBIENTALE INDIRETTO (nel sistema di gestione ambientale)
Aspetti ambientali sui quali l’organizzazione non ha un controllo oppure che si verificano lontano dall’organizzazione.
AUDIT AMBIENTALE
Per audit si intende l’insieme delle attività svolte secondo apposita procedura, che consente una valutazione sistematica, documentata, periodica e obiettiva dell’efficienza dell’organizzazione e del sistema di gestione della sicurezza e dell’ambiente, anche mediante la verifica della corretta attuazione delle politiche e delle procedure operative aziendali, la verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati e l’individuazione di eventuali azioni correttive. Audit ambientali o di sicurezza possono essere svolte sia da verificatori interni all’azienda, sia da esterni, quali società di consulenza accreditate per il rilascio della certificazione o da verificatori accreditati dall’Unione europea.AUDITOR
Individuo o gruppo di lavoro, appartenente al personale dell’impresa o esterno ad essa, che opera per conto della direzione generale dell’impresa, in possesso individualmente o collettivamente, delle competenze riportate nell’allegato II del regolamento comunitario EMAS, punto C o delle qualifiche richieste dai vari istituti di certificazione delle norme ISO. Vedi anche verificatore ambientale
AUTODICHIARAZIONI AMBIENTALI (ETICHETTE DI TIPO II)
Le etichette di Tipo II sono etichette ecologiche che riportano auto-dichiarazioni ambientali da parte di produttori, importatori o distributori di prodotti, senza che vi sia l’intervento di un organismo indipendente di certificazione. Si tratta di etichette private, che fanno capo a ONG, gruppi industriali o associazioni di soggetti interessati ad una specifica attività. Tra queste vi sono le etichette relative ai sistemi di certificazione forestale, come il sistema FSC (Forest Stewardship Council – Consiglio di gestione forestale) o il sistema PEFC (Pan European Forest Certification – Certificazione forestale paneuropea), le etichette biologiche come il sistema IFOAM, o le etichette multicriterio come l’etichetta svedese “Bra miljoval”. In base alla loro accessibilità e al modo in cui vengono adottati, questi sistemi di etichettatura possono o meno conformarsi alle linee guida relative alle pertinenti etichette ambientali per gli appalti pubblici come indicato sopra.
AUTORIZZAZIONE AMBIENTALE INTEGRATA
Provvedimento che autorizza l'esercizio di un impianto o di parte di esso, a condizione che venga garantita la conformità dell’impianto ai requisiti richiamati dallo stesso provvedimento. Un'autorizzazione integrata ambientale ha efficacia per uno o più impianti o parti di essi, purché localizzati sullo stesso sito e gestiti dal medesimo gestore.
BEST AVAILABLE TECHNOLOGY (BAT)
La più efficiente ed avanzata tecnologia, industrialmente disponibile ed applicabile in condizioni tecnicamente valide, in grado di garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso. E’ interessante notare come, nella Direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e la riduzione integrata dell’inquinamento, rientrino in questa definizione anche le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e dismissione di un impianto. L’applicazione della migliore tecnologia disponibile per la riduzione e l’abbattimento dell’inquinamento generato dall’esercizio di un impianto è la base sulla quale il legislatore fissa i valori limite di emissione degli inquinanti.
BIOFILTRO
Sistema di filtraggio di liquidi o di gas, che sfrutta l’attività di microrganismi immobilizzati su una struttura di supporto.BIOGAS
Formazione di gas, per fermentazione anaerobica in presenza di microrganismi (batteri acidogeni, batteri acetogeni e metanobatteri) di rifiuti industriali e agricoli o fanghi dei trattamenti delle acque urbane, il metano contenuto nel biogas può essere utilizzato per la produzione di energia.
BIOLOGICAL OXYGEN DEMAND (BOD)
Indica il contenuto di sostanza organica biodegradabile, presente negli scarichi idrici, espresso in termini di quantità di ossigeno necessario alla degradazione da parte di microrganismi in un test della durata di cinque giorni. Il parametro rappresenta un indicatore del potenziale di riduzione dell’ossigeno disciolto nei corpi idrici ricettori degli scarichi con possibili effetti ambientali negativi.
BOD 5
Domanda Biochimica di Ossigeno; pari alla quantità di ossigeno necessaria ai batteri per ossidare in 5 giorni e alla temperatura di 20° C. le sostanze organiche presenti nell'acqua.
BS 7750
Lo standard BS 7750 venne emanato dalla British Standard Institution nel 1992. Contiene una specifica per l’adozione di un sistema di gestione ambientale che assicuri e documenti la conformità delle azioni aziendali a politiche e obiettivi ambientali definiti.Lo standard BS 7750 ha costituito la traccia per la emanazione successiva (1993) del Regolamento EMAS ed è oggi sostituito dalle norme della serie ISO 14000.
BUCO DELL’OZONO
Diminuzione della concentrazione di ozono nello strato superiore dell’atmosfera. Tale strato protegge la Terra dalle radiazioni solari nocive.CAMBIAMENTI CLIMATICI
Qualsiasi cambiamento di clima attribuito direttamente o indirettamente ad attività umane, il quale altera la composizione dell'atmosfera mondiale e si aggiunge alla variabilità naturale del clima osservata in periodi di tempo comparabili.
CATEGORIE DI INTERVENTO DEL PAN GPP
Sono state individuate 11 categorie rientranti nei settori prioritari di intervento per il GPP:
a) arredi
b) edilizia (edifici, strate)
c) gestione dei rifiuti
d) servizi urbani e al territorio (gestione verde pubblico, arredo urbano)
e) servizi energetici (illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, segnaletica)
f) elettronica
g) prodotti tessile e calzature
h) cancelleria
i) ristorazione (servizio mensa e fornitura alimenti)
j) servizi di gestione degli edifici (pulizia e materiali per l’igiene)
k) trasportiCEPA
Le attività e le spese per la “protezione dell’ambiente” oggetto del conto EPEA sono classificate secondo la classificazione internazionale CEPA 2000 (Classification of Environmental Protection Activities and expenditure). Adottata come standard di riferimento dalle Nazioni unite, l’OCSE, l’Unione europea, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, la CEPA è anche recepita nell’ambito della più ampia classificazione delle funzioni della pubblica amministrazione COFOG (Classification Of Functions Of Government)1, adottata nell’ambito del regolamento comunitario sul Sistema europeo dei conti SEC95. A livello nazionale inoltre, da alcuni anni, a seguito della riforma del bilancio dello Stato (L. 94/1997), la COFOG è recepita nell’ambito del Rendiconto Generale dell’Amministrazione dello Stato ai fini della classificazione dei capitoli di spesa per funzione-obiettivo. L’elenco completo delle voci della CEPA2000 (1, 2 e 3 digit) è riportato nel successivo Prospetto 3.
Per la descrizione del contenuto di ciascuna voce si rinvia a:
- Eurostat (2002), “SERIEE Environmental Protection Expenditure Accounts - Compilation guide”, Luxembourg;
- Istat - Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (2007), “Il calcolo della spesa pubblica per la protezione dell’ambiente. Linee guida per riclassificare i rendiconti delle amministrazioni pubbliche”, Istat, Collana Metodi e Norme n. 33/2006.
Clicca qui per visualizzare la classificazione CEPA2000.
CERTIFICATI BIANCHI
I Titoli di Efficienza Energetica (TEE), denominati anche “Certificati Bianchi”, rappresentano il meccanismo di incentivazione del risparmio energetico entrato in vigore dal 1 gennaio 2005. I Certificati Bianchi sono una risposta efficace agli impegni che l’Italia ha assunto con la ratifica del protocollo di Kyoto: essi sono associati ad un programma che porterà ad un incremento dell’efficienza energetica negli usi finali. I Certificati Bianchi sono emessi dal Gestore del Mercato Elettrico a favore dei soggetti, obbligati o volontari, che hanno conseguito i risparmi energetici previsti, quali le ESCO (Energy Service Company) e i principali distributori di energia elettrica e gas. L’emissione dei titoli è certificata dall’AEEG, che controlla e verifica la realizzazione dei progetti in conformità con regole e decreti definiti dall’Autorità stessa. La compravendita dei TEE avviene tramite accordi bilaterali o sulla piattaforma organizzata dal GME.
CERTIFICATI VERDI
A partire dal 2002, secondo quanto previsto dal D.M. 79/99, produttori ed importatori hanno l'obbligo di immettere una quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili pari al 2% dell'energia convenzionale prodotta o importata nel 2001. In tale quadro si inserisce il cosiddetto \mercato dei certificati verdi", in cui la domanda sarà definita dalla quota (2%) di energia soggetta ad obbligo, mentre l'offerta sarà determinata dai Certificati Verdi emessi da centrali a fonti rinnovabili.
CERTIFICAZIONE AMBIENTALE
Al fine di migliorare la gestione operativa delle attività che possono avere un negativo impatto sull’ambiente, molte imprese industriali hanno iniziato a sottoporsi alla verifica di certificatori esterni (società di consulenza specializzate con esperienza primaria nel campo dell’analisi finanziaria e di bilancio). In caso tale verifica vada a buon fine (non abbia cioè riscontrato significative anomalie nel Sistema di Gestione Ambientale degli impianti o superamento dei valori-limite alle emissioni prescritte dalla normativa ambientale in vigore), viene rilasciata una certificazione ambientale che si rifà allo standard volontario prescelto (BS 7750, ISO 14000). Alcune società di consulenza si stanno orientando ad operare anche nell’ambito del Regolamento EMAS, che prevede l’accreditamento di verificatori a livello comunitario. La certificazione ambientale può essere rilasciata oltre che per un Sistema di Gestione (a livello di sito o d’impresa) anche per un Rapporto Ambientale. In quest’ultimo caso viene verificata la correttezza della metodologia impiegata nella raccolta, elaborazione e rappresentazione dei dati e vengono di solito effettuate verifiche a campione sulle attività oggetto del Rapporto.
CHEMICAL OXYGEN DEMAND (COD)
Il COD misura la quantità di ossigeno utilizzata per l’ossidazione (ossidoriduzione) di sostanze organiche e inorganiche contenute in un campione d’acqua a seguito di trattamento con composti a forte potere ossidante. Questo parametro, come il BOD viene principalmente usato per la stima del contenuto organico e quindi del potenziale livello di inquinamento delle acque naturali e di scarico. Un alto valore di COD di uno scarico comporta una riduzione dell’ossigeno disciolto nel corpo idrico ricettore e quindi una riduzione della capacità di autodepurazione e di sostenere forme di vita.
CICLO DI VITA
Ciclo di vita ecologico di un prodotto, che comprende tutte le fasi da quella di estrazione delle materie prime a quella di smaltimento finale del prodotto-rifiuto.
CLOROFLUOROCARBURI (CFC)
I CFC (clorofluorocarburi) sono derivati alogenati degli idrocarburi: non sono tossici, ma sono gas-serra 10-20.000 volte più efficaci dell’anidridide carbonica e per il fatto di essere chimicamente inerti, raggiungono lo strato di ozono,, nella stratosfera, dove il cloro in essi contenuto si libera e decompone l’ozono con una reazione ciclica, provocando una riduzione dello schermo che protegge la vita terrestre dai raggi ultravioletti (buco dell’ozono). La loro produzione e il loro consumo (ad esempio nelle bombolette spray, nei frigoriferi o nelle plastiche espanse) sono stati di recente fortemente ridotti attraverso l’applicazione della Convenzione di Vienna del 1985 e gli accordi di Montreal del 1987.
COMBUSTIBILI FOSSILI
Sostanze derivanti da resti vegetali e animali che hanno subito nel corso degli anni un processo di trasformazione per azione dell’energia solare. Il carbone, il petrolio, il metano e i vari prodotti derivati dal petrolio, ad esempio gasolio, benzine, GPL, cherosene, sono combustibili fossili.
COMITATO DI GESTIONE DEL PAN GPP
Affinché siano garantite l’operatività e il confronto più ampio possibile sulle attività del PAN, è prevista l’istituzione di un Comitato di Gestione con funzioni di coordinamento operativo e di un Tavolo di lavoro Permanente con la partecipazione dei soggetti interessati. Il Comitato di Gestione, nominato con apposito decreto, è composto dai rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, che ne è il coordinatore, dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e Finanze, delle Regioni, con il supporto di strutture tecniche di riferimento costituite da CONSIP, ENEA, APAT e il sistema delle agenzie ambientali ARPA. I compiti del Comitato di Gestione sono i seguenti:
- programmazione delle attività di definizione dei criteri ambientali minimi;
- formulazione di proposte per ottimizzare le azioni individuate dal PAN e per favorire il raggiungimento degli obiettivi ivi previsti (comunicazione, divulgazione, formazione ecc.);
- individuazione di soluzioni nel caso si presentino criticità in sede attuativa; - formulazione di proposte per la realizzazione del monitoraggio ed eventuale revisione degli obiettivi nazionali alla luce dei risultati del monitoraggio;
- individuazione di incentivi esistenti e proposta di nuovi;
- formulazione di proposte di integrazione del PAN;
- promozione di attività di divulgazione e formazione sul PAN;
- formulazione di proposte di studio e approfondimento: LCA, utilizzo di etichette ambientali di filiera ecc.
COMPOSTAGGIO
Biotecnologia per il trattamento di rifiuti organici di diversa provenienza e natura, basata su un processo ossidativo, operato da consorzi di microrganismi aerobici. Il compost ottenuto, se di qualità adeguata, può essere utilizzato come ammendante in agricoltura.
COMPOSTI ORGANICI VOLATILI (COV)
I COV sono tutte le sostanze organiche di origine naturale o antropica che si trovano nell’aria allo stato di vapore o di gas. Esempi di COV sono le resine vegetali (il profumo di pino), il GPL (Gas di Petrolio Liquefatto) che sfugge da una bombola, gli incombusti nei gas di scarico dei motori, i vapori di benzina che si sviluppano dagli sfiati dei serbatoi, i solventi organici. Oltre ad essere in qualche caso pericolosi (ad esempio formaldeide, benzene, ecc.) concorrono alla produzione dello smog fotochimico attraverso una complessa cinetica che coinvolge gli ossidi di azoto e porta alla formazione di perossidi organici molto aggressivi e di ozono.
CONTABILITA’ AMBIENTALE
La contabilità ambientale si occupa di svariate tematiche, tutte riguardanti in qualche modo l’interazione economia-ambiente: in termini molto generali si può affermare che le “tematiche” di interesse della contabilità ambientale sono principalmente quelle elencate nella successiva figura, nella quale per ciascuna tematica viene indicato, con riferimento ai concetti della contabilità nazionale, se si tratta di un concetto di stock o di flusso.
Nell’ambito della contabilità ambientale si individuano diversi strumenti statistico-contabili – ossia diverse tipologie di conti satellite e di sistemi di indicatori – attraverso i quali si descrivono vari aspetti e tematiche che afferiscono alla sfera delle interazioni tra economia e ambiente (pressioni generate dalle diverse attività economiche, spese ambientali sostenute dai diversi settori istituzionali dell’economia, ecc.).La combinazione di tematiche e strumenti permette di definire sistemi di contabilità ambientale più o meno completi e integrati con il nucleo centrale della contabilità nazionale.
CONTENUTO ENERGETICO
Esprime il valore di una merce nell’energia necessaria per produrla lungo il suo ciclo di vita: dalla fase dell’estrazione delle materie prime a quella finale di trasformazione in rifiuti. La sua valutazione può essere utilizzata per confrontare tra loro prodotti con prestazioni analoghe e può essere utile alla definizione di strategie per orientare il consumo verso prodotti a basso contenuto di energia
CONTO SATELLITE
Conti così denominati in quanto vengono sviluppati “a latere” rispetto al nucleo centrale rappresentato dalla contabilità nazionale, per non appesantire il compito degli istituti di statistica di quei paesi che non sono ancora in grado di produrre determinate tipologie di informazione statistica. In altre parole si evita di rendere obbligatoria la compilazione di conti che potrebbero mettere in difficoltà un certo numero di paesi, rinviando questa possibilità ad un momento successivo, quando le applicazioni saranno divenute più mature e diffuse . Il SNA93 individua due tipologie di conti satellite: o Conti orientati all’analisi di una particolare funzione del sistema economico non già esplicitamente descritta come tale nei conti economici nazionali (es.: istruzione; turismo; protezione dell’ambiente; ecc.). o Conti satellite orientati alla rappresentazione di concetti nuovi e/o alternativi rispetto a quelli già rappresentati nei conti economici nazionali (es.: conti dell’ambiente in unità fisiche o monetarie secondo il SEEA 2003 delle Nazioni Unite). Anche detti conti satellite “esterni” o “integrati”, essi comportano la registrazione di nuove informazioni e quindi l’estensione del dominio di analisi dei conti economici nazionali.
COSTI AMBIENTALI
Rappresentano tutti i costi associati alle misure adottate dall’azienda (o da terzi per suo conto) per prevenire, ridurre e/o riparare i danni causati all’ambiente dalle attività operative, ed anche tutti i costi sostenuti dall’azienda per la conservazione delle risorse rinnovabili e non rinnovabili. Riduzione del livello di benessere collettivo dovuto all’impatto di un progetto sull’ambiente. Generalmente di difficile quantificazione in quanto nasce dalla percezione privata di ciascun individuo. Il termine viene anche comunemente utilizzato per indicare semplicemente un peggioramento relativo a una o più componenti ambientali.
COSTI AMBIENTALI NASCOSTI
Costi diretti che generalmente vengono allocati a centri di costo differenti da quelli ambientali sebbene il motivo principale per il quale sono stati sostenuti sia di tipo ambientale e che vengono considerati “costi ambientali” solo dopo un processo di riclassificazione del bilancio.
CRITERI AMBIENTALI MINIMI DEL PAN GPP
I criteri ambientali minimi sono le “indicazioni tecniche” del Piano d’Azione Nazionale, che consisteranno sia in considerazioni generali che in considerazioni specifiche di natura prevalentemente ambientale e, quando possibile, etico-sociale collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, criteri premianti della modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) che, se recepite dalle “stazioni appaltanti”, saranno utili a classificare come “sostenibile” l’acquisto o l’affidamento. I criteri ambientali si definiscono “minimi” essendo elementi “di base” di qualificazione delle iniziative ambientalmente preferibili e la somma degli elementi tecnici atti a garantire un’adeguata risposta da parte del mercato dell’offerta.
CRUMA
Per quanto riguarda il conto RUMEA, come già ricordato non è ancora stata sviluppata in ambito internazionale una classificazione relativa alle attività di uso e gestione delle risorse naturali (CRUMA – Classification of Resource Use and Management Activities and expenditures), ossia una classificazione, analoga alla CEPA, ma incentrata questa volta sugli aspetti relativi all’uso, alla gestione e alla salvaguardia dello stock delle diverse risorse naturali. Il Prospetto offre una visione di insieme della classificazione complessiva delle spese ambientali comprensiva della CEPA2000 (voci da 1 a 9) e della CRUMA sviluppata dall’Istat (voci da 10 a16).
Clicca qui per visualizzare il prospetto
DEMATERIALIZZAZIONE
Si tratta di un orientamento dell’economia che prevede di produrre la stessa “unità di servizio” con un quantitativo minore di materie e di materiali per produrre la stessa "unità di servizio", come previsto dagli aderenti alla Dichiarazione di Carnoules (Club del fattore 10). Richiedere la dematerializzazione dell’economia significa far diventare una priorità politica la riduzione drastica dei flussi di materiali utilizzati dall’uomo, per produrre i beni e servizi di cui hanno bisogno per godere della vita.
DFE (DESIGN FOR ENVIRONMENT)
E’ un modo per progettare un prodotto tenendo conto, fin dalla fase dell’ideazione, della necessità di conservare le risorse naturali, ottimizzare il consumo di energia e di materia, favorire il disassemblaggio e la manutenzione, estendere la durata e minimizzare la produzione dei rifiuti e aumentarne il riciclo e/o recupero.
DICHIARAZIONE AMBIENTALE (per il sistema di gestione ambientale EMAS)
Documento pubblico, scritto in forma concisa e comprensibile, che l’azienda redige per comunicare, una volta ottenuta la certificazione EMAS, i seguenti elementi: a) attività del sito; b) problemi ambientali; c) dati quantitativi di emissioni e scarti; d) fattori di efficienza ambientale; e) politica, programmi e sistema di gestione dell’ambiente; f) scadenze; g) nome verificatore
DICHIARAZIONE DI CARNOULES
I firmatari della Dichiarazione di Carnoules constatano che gran parte dei governi, delle aziende e degli elettori ritengono ancora che una crescita del consumo di energia, di materiali e di risorse sia necessaria per avere una sana economia che produca più merci, più occupazione e più redditi. I firmatari si appellano così ai governi, ai leader economici, alle organizzazioni internazionali e a quelle non governative perché adottino il Fattore 10 come principio guida e perché cambino le attuali politiche che tendono ancora a ostacolare invece che a favorire la ecoefficienza. Per questo, secondo i firmatari, occorre abolire le attuali sovvenzioni statali allo spreco di risorse, riformare ecologicamente i sistemi fiscali tassando energia e risorse e detassando il lavoro, correggere il sistema di formazione dei prezzi in modo che questi includano anche i costi ambientali, elaborare nuovi indicatori per calcolare la ricchezza reale e la sostenibilità.
DMC (Domestic Material Consumption- Consumo Interno di Materiali, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il DMC rappresenta la quantità totale di materiali direttamente utilizzati dall’economia.
DMI (Direct Material Input -Input materiale diretto, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Indica la quantità totale di risorse naturali, di origine domestica e importate, che entra fisicamente nel sistema economico per essere successivamente lavorata e/o consumata. Le importazioni possono avere come oggetto: o Materie prime (combustibili fossili, minerali, biomassa, materie prime secondarie); o Prodotti semi-lavorati (da combustibili fossili, da minerali, da biomassa); o Prodotti finiti; o Altri prodotti; o Materiali di imballaggio importati con i prodotti; o Rifiuti importati per trattamento e smaltimento finali. Quando l’MFA riguarda una regione piuttosto che uno stato, è necessario conteggiare oltre alle importazioni dagli altri stati anche quelle dalle altre regioni dello stato di appartenenza. A differenza del DE, il DMI misura le pressioni esercitate dal sistema economico sull’ambiente in termini di prelievi di risorse naturali, non solo all’interno dei propri confini amministrativi, ma anche all’esterno.
DOW JONES SUSTAINABILITY GROUP INDEX
Indice che misura il livello di sviluppo sostenibile in termini globali delle società che, annesse alla quotazione Dow Jones, intendono incrementare il valore azionario mediante azioni credibili finalizzate allo sviluppo sostenibile.
DPO (Domestic Processed Output- Output Interno da processi economici, nell’Analisi dei Flussi di Materia).
Il DPO é l’indicatore di output primario e rappresenta il totale dei flussi materiali utilizzati dall’economia prima di essere restituiti all’ambiente ed è quindi costituito dall’insieme dei rifiuti, dei reflui e delle emissioni generati durante tutto il ciclo di produzione-consumo dei prodotti all’interno dell’area considerata. Il DPO è composto dalla somma di: o emissioni in aria da processi industriali e di combustione; o rifiuti deposti in discarica; o emissioni in acqua; o utilizzi dissipativi di prodotti (es. fertilizzanti, materiali antigelo); o perdite dissipative di prodotti (es. da erosione e corrosione di infrastrutture; da abrasione).
DPSIR MODELLO
Il modello di indicatori sviluppato in ambito EEA, ed accettato unanimemente a livello internazionale, è il DPSIR (Driving forces, Pressures, States, Impacts, Responses), basato su una struttura di relazioni casuali che legano tra loro i seguenti elementi:
- Determinanti (settori economici, attività umane);
- Pressioni (emissioni, rifiuti, ecc.);
- Stato (qualità fisiche, chimiche, biologiche);
- Impatti (su ecosistemi, salute, funzioni, fruizioni, ecc.);
- Risposte (politiche ambientali e settoriali, iniziative legislative, azioni di pianificazione, ecc.).
D: i determinanti sono i fattori di fondo che influenzano una gamma di variabili pertinenti, quali, ad esempio, il numero di automobili per abitante; la produzione industriale totale, il PIL;
P: gli indicatori di pressione descrivono le variabili che direttamente causano i problemi ambientali. Ad esempio: emissioni tossiche, emissioni di CO2, rumore causato dal traffico stradale, spazio occupato da una vettura in sosta;
S: gli indicatori di stato mostrano la condizione attuale dell'ambiente. Ad esempio: la concentrazione di piombo in aree urbane; i livelli acustici in prossimità di strade principali; la temperatura media globale;
I: gli indicatori di impatto descrivono gli effetti ultimi dei cambiamenti di stato. Ad esempio: la percentuale di bambini che soffrono di problemi sanitari causati da piombo; la mortalità da infarti provocati dalle emissioni acustiche; il numero di persone che muoiono di fame a causa delle perdite di raccolto determinate dal cambiamento di clima; R: gli indicatori di risposta mostrano gli sforzi della società per risolvere i problemi. Ad esempio: la percentuale di automobili con marmitte catalitiche.
ECI (Environmental Condition Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori ECI (assieme agli EPI): Gli indicatori di condizione ambientale forniscono informazioni sulle condizioni naturalistiche e ambientali del territorio. Sono sviluppati da agenzie governative, organizzazioni non governative, istituzioni scientifiche e di ricerca e possono riguardare vari aspetti, come: i fenomeni di inquinamento o cambiamento ambientale su scala globale, regionale, locale; la qualità delle varie componenti ambientali (aria, acqua, suolo, flora, fauna); gli aspetti legati all’uomo, di tipo paesaggistico, artistico o storico-culturale.
ECO-EFFICIENZA
Orientamento strategico che consente ad un impresa che investe nella riduzione degli impatti sull’ambiente di superare i fattori penalizzanti (iniziale aumento dei costi, adeguamenti tecnologici, et.) trasformandoli in occasioni di aumento della profittabilità e competitività dell’azienda.
ECO-ETICHETTE PUBBLICHE MULTICRITERIO (TIPO I ISO 14024)
Si tratta delle etichette più comuni: si basano su di un certo numero di criteri soddisfatti/non soddisfatti che stabiliscono il modello per l’etichetta in questione. Per ogni gruppo di prodotti o servizi che rientrano nel sistema di eco-etichettatura si stabiliscono diversi criteri di valutazione. Questi criteri normalmente definiranno le prestazioni ambientali che il prodotto deve raggiungere e possono anche stabilire norme che assicurano l’idoneità all’uso del prodotto. Nel caso dell’eco-etichetta UE, per esempio i criteri per tutti i gruppi di prodotti e servizi possono, dove possibile, essere presi dal sito relativo alle eco-etichette UE e riportati direttamente nelle specifiche tecniche o nei criteri di aggiudicazione. Vi sono inoltre alcune eco-etichette, relative ad un solo fattore ambientale come, per esempio, l’utilizzo di energia o i livelli di emissione: di questa categoria ne esistono di due tipi. Il primo tipo si basa su di uno o più criteri soddisfatti/non soddisfatti collegati ad un fattore specifico, p. es. l’efficienza energetica. Se un prodotto soddisfa questi criteri, può allora esibire la corrispondente etichetta. Esempi di questo tipo di etichetta sono l’etichetta biologica europea o il marchio Energy Star per le apparecchiature per ufficio. Il secondo tipo di etichetta classifica i prodotti o servizi in base alla prestazioni ambientali relative al fattore in questione. Esempi di questo secondo tipo sono l’etichetta energetica europea, che classifica gli elettrodomestici in base alla loro efficienza energetica. Le etichette relative ad un solo fattore ambientale possono essere molto utili quando si segue un approccio graduale per rendere verdi gli appalti poiché consentono appunto un'evoluzione progressiva.
ECO-ETICHETTE PUBBLICHE MULTICRITERIO (TIPO III ISO 14025)
Tra i sistemi di eco-etichettatura di prodotto vanno ricordate le etichette di Tipo III – ISO TR 14025, che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e che contengono una quantificazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita del prodotto calcolato attraverso un sistema LCA. Sono sottoposte a un controllo indipendente e presentate in forma chiara e confrontabile In questo campo abbiamo le dichiarazioni ambientali di prodotto (Environmental Product Declaration – EPD). Le EPD forniscono informazioni riguardo le caratteristiche ambientali dei prodotti, utilizzando alcuni parametri standardizzati per ogni gruppo di beni o servizi e consentono di metterli a confronto. Basato sulla metodologia dell’LCA, questo tipo di eco-etichetta mira a garantire l’oggettività e la credibilità dei dati forniti. Le EPD che si stanno diffondendo in Italia e in Europa prevedono una certificazione di parte terza.
ECOLABEL
Insieme delle procedure introdotte in ambito europeo del Regolamento comunitario n. 880/92, (e poi riviste con il Regolamento CE 1980/2000) consistenti nel contrassegnare con un logo specifico (una margherita verde) i prodotti caratterizzati da un limitato impatto ambientale. Il logo viene assegnato a quei prodotti che soddisfano i criteri ecologici specifici per quel determinato “gruppo di prodotti”. Finora hanno ottenuto l’ecolabel comunitario oltre ventitré prodotti nei settori dei calzature, materassi, tessuti, detergenti, lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, lampadine, personale computer, vernici, coperture per pavimenti, carta, lubrificanti, ammendanti, servizi di ricettività turistica, ecc.. Poiché l’ecolabel è un simbolo che evidenzia le favorevoli prestazioni ambientali di un prodotto (ad esempio, il contenere un minor quantitativo di un determinato inquinante) rispetto ai suoi concorrenti, le imprese se ne avvalgono per orientare i consumatori all’acquisto di beni più rispettosi dell’ambiente. L'Ecolabel è un'etichetta riportata direttamente sul prodotto e/o servizio per attestarne la rispondenza a specifici requisiti ambientali denominati Criteri. I Criteri sono redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea, che con la partecipazione del Forum consultivo elabora un progetto dei criteri. Il progetto viene poi valutato della Commissione che ne verifica la corrispondenza con i requisiti del mandato e che demanda al Comitato di Regolamentazione l’approvazione.
ECOLOGIA INDUSTRIALE
Area di ricerca che, attraverso l’analogia tra funzionamento dell’ecosistema e del sistema industriale, estende a quest’ultimo i principi cardine dell’ecologia. La nascita dell’ecologia industriale si deve all’emergere di una strategia specifica per ridurre gli impatti antropici sulle risorse naturali prendendo a modello i fenomeni di riciclizzazione della materia presenti negli ecosistemi. Per affrontare i problemi ambientali connessi alla produzione industriale occorre considerare il sistema industriale come un sistema interconnesso di produzione e consumo, esaminando come questo genera scorie e inquinanti che danneggiano l’ambiente. Si tratta in particolare di esaminare se esista qualche modo per porre in interazione reciproca processi industriali differenti che producono rifiuti e, in particolar modo, rifiuti pericolosi. Mentre gli approcci tradizionali al management ambientale sono incentrati sui processi produttivi o sui siti industriali, l’ecologia industriale utilizza un approccio sistemico; potrebbe infatti non essere opportuno minimizzare i rifiuti di una particolare fabbrica o industria, ma si dovrebbe agire per minimizzare i rifiuti dell’attività industriale nel suo complesso. L’obiettivo dell’ecologia industriale è quello di modificare l’attività umana per ridurne le caratteristiche dissipative; a tal fine sarà il concetto stesso di “scarto” ad essere riconsiderato in una visione sistemica fino alla sua riconsiderazione in qualità di prodotto intermedio.
EFFETTI AMBIENTALI
Cambiamenti nell’ambiente, sia positivi che negativi, causati dalle attività, prodotti e/o processi di una data organizzazione. Possono essere distinti in effetti interni (riconducibili cioè alle attività svolte all’interno del perimetro del sito) ed effetti esterni (causati dalle attività svolte al di fuori del perimetro del sito, per effetto della presenza del sito stesso, come ad esempio l’emissione di inquinanti atmosferici associati alla movimentazione delle merci, persone e prodotti).
EFFETTO SERRA
Cambiamento climatico globale, imputabile principalmente all’aumento di anidride carbonica, con relativo aumento della temperatura media dell’aria nella bassa atmosfera, delle precipitazioni e del livello del mare. Deriva dall’accumulo di gas come l’anidride carbonica, il metano, l’ossido d’azoto, i CFC e l’ozono.
EFFICIENZA ENERGETICA
Indica il rapporto tra il servizio energetico effettivamente erogato e l’energia utilizzata per erogare questo servizio. Ad esempio le comuni lampadine elettriche ad incandescenza hanno un’efficienza di conversione di circa il 5%, ovvero solo il 5% di elettricità che entra nella lampadina viene convertita in luce, il resto è convertito in calore. Dire che l’efficienza energetica di una centrale elettrica è del 40% significa dire che per ottenere 1 KWh si spende l’equivalente di 2,5 KWh di combustibileEMAS (Eco Management and Audit Scheme)
Nel 1993 la Comunità europea ha emanato il Regolamento n. 1836 EMAS (rivisto con il Regolamento 761 del 2001) sulla partecipazione volontaria delle imprese industriali a un sistema di ecogestione e audit. Il Regolamento prevede che le imprese partecipanti adottino, nei propri siti produttivi, dei sistemi di gestione ambientale basati su politiche, programmi, procedure e obiettivi di miglioramento dell’ambiente e pubblichino una dichiarazione ambientale (un vero e proprio bilancio ambientale di sito). Ai fini della registrazione del sito nell’apposito elenco istituito presso la Commissione europea, il Regolamento EMAS prevede che la dichiarazione ambientale venga convalidata da un verificatore accreditato da un Organismo nazionale competente; in Italia tale organismo, attivo solo dal 1997, è il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit che si avvale del supporto tecnico dell’ANPA. Il testo di EMAS II è stato adottato congiuntamente da Parlamento e da Consiglio nel febbraio 2001. Il nuovo Regolamento entrerà in vigore a partire dal terzo giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e, contestualmente, verrà abrogato il 1836/93. Sulla base dell’esperienza maturata con l’attuazione di EMAS nei settori sperimentali, sono stati evidenziati vari aspetti che mostrano come il campo di applicazione del 1836/93 era da tutti stato ritenuto troppo limitato. I progetti pilota hanno infatti mostrato che esiste una domanda di EMAS al di fuori del settore industriale per quelle organizzazioni che, pur non appartenendo al settore manifatturiero, hanno attività con notevole impatto ambientale. E' stato poi dimostrato che i sistemi di gestione ambientale sono applicabili a tutti i settori in quanto parte ed integrazione di sistemi di gestione esistenti (es. qualità, sicurezza, ecc.). L’approccio di EMAS, basato sul concetto di sito e sulla gestione degli aspetti ambientali diretti, non è applicabile in alcuni settori non industriali, caratterizzati per lo più da impatti ambientali indiretti, e pertanto la limitazione dell'applicabilità di EMAS, al solo settore industriale, ha avuto finora come conseguenza l’impossibilità di ridurre la pressione ambientale lungo la catena di approvvigionamento (fornitori, servizi, ecc.). La decisione di inserire nel nuovo regolamento l'applicabilità dello stesso a tutte le attività economiche con aspetti ambientali diretti ed indiretti ha, pertanto, ottenuto un consenso unanime.
EMISSIONE
Scarico di qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’ecosistema, che può produrre direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
EMISSION TRADING
Meccanismo flessibile previsto nel Protocollo di Kyoto che consiste nel commercio di diritti di emissione di gas serra tra i Paesi dell’Annesso I. In pratica, quei Paesi dell’Annesso I che riescono a ridurre le loro emissioni in eccesso di quanto previsto dagli accordi stabiliti possono vendere tale surplus ad altri Paesi dell’Annesso I per facilitare il rispetto degli impegni presi da parte di questi ultimi.
EPEA (Environmental Protection Expenditure Account)
Si tratta di un conto satellite destinato a raccogliere entro un quadro contabile organico e strutturato le informazioni relative alle spese per la “protezione dell’ambiente” sostenute dai diversi operatori economici nazionali . Esso rappresenta uno dei conti satellite inclusi nei sistemi di contabilità ambientale sviluppati presso gli Istituti di statistica nazionali e degli organismi internazionali (Ue, OCSE, ONU) e costituisce, in particolare, uno dei conti ai quali viene attribuita la più alta priorità di costruzione presso l’Eurostat e l’Istat. L’EPEA fa parte del sistema europeo di conti satellite SERIEE (Système Européen de Rassemblement de l’Information Economique sur l’Environnement) nell’ambito del quale costituisce ad oggi, a livello nazionale e internazionale, il conto più sviluppato sia dal punto di vista metodologico sia dal punto di vista applicativo . Il manuale contenente le linee guida europee del SERIEE , nonché i manuali applicativi da esso derivati , sono infatti, allo stato attuale, incentrati proprio sugli elementi (concetti, definizioni, classificazioni, schemi, regole contabili, ecc.) che definiscono il quadro di riferimento metodologico dell'EPEA . Per la sua stessa natura di conto satellite, l'EPEA descrive una funzione del sistema economico non descritta come tale nell’ambito della contabilità nazionale: la funzione di “protezione dell’ambiente”. Tale funzione comprende “tutte le attività e le azioni il cui scopo principale è la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione dell’inquinamento così come di ogni altra forma di degrado ambientale” (Eurostat). Il criterio che permette di includere un’attività o un’azione nel campo della protezione dell’ambiente è che quest’ultima rappresenti l’obiettivo principale dell’azione o dell’attività. Le attività e le azioni che, pur esercitando un impatto favorevole sull’ambiente, perseguono altri obiettivi primari, quali ad esempio l’igiene e la salute, non rientrano in tale campo. Le transazioni monetarie effettuate per proteggere l’ambiente sono registrate nell’ambito dell’EPEA con riferimento ad una specifica classificazione dedicata al campo della protezione dell’ambiente, condivisa a livello internazionale. Si tratta della “Classificazione delle Attività e delle spese di Protezione dell’Ambiente” identificata dall’acronimo CEPA (Classification of Environmental Protection Activities and expenditures), articolata in 9 classi a loro volta articolate in ulteriori vociEPI (Environmental Performance Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori EPI, che comprendono a loro volta gli indicatori di prestazione operativi (OPI, Operational Performance Indicators), che forniscono informazioni sulle prestazioni ambientali delle attività aziendali, e gli indicatori di prestazione gestionali (MPI, Management Performance Indicators), che forniscono invece informazioni sugli sforzi gestionali per tenere sotto controllo e minimizzare le prestazioni ambientali aziendali. Gli OPI si riferiscono alle attività di progettazione, gestione e manutenzione, ai fattori produttivi in entrata e in uscita (materie prime, energia, risorse naturali, prodotti, rifiuti, emissioni inquinanti), alla fornitura di materiali, energia e servizi e alla produzione di prodotti, servizi e rifiuti. Sono suddivisi in otto categorie (materiali, energia, servizi di supporto, logistica, prodotti e servizi forniti, rifiuti, emissioni), per ognuna delle quali la norma riporta alcuni esempi. I MPI sono invece ripartiti in quattro categorie (implementazione di politiche e programmi, conformità, performance finanziaria, relazioni con la comunità) e anche in questo caso la norma suggerisce alcuni indicatori specifici.
FATTORE AMBIENTALE/FATTORE DI IMPATTO
Elemento che, sotto forma di materia e di energia, è in grado di agire sulle componenti ambientali producendo interferenze.
FUNZIONI AMBIENTALI
Tutti i possibili usi che l’uomo può fare dell’ambiente per scopi produttivi, di consumo ed in generale di fruizione; le funzioni che l’ambiente rende all’attività umana sono il controllo dell’erosione del suolo, la regolazione e la depurazione dell’acqua, la produzione di risorse agricole ed alimentari, la conservazione evolutiva delle risorse genetiche, dell’habitat e delle zone umide, la conservazione degli spazi naturali (una vera risorsa non rinnovabile), la messa a disposizione delle materie prime, l’assorbimento dei residui, le grandi funzioni di regolazione del clima e della composizione chimica dell’atmosfera, il mantenimento delle condizioni di equilibrio nei cicli dei nutrienti.
GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Il green public procurement è lo strumento che serve a ‘rendere verdi’ gli acquisti pubblici adottando criteri ambientali nelle procedure d’acquisto degli enti locali e della Pubblica Amministrazione. Si tratta di uno degli strumenti principali che gli enti locali e la Pubblica Amministrazione hanno a disposizione per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile mirate a ridurre gli impatti ambientali dei processi di consumo e produzione. Implementare il GPP vuol dire infatti orientare gli acquisti della PA verso prodotti compatibili con l’ambiente. Acquistare ‘verde’ significa scegliere un determinato prodotto o servizio tenendo conto degli impatti ambientali che questo può avere nel corso del suo ciclo di vita, ovvero durante tutte le fasi del processo produttivo, dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento dei rifiuti. La definizione ufficiale di GPP (Green Public Procurement o Acquisti sostenibili della Pubblica Amministrazione) cui fa riferimento la Commissione Europea è: “Il GPP è l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita” Il GPP è un importante strumento non solo per le politiche ambientali ma anche per la promozione dell’innovazione tecnologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi delle politiche sulla competitività dell’Unione Europea (Strategia di Lisbona). A questo proposito va ricordato come anche il Piano d’azione per le Tecnologie Ambientali (ETAP), il cui scopo è quello di introdurre e diffondere nel mercato le tecnologie ambientali, conferisce al GPP un ruolo di rilievo. Il GPP é quindi lo strumento che permette di sostituire i prodotti e i servizi esistenti con altri a minore impatto sull’ambiente, che: o riducono l’uso delle risorse naturali; o sostituiscono le fonti energetiche da non rinnovabili a rinnovabili; o riducono la produzione di rifiuti; o riducono le emissioni inquinanti; o riducono i pericoli e i rischi ambientali Adottare il GPP significa sostenere la domanda e l’offerta ecologica: infatti il GPP incide principalmente sulla domanda pubblica, che rappresenta il 14% del PIL nei Paesi dell’Unione europea con picchi pari al 25 % nell’area scandinava.
GREENING DELLE ATTIVITA’ UMANE
Le moderne tecnologie permettono di minimizzare l’impatto dei processi inquinanti, oltre che il riuso sistematico dei sottoprodotti. Un caso orizzontale che comporta scelta tra tecnologie a differente impatto è quello del “greening” delle diverse attività (produttive, di beni materiali, di servizi e altre) che rientrano nel quadro generale dello sviluppo sostenibile.
Si ottiene con diversi approcci:
- uso ridotto di risorse (materiali, energetiche);
- individuazione di nuove risorse meno inquinanti lungo tutto il ciclo del prodotto;
- utilizzo dei sottoprodotti;
- produzione ridotta di rifiuti;
- riciclo;
- nuovi processi e prodotti;
- aumento della produttività, dell'efficienza e dell'efficacia del sistema produttivo e dei prodotti;
- sostituzione di beni materiali con beni immateriali;
- funzionalizzazione dell'industria;
- migliore organizzazione e delocalizzazione;
- miniaturizzazione;
- altri processi di dematerializzazione;
- aumento dell'efficienza d'uso dei prodotti (conservazione della neghentropia creata; aumento del valore delle risorse);
- attività che sfruttano i processi naturali invece di andar loro contro;
- tecnologie che consentono di operare e vivere bene in ambiente (relativamente) sporco.HDI (Human Development Index)
L’indice di sviluppo umano (Human Development Index / HDI) è uno strumento sviluppato dall’United Nations Development Programme UNDP presentato per la prima volta in un rapporto del 1991 e da allora applicato in numerosi studi. Lo scopo è di avere indici diversi per la ricchezza , tipicamente misurata con il prodotto nazionale lordo, e per il benessere di una popolazione. L’HDI. Ha una struttura piuttosto semplice che combina quattro indicatori sulla base dei loro valori medi: il prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d’acquisto, l’aspettativa di vita, il livello di istruzione e le differenze di genere. Esso è normalizzato in modo da ottenere valori tra zero (minimo benessere) ed uno (massimo benessere).
IMMISSIONI
Rilascio, in atmosfera o nei corpi idrici, e conseguente trasporto turbolento, di un inquinante nell’ambiente.
IMPATTO AMBIENTALE
Insieme degli effetti che un’opera (impianto industriale, centrale energetica, strada, ecc.) produce sul territorio circostante, provocando alterazioni o perturbazioni di singole componenti dell’ambiente o del sistema ambientale complessivo. Per realizzare opere di grande portata, è vincolante un giudizio preventivo sulla compatibilità ambientale detto VIA.
IMPATTO AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Qualsiasi modifica all’ambiente, positiva o negativa, derivante interamente o in parte dall’attività, dai prodotti o dai servizi di un’organizzazione.
IMPRONTA ECOLOGICA
E’ la superficie di territorio necessaria per sostenere una data economia e mantenere il suo standard di vita e di consumi; la sua valutazione permette di stimare il consumo di risorse e la necessità di assimilazione di rifiuti da parte di una determinata popolazione umana o di una certa economia e di esprimerle in termini di superficie di territorio produttivo corrispondente. E’ stato largamente impiegato per illustrare in modo visivo e diretto l’insostenibilità della maggior parte dei sistemi socio-economici in rapporto alle dimensioni de loro territorio ed alla corrispondente capacità produttiva di risorse rinnovabili primarie, che come visto in precedenza rappresentano la base essenziale - anche se poco riconosciuta - dell’economia. In altri termini l’impronta ecologica illustra in modo chiaro il debito che le società hanno nei confronti dell’ambiente.
INDICATORI DI PRESTAZIONE AMBIENTALE
In analogia con il sistema di contabilità economico-finanziaria, gli indicatori ambientali riclassificano e sintetizzano i dati sugli aspetti ambientali raccolti dal sistema informativo, per fornire un quadro immediato e rappresentativo della situazione aziendale in ambito ambientale, confrontabile con il contesto temporale e territoriale in cui l’impresa è inserita e con gli obiettivi che si è prefissata. Gli indicatori di prestazione ambientale, comunemente utilizzati dalle imprese nei rapporti, nei bilanci e nelle dichiarazioni ambientali per la comunicazione con l’esterno, possono essere classificati in quattro categorie, a seconda degli aspetti che rappresentano:
• indicatori di misurazione degli sforzi aziendali per il controllo e la minimizzazione degli impatti ambientali, che sintetizzano informazioni come l’entità degli investimenti effettuati, il numero di addetti dedicati, il livello di razionalizzazione gestionale e organizzativa conseguito;
• indicatori diretti di tipo fisico, che sintetizzano dati riguardanti tipo e livello delle emissioni inquinanti prodotte e l’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’impresa;
• indicatori di relazione con il territorio, indicanti il numero di controversie, reclami o incidenti verificatisi in un determinato periodo di riferimento;
• indicatori di tipo economico, che sintetizzano gli eventuali costi sostenuti per la bonifica o il ripristino di aree inquinate, per il riciclaggio di materiali o per l’eliminazione dei rifiuti.
Gli indicatori usati a fini di gestione interna e controllo degli aspetti ambientali che caratterizzano le attività aziendali si possono invece suddividere in due macro-categorie:
• indicatori di performance ambientale, corrispondenti a valori quantitativi e qualitativi che valutano l’efficienza e l’efficacia aziendali nell’uso del fattore ambiente;
• indicatori di impatto ambientale, che valutano gli effetti negativi sull’ambiente naturale delle attività aziendali.
Tra gli indicatori di performance ambientale si possono ulteriormente distinguere:
• indicatori di processo, che valutano l’efficienza aziendale in termini di uso delle risorse naturali e di impatto sull’ambiente;
• indicatori eco-finanziari, che correlano gli interventi effettuati per il miglioramento delle prestazioni ambientali con i relativi costi di gestione e investimento;
• indicatori di gestione, che valutano invece la capacità dell’impresa di raggiungere gli obiettivi di prestazione ambientale in termini di mantenimento della conformità normativa, di corretta applicazione del SGA, di integrazione con le altre funzioni aziendali. Gli indicatori di impatto ambientale possono invece essere:
• di tipo fisico, per misurare il contributo delle attività aziendali al mutamento delle condizioni ambientali locali e globali;
• di tipo economico, per convertire in termini economici i cambiamenti nell’ambiente naturale provocati dalle attività aziendali.
INQUINAMENTO
Alterazione dei parametri fisici, chimici e biologici propri di un ambiente, in stato di equilibrio, provocata dalle attività umane. L’inquinamento può riguardare il suolo, le acque e l’aria. Tra gli agenti inquinanti si distinguono: sostanze organiche, quali idrocarburi o cfc, il cui effetto dannoso è provocato da un accumulo anomalo; sostanze inorganiche, come metalli pesanti, amianto ed altre sostanze che esercitano un’azione tossica sull’uomo, gli animali, le piante o l’ambiente nel suo insieme; fonti sonore, come il traffico automobilistico o le attività produttive che provochino disturbi acustici; fonti di calore, come gli scarichi di acque a temperatura superiore a quella ambiente; fonti di radiazioni pericolose (ad esempio quelle ionizzanti) o anche di per sé non dannose (ad esempio, la luce) o di incerto effetto (le onde elettromagnetiche). L’inquinamento può manifestarsi su scala locale, come avviene nella maggior parte dei casi, o globale, come succede nel caso delle emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra o il buco nell’ozono. Dalla fine degli anni Sessanta, l’inquinamento rappresenta un’emergenza tenuta sotto osservazione specie nei paesi industrializzati: normative nazionali e internazionali tendono a prevenire le possibili forme e a porre rimedio ai suoi effetti. Importanti decisioni in tema di protezione ambientale sono state assunte dalla conferenza di Rio de Janeiro nel 1992.
INQUINATORE PAGATORE
Principio dell’ Principio fondamentale della politica ambientale, elaborato nel 1972 all'interno dei paesi dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e successivamente confluito nel principio 16 della Dichiarazione di Rio sullo Sviluppo e l'ambiente (1992). Secondo tale principio, colui che inquina dovrebbe pagare l'intero costo dei danni ambientali causati dalla sua attività: ciò creerebbe un incentivo alla riduzione del danno ambientale. L'obiettivo, quindi, è quello di contenere i danni ambientali, facendo ricadere i loro costi su chi li ha causati.
INTERGOVERNMENTAL PANEL ON CLIMATE CHANGE (IPCC)
Organo intergovernativo sui cambiamenti climatici. Il ruolo di IPCC, su mandato delle Nazioni Unite attraverso le agenzie: WMO (World Meteorological Organization) ed UNEP (United Nations Environmental Program), è quello di fare il punto sulla situazione delle conoscenze scientifiche, tecniche e socioeconomiche che sono fondamentali per capire il clima ed i cambiamenti climatici indotti dalle attività umane. L'IPCC non conduce ricerche in proprio né effettua osservazioni sugli andamenti del clima ma si avvale della letteratura scientifica disponibile e di esperti che sulla base delle conoscenze acquisite effettuano analisi e valutazioni per le finalità di IPCC, che, come organo intergovernativo di consulenza scientifica, sono quelle di fornire, oltre al supporto scientifico richiesto ("special reports"), anche il quadro di riferimento scientifico e conoscitivo aggiornato ("assessment reports" con periodicità quinquennale) per l'attuazione delle convenzioni internazionali ONU e degli altri atti deliberati dalle Nazioni Unite inerenti i problemi, dei cambiamenti climatici e le relative interconnessioni o conseguenze con altri problemi ambientali e di sviluppo socioeconomico.
ISO 14000 (International Standardization Organization)
Nel settembre del 1996 l’ISO ha pubblicato una serie di norme sulla gestione ambientale.
JOIN IMPLEMENTATION (JI)
Meccanismo flessibile previsto nel Protocollo di Kyoto che consiste nell’attuazione congiunta di progetti e programmi volti alla riduzione delle emissioni tra paesi facenti parte dell’Annesso I.
LCA (Life Cycle Assessment)
E’ un metodo di valutazione dei carichi ambientali connessi con un prodotto, un processo o un’attività, attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia, dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente, per valutarne l‘impatto ambientale. La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto, processo o attività, che comprende l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il ri-uso, il riciclo e lo smaltimento finale. Nel 1997 vengono pubblicate le Norme EN ISO 14040 e 14041. Le versioni ufficiali in lingua italiana sono:
UNI EN ISO 14040 (31/10/1998) - Codice ICS: 13.020.10 13.020.60 Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo di vita - Principi e quadro di riferimento. La norma specifica il quadro generale, i principi e le prescrizioni per effettuare gli studi di valutazione del ciclo di vita e diffonderli mediante relazione. La norma non descrive in dettaglio la tecnica di valutazione del ciclo di vita
UNI EN ISO 14041 (31/12/1999)- Codice ICS: 13.020.10 13.020.60 Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo di vita - Definizione dell'obiettivo e del campo di applicazione e analisi dell'inventario. La norma specifica i requisiti e le procedure necessarie per compilare e preparare la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione di una valutazione del ciclo di vita (LCA), nonchè per condurre, interpretare e riportare un’analisi di inventario del ciclo di vita (LCI). Nel 2000 sono state pubblicate da ISO le Norme 14042 (Valutazione dell'impatto del ciclo di vita), 14043 (Interpretazione del ciclo di vita) e 14049 (Esempi di come applicare la ISO 14041). La LCA si sviluppa attraverso le seguenti fasi (dette delle 4 I): 1. Definizione degli obiettivi e delle finalità (Initiation) 2. Analisi dell'inventario (Inventory) 3. Valutazione dell'impatto (Impact) 4) Interpretazione dei risultati
L’analisi del ciclo di vita può essere, a seconda del grado di approfondimento, di sei tipi:
LCA Concettuale: utilizzata in modo strategico solo nelle prime fasi, non considera numerosi aspetti della vita del prodotto e non entra in dettaglio nelle differenze con altri prodotti.
LCA Preliminare: non prende in considerazione tutta la vita del prodotto, tuttavia entra sufficientemente nel dettaglio permettendo così la comparazione tra più prodotti.
LCA Completa: è la metodologia applicata in ogni suo punto, consentendo di sviluppare etichette ecologiche e apportare miglioramenti al prodotto.
LCA selettiva: o screening LCA: individua le fasi di vita di un prodotto che ne determinano i principali impatti ambientali. Non comprende la raccolta dei dati e loro valutazione per le altre fasi di vita.
LCA quantitativa: fornisce informazioni di tipo strettamente quantitativo, basate sulla definizione di quattro matrici dette "primarie" e una di "sintesi" : Le matrici "primarie" mostrano: le implicazioni ambientali connesse alla realizzazione di un prodotto, gli aspetti socio-politici, gli impatti ambientali, gli eventuali aspetti di impatto tossicologico. La matrice di "sintesi" contiene il sommario delle valutazioni per consentire il confronto tra le diverse opzioni eventualmente considerate.
LCA parziale o "Streamlining" : evidenzia la o le fasi di maggior rilevanza ambientale soprattutto nel caso di comparazioni di prodotti e dà indicazioni sull'eliminazione di quei componenti che producono rilevanti impatti nella vita del prodotto.
LCC (Life Cycle Costing)
Analisi dei costi ambientali (interni ed esterni) legati al ciclo di vita di un prodotto/processo che comprende tutti i costi ambientali, da quelli relativi alla fase di estrazione delle materie prime necessarie per la produzione del bene/servizio oggetto d’indagine fino a quelli legati all’utilizzo o alla fruizione da parte del consumatore e al post consumo (trattamento, recupero, riuso, riciclo).
MATERIAL FLOW ACCOUNTING (MFA)
La contabilità dei flussi di materia poggia su una distinzione piuttosto netta tra sistema antropico e ambiente naturale, e mira a fornire una rappresentazione sintetica della dimensione assoluta del primo in termini direttamente significativi per il secondo , attraverso la costruzione di un conto complessivo, a livello di intera economia, relativo agli scambi di materia tra il sistema antropico e il sistema naturale. Per flusso di materia, nel presente contesto, si deve dunque intendere la materia che – volontariamente o involontariamente – è prelevata dall’ambiente naturale, o a questo è ceduta, dalle attività umane. Ogni interazione tra sistema antropico e ambiente naturale immediatamente rilevante per il secondo, è di natura fisica. Fondi e flussi di valore, o di informazione, o di qualsiasi altra cosa immateriale possa sussistere o circolare nelle società umane, in sé e per sé, non modificano la struttura fisica dell’ambiente naturale, ovvero non costituiscono pressioni, anche quando ne siano all’origine (nel qual caso costituiscono determinanti). Similmente, tutto ciò che è materiale, finché sussiste o circola all’interno del sistema antropico, non costituisce pressione, bensì solo potenziale determinante, almeno in generale.
Al contrario, nel momento in cui un oggetto manufatto viene introdotto nel territorio o avviene uno scambio di materia tra il sistema antropico e l’ambiente naturale, si ha una pressione, più o meno importante per la natura in funzione di qualità, quantità, localizzazione e tempistica con cui si realizza lo scambio. Il modello teorico di riferimento della MFA utilizza il concetto di metabolismo del sistema antropico.
Questo sistema costituisce infatti un organismo, dotato di una sua struttura fisica (gli stock: edifici, infrastrutture, beni durevoli) e capace di attivare i flussi fisici necessari allo svolgimento delle sue attività . Il metabolismo del sistema è alimentato dai flussi di materiali in entrata (prelievi primari), che vengono digeriti dall’organismo (raffinati, bruciati, mescolati, organizzati, conformati, masticati, digeriti, selezionati, distribuiti…). Le trasformazioni determinano flussi in uscita, ovvero la restituzione all’ambiente di materia degradata (output: emissioni, reflui, rifiuti), nonché accumulo di materia nell’organismo (crescita del sistema antropico). Le misure della mera quantità di materia così mobilitata forniscono importanti indicazioni sul potenziale d’impatto dell’organismo sul suo ambiente.
Si riportano in seguito le principali equazioni del MFA:
TMR Materiali Totali = DMI + Flussi Nascosti Esteri + Flussi Nascosti Nazionali DMI Input Diretto di Materiali = Estrazione Nazionale + Import
NAS Aggiunte Nette allo Stock = DMI – DPO – Export
TDO Output Totale Nazionale = DPO + Flussi Nascosti Nazionali
DPO Output Totale Nazionale da Processi = DMI – NAS - Export
METALLI PESANTI
Sono così definiti i metalli con densità maggiore di 5. Fra questi, alcuni (piombo, cadmio, mercurio, antimonio, selenio, nichel, vanadio e altri) sono immessi nell’ambiente, sotto forma di ossidi o di solfuri, attraverso la combustione di olio combustibile, di carbone e/o rifiuti, che ne contengono tracce, oppure nel caso di processi industriali. Tali composti, dopo una certa permanenza in aria passano nel sistema acqua-suolo e possono entrare nella catena alimentare, dando luogo a pericolosi fenomeni di bio-accumulo negli organismi viventi.
METABOLISMO INDUSTRIALE
Sistema di relazioni tra imprese che ha come finalità l’analisi e l’organizzazione dei flussi energetici e dei materiali tra imprese. Il metabolismo industriale si occupa di descrivere il legame tra flussi di materia di origine antropica e l’impatto potenziale delle attività economiche sull’ambiente, in particolare per quel che riguarda i nutrienti come l’azoto, l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio, lo zolfo e il fosforo.
MIPS
La riduzione dell’input di materiali al sistema produzione-consumo finalizzato alla fornitura di servizi comprendenti prodotti realizzati con un’efficienza molto maggiore di quella attuale è un obiettivo significativo che può consentire di avviare il sistema economico verso un sostanziale equilibrio con le risorse naturali di base e, quindi, ad un assetto ragionevolmente sostenibile nel futuro. Per muoversi in modo coerente e coordinato è necessario disporre di un sistema di indicatori capace di fornire informazioni corrette ai vari livelli del sistema decisionale. In questo caso è necessario sviluppare un sistema di indicatori relativo al prelievo di risorse naturali e al loro input nel sistema produzione-consumo tenendo presente la necessità di disporre di parametri capaci di fornire indicazioni significative su tutti gli anelli della catena. E' la quantità totale di natura impiegata per realizzare un prodotto, espressa in chilogrammi. Il MIPS è cioè la somma del peso del prodotto e del suo zaino ecologico. Secondo Schmidt-Bleek il MIPS dovrebbe diventare un'unità internazionale di valore ecologico, da affiancare al prezzo di ogni prodotto o - meglio ancora - di ogni servizio. I MIPS indicano quanta natura un prodotto o un servizio sono costati, cioè il loro prezzo ambientale.
NAMEA (National Accounts Matrix including Environmental Accounts)
La NAMEA è uno dei conti satellite maggiormente applicato da svariati anni a livello europeo. Si tratta di una “matrice di conti economici nazionali comprensiva di conti ambientali” che descrive l’interazione tra economia e ambiente coerentemente con la logica della contabilità nazionale, in maniera da assicurare la confrontabilità dei dati socio-economici (prodotto, reddito, occupazione…) con quelli relativi alle pressioni che le attività umane esercitano sull’ambiente naturale. Alla base di tale possibilità di confronto – o meglio, di lettura congiunta – sta il fatto che le grandezze socio-economiche e quelle ambientali sono di volta in volta riferite alle stesse entità, ovvero a raggruppamenti omogenei di attività economiche o di consumo. In pratica in un’unica matrice vengono affiancati conti economici tradizionali (modulo economico) e conti ambientali (modulo ambientale). Il modulo economico, detto anche NAM, contiene i flussi ed i principali aggregati registrati dalla contabilità nazionale, espressi in unità monetaria; il modulo dei conti ambientali rappresenta, in modo coerente con la parte economica, e cioè in relazione alle stesse attività produttive e di consumo, le pressioni esercitate dalle attività stesse sull’ambiente naturale, espresse in appropriate unità fisiche.
L’organizzazione dei dati consente, ad esempio, di confrontare il contributo percentuale di una attività all’intera economia – in termini di produzione, occupazione, reddito, ecc. – con il corrispondente contributo percentuale all’inquinamento generato dall’intera economia – in termini di emissioni di certi inquinanti atmosferici, di produzione di rifiuti, ecc. Rispetto al modello DPSIR i conti di tipo NAMEA, come i conti dei flussi di materia, si collocano nell’ambito dell’analisi della relazione tra Driving forces e Pressioni, con la differenza che tale analisi nell’ambito della NAMEA è effettuata in maniera disaggregata sia per quanto riguarda le Driving forces (distinte in relazione alle varie branche di attività economiche e ai vari consumi finali delle famiglie), sia per quanto riguarda le Pressioni (distinte in relazione ai vari tipi di emissione di sostanze inquinanti e ai vari tipi di prelievo di risorse naturali).
NAS (Net Additions to Stock- Addizioni Nette allo Stock, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il NAS misura la crescita fisica di un’economia, ovvero la differenza tra le addizioni allo stock fisico e la rimozione di materiali dallo stock fisico. Le addizioni sono costituite dalla quantità di materiali da costruzione usati per gli edifici e le altre infrastrutture e di materiali incorporati in nuovi beni durevoli (automobili, macchinari industriali, elettrodomestici). La rimozione di materiali avviene attraverso la demolizione di edifici/infrastrutture e lo smaltimento di beni durevoli. Il NAS può essere calcolato direttamente, ovvero misurando le addizioni e le rimozioni di materiali, oppure può essere derivato da altri indicatori: NAS = (DMC + memorandum items) - (DPO + memorandum items) I ‘memorandum items’, sono i dati relativi ad acqua ed aria, che non vengono considerati ai fini del calcolo degli indicatori materiali di input ed output, ma che servono ai fini del bilancio dei conti materiali.
OBIETTIVI DEL PAN GPP
La strategia GPP a livello italiano intende incidere su alcune problematiche ambientali di carattere Generale, ovvero:
• Efficienza e risparmio nell’uso delle risorse, in particolare dell’energia e conseguente riduzione delle emissioni di CO2 I criteri ambientali e le indicazioni del Piano d’Azione Nazionale dovranno favorire in primo luogo il raggiungimento di quella che è riconosciuta come una priorità in campo ambientale, ovvero la riduzione dei consumi di energia da fonti fossili, sia attraverso l’aumento dell’efficienza energetica, sia attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Pertanto, con lo strumento del GPP e con il presente piano d’azione si farà in modo di incrementare la domanda pubblica di prodotti e tecnologie ad alta efficienza energetica nonché di “servizi energetici” e di contribuire a convertire l’edilizia corrente in edilizia sostenibile. Riducendo il consumo energetico si avrà come conseguenza diretta una riduzione delle emissioni di CO2 e si contribuirà in maniera fattiva al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto.
• Riduzione dell’uso di sostanze pericolose Per raggiungere tale obiettivo, si fisseranno criteri ambientali minimi e si forniranno indicazioni metodologiche volte a orientare gli approvvigionamenti di forniture il cui ciclo di vita sia caratterizzato dall’assenza o dalle minori quantità possibili di tali sostanze e a favorire l’acquisto e l’uso all’interno degli appalti di servizi e lavori di prodotti con queste peculiarità.
• Riduzione quantitativa dei rifiuti prodotti Promuovendo comportamenti proattivi che mirino alla razionalizzazione stessa degli acquisti e criteri ambientali che favoriscano l’acquisto e la diffusione di prodotti dalla durata di vita maggiore, facilmente riutilizzabili, contenenti materiali riciclati, disassemblabili, riciclabili, con un ridotto volume di prodotti di scarto (imballaggi), si determina come conseguenza quella di ridurre la produzione di rifiuti.
OBIETTIVO AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
E’ ciò che l’impresa si prefigge di ottenere in campo ambientale con una descrizione il più possibile quantificata.
OSSIDI DI AZOTO (NOx)
Gli ossidi di azoto (NOx) sono composti ossigenati dell’azoto allo stato gassoso. L’ossido NO si forma per reazione secondaria nelle combustioni ad alta temperatura: esso si trasforma successivamente in NO2 (l’ossido più aggressivo) per ossidazione fotochimica e in N2O5 che, assorbito dall’umidità atmosferica, diventa acido nitrico. Gli ossidi di azoto possono agire sulle vie aeree sinergicamente con altri gas e partecipano come "precursori" alla formazione degli ossidanti fotochimici (ozono, perossidi organici). Sono, dopo l’anidride solforosa, i più diffusi e aggressivi inquinanti atmosferici e con questa danno luogo alle cosiddette "piogge acide".
OSSIDI DI ZOLFO (SOx)
Le emissioni di ossidi di zolfo, costituite principalmente da anidride soforosa sono dovute prevalentemente all’uso di combustibili solidi e liquidi e sono correlate al contenuto di zolfo di questi ultimi. Gli ossidi di zolfo sono tipici inquinanti delle aree urbane e industriali, ove l’elevata intensità degli insediamenti ne favorisce l’accumulo, soprattutto in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le situazioni più gravi si presentano nei periodi invernali quando, alle altre fonti di emissione, si aggiunge il riscaldamento domestico. Danno luogo alle cosiddette "piogge acide".
PARTICOLATO SOSPESO TOTALE (PST)
Il PST é costituito da particelle di materia di dimensioni talmente ridotte (molto meno di un millesimo di millimetro) da rimanere, anche per molto tempo, in sospensione in aria, prima di depositarsi al suolo. La composizione del particolato è molto varia (ad esempio, idrocarburi incombusti da motori diesel, idrocarburi pesanti parzialmente ossidati, metalli pesanti da impianti di combustione, ceneri vulcaniche, polveri, ecc.). La pericolosità del particolato è in funzione della sua composizione (sostanze dannose eventualmente presenti) e delle dimensioni medie delle particelle che, se inferiori a 10 micron (1 micron=10-3 mm), possono superare le vie aeree superiori arrivando agli alveoli polmonari.
PIANO D’AZIONE NAZIONALE (PAN) PER IL GPP
Il Piano d’Azione Nazionale, approvato con Decreto Interministeriale n. 135 dell'11 Aprile 2008 e pubblicato in gazzetta ufficiale n. 107 dell'8 maggio 2008, ha l’obiettivo di promuovere la diffusione del GPP presso gli enti pubblici e intende favorire le condizioni necessarie per far sì che il GPP possa dispiegare in pieno le sue potenzialità come strumento per il miglioramento ambientale. Coerentemente con le indicazioni fornite dalla Commissione, il Piano d’Azione Italiano ha lo scopo di diffondere il GPP attraverso le seguenti azioni:
• coinvolgimento dei soggetti rilevanti per il GPP a livello nazionale;
• diffusione della conoscenza del GPP presso la Pubblica Amministrazione e gli altri enti pubblici, attraverso attività di divulgazione e di formazione;
• definizione, per prodotti, servizi e lavori identificati come prioritari per gli impatti ambientali e i volumi di spesa, di indicazioni metodologiche per la costruzione di processi di acquisto “sostenibili” e di criteri ambientali da inserire nei capitolati di gara;
• definizione di obiettivi nazionali, da raggiungere e ridefinire ogni tre anni;
• monitoraggio periodico sulla diffusione del GPP e analisi dei benefici ambientali ottenuti. Attraverso le azioni previste dal Piano d’Azione Nazionale e in particolare sulla base dei criteri ambientali minimi sarà possibile guidare gli enti pubblici all’applicazione del GPP e disporre di strumenti per riconoscere e supportare le strategie di GPP anche attraverso la diffusione di strumenti atti alla diffusione di beni, servizi e lavori con caratteristiche ambientali migliorative.
PIOGGE ACIDE
La SO2 si ossida per effetto fotochimico e catalitico in anidride solforica (SO3), la quale combinandosi con l’acqua della nebbia o dell’umidità forma acido solforico. Da questo processo derivano le deposizioni acide secche, quindi l’acidificazione del suolo, e le piogge acide. Le piogge acide danneggiano il patrimonio boschivo e la vegetazione in generale riducendone la capacità di operare la fotosintesi e rendendole più vulnerabili da parte di funghi e parassiti. Contribuiscono inoltre alla corrosione degli edifici e dei monumenti. L’acidificazione dei laghi ha un effetto tossico diretto sugli organismi che li popolano e contribuisce ad aumentare la tossicità di altri composti presenti nell’acqua come i metalli pesanti. L’acidificazione è uno dei principali fenomeni di inquinamento transfrontaliero a distanza.PM 10 e PM 2,5
Sono le cosiddette polveri sottili, ovvero il particolato prodotto dai motori diesel, dall’usura dei pneumatici e da altro materiale disperso nell’aria nel quale si fissano sia gli IPA che altri composti, quali i metalli, e altri composti ancora sia organici che inorganici. Inoltre tali polveri si formano anche per reazioni chimiche in atmosfera, soprattutto in presenza di ossidi di azoto. La dimensione del PM10 è di 10 micron, quella del PM 2.5, più fine, è di 2.5 micron. Ritenute tossiche e potenzialmente cancerogene, le polveri sottili, in particolare le PM 2.5 e quelle ancora più fini quali le PM < 1 si fissano negli alveoli polmonari nei quali penetrano attraverso la respirazione.
POLICLOROBIFENILI (PCB)
Composti organici costituiti da carbonio , idrogeno e cloro, in massima parte impiegati come fluidi isolanti nei trasformatori elettrici. Sono altamente tossici e difficilmente degradabili.
POLITICA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Documento fondamentale che testimonia l’impegno del vertice dell’organizzazione aziendale a considerare la tutela dell’ambiente un elemento costitutivo della propria missione aziendale. La politica ambientale deve essere stabilita per iscritto e stabilmente riesaminata ed eventualmente corretta, comunica al personale dipendente e resa disponibile al pubblico.
POLITICA INTEGRATA DI PRODOTTO
La politica integrata di prodotto (Integrated Product Policy, IPP) è definita come: "una politica pubblica esplicitamente orientata a modificare e migliorare la prestazione ambientale dei sistemi di prodotto. Indirizzata al ciclo di vita di un prodotto nel suo complesso, la IPP si propone innanzitutto di evitare il trasferimento di un problema da uno stadio del ciclo di vita ad un altro o da un comparto ambientale ad un altro (ad es. dall'acqua all'aria o al suolo) ". Per implementare tale politica sono stati individuati alcuni strumenti che dovrebbero consentire il decollo e il consolidarsi di un mercato di prodotti ambientalmente favorevoli: Tasse ed incentivi orientati al prodotto; Accordi ambientali volontari tra imprese o tra imprese e amministrazioni locali; Green procurement, in altre parole vincolo per le amministrazioni pubbliche di inserire le caratteristiche ambientali tra le specifiche di approvvigionamento di un prodotto (a questo scopo è necessario favorire la ricerca e sviluppo sui prodotti maggiormente compatibili con l'ambiente. reperire fondi ad hoc); Applicare il principio della responsabilità estesa del produttore.
PRINCIPIO “CHI INQUINA PAGA”
Principio di imputazione che prevede di far assumere i costi ambientali derivanti dalla attività di produzione (le esternalità ambientali negative) al produttore. Attraverso l’adozione di tale principio si richiede al produttore di internalizzare nel prezzo del bene anche i costi ambientali sostenuti. Non si tratta pertanto di un “principio etico” o “punitivo” ma di un sistema per assegnare un prezzo alle variabili ambientali che intervengono nei processi di produzione.
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
La Dichiarazione di Rio de Janeiro, nel principio 15, afferma che “dove vi sono serie minacce di un danno irreversibile, la mancanza di piena certezza scientifica non deve essere utilizzata per posporre misure efficienti, dal punto di vista dei costi, per prevenire il degrado ambientale”. Secondo una Comunicazione della Commissione Europea del 2000 il ricorso al Principio di Precauzione presuppone:
• l’identificazione di effetti potenzialmente negativi derivanti da un fenomeno, da un prootto o da un procedimento;
• una valutazione scientifica del rischio che, per l’insufficienza dei dati, il loro carattere non concludente o la loro imprecisione, non consente di determinare con sufficienza certezza il rischio in questione. Articolo 3 della UN Framework Convention on Climate Change: “le Parti dovrebbero adottare delle misure precauzionali per anticipare, prevenire o minimizzare le cause del cambiamento climatico e mitigarne gli effetti negativi. In presenza di pericoli di danni seri e irreversibili, la mancanza di una piena certezza scientifica non dovrebbe essere utilizzata come ragione per posporre tali misure, considerato che le politiche e le misure relative al cambiamento climatico dovrebbero essere cost-effective per assicurare dei benefici globali al minor costo possibile.”
PROCEDURA (nel sistema di gestione ambientale)
Documento che definisce le modalità di svolgimento di attività previste dal sistema di gestione, in termini di istruzioni gestionali e operative e delle relative responsabilità di attuazione.
PROCESSO DI CARDIFF
Processo, avviato a Cardiff il 15 e il 16 giugno 1998 con la presentazione da parte della Commissione di un progetto strategico, per l’integrazione della protezione dell’ambiente nelle politiche comunitarie e nelle politiche settoriali.PROGRAMMA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale) Una descrizione degli obiettivi e delle attività specifici dell’impresa concernenti una migliore protezione dell’ambiente.
PROTOCOLLO DI KYOTO
L’11 Dicembre 1997 nella città di Kyoto venne siglato, in occasione della Terza Conferenza delle Parti tra i paesi che avevano aderito alle Convenzione dell’ONU sui cambiamenti climatici di Rio de Janeiro del 1992 Il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore e quindi legalmente vincolante, dopo essere stato ratificato da 55 Stati (ciò è avvenuto il 16 Febbraio 2005 dopo l’adesione della Russia), tra cui devono essere inclusi Stati dell’Annesso I* responsabili per almeno il 55% delle emissioni totali degli Stati dell’Annesso I L’ obiettivo La riduzione delle emissioni globali di gas serra (CO2,CH4,N2O,HFC,PFC,SF6) del 5,2% rispetto al livello del 1990 entro il periodo 2008-2012. Per raggiungere tale obiettivo, ogni Paese dell’Annesso I ha assunto impegni di riduzione diversi in base alla struttura dell’economia nazionale, alla dotazione di risorse naturali, al contributo di ciascun gas alle emissioni totali nazionali di gas serra, all’ offerta e la domanda di energia nazionali e agli sforzi già compiuti per la riduzione delle emissioni prima del 1990. Per i Paesi dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione deve essere dell’8%, per gli Stati Uniti del 7% e per il Giappone del 6%. Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l’Ucraina è prevista la stabilizzazione delle emissioni, mentre Norvegia, Australia e Islanda possono aumentare le loro emissioni rispettivamente dell’1%, 8% e 10%. All’interno dell’UE è stata effettuata un’ulteriore ripartizione tra gli Stati membri per raggiungere la riduzione complessiva dell’8%. In tale contesto, l’Italia si impegna a ridurre le emissioni nazionali di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990. Gli Strumenti Misure e politiche nazionali, quali: Incremento dell’efficienza energetica nei rilevanti settori dell’economia nazionale; Protezione e incremento dei ‘sink’ e riserve dei gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal; promozione di azioni di forestazione sostenibile, riforestazione e afforestazione; Promozione di forme di agricoltura sostenibile; Promozione della ricerca, lo sviluppo e l’uso di fonti di energia nuove e rinnovabili, di tecnologie per il sequestro dell’anidride carbonica e di tecnologie ecocompatibili nuove e avanzate; Riduzione progressiva ed eliminazione di quei fattori di distorsione dei mercati, quali incentivi fiscali, tassazione e sussidi, che favoriscono le emissioni di gas serra e introduzione di strumenti di mercato che ne incoraggino la riduzione; Misure atte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal nel settore dei trasporti; Riduzione delle emissioni di metano dalla gestione dei rifiuti e da attività di produzione, trasporto e distribuzione di energia.PTB (Physical Trade Balance -Bilancio fisico degli scambi, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il PTB misura il surplus o il deficit di un’economia in termini fisici e si ottiene sottraendo le esportazioni dalle importazioni. PTB = importazioni - esportazioni.
RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
Nel D. Lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione: "La raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima."
RAPPORTO BRUNDTLAND
Rapporto (Our Common Future) elaborato nel 1987 dalla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED), con il coordinamento dell’ex primo ministro norvegese Gro Harem Brundtland, che ha definito lo sviluppo sostenibile come lo “sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE
Si tratta di un rapporto ambientale territoriale, elemento conoscitivo indispensabile per il quadro diagnostico previsto dai processi di Agenda 21 Locale.
RECUPERO DEI RIFIUTI
Nel D.lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione delle operazioni di recupero: "Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia; rigenerazione/recupero di solventi; riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi, comprese le operazioni di compostaggio e altre operazioni biologiche; riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici; riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche; rigenerazione degli acidi o delle basi; recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti; recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori; rigenerazione o altri reimpieghi degli oli; spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia; utilizzazione dei prodotti ottenuti da una delle suddette operazioni; scambio di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni; messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono stati prodotti)."
RECUPERO ENERGETICO
Utilizzazione dell’energia termica liberata in un processo di combustione di rifiuti, per la produzione di vapore da cedere a terzi o da sfruttare in un ciclo termico, per la produzione di energia elettrica.
REGISTRO DEGLI EFFETTI AMBIENTALI (nel sistema di gestione ambientale)
Registro dove vengono annotati gli effetti ambientali connessi ai fattori d’impatto individuati come significativi per il sito.
RICICLAGGIO
Ritrattamento, in un processo di produzione dei materiali, di rifiuti per la loro funzione originaria o per altri fini, compreso il riciclaggio organico (compostaggio) con esclusione, però, del recupero di energia.
RIFIUTI
Secondo il D.Lgs. n. 22 del 5.2.97 è rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate in allegato al decreto stesso e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. Tuttavia, a tale proposito va evidenziato che l’elenco dei rifiuti individuati nell’allegato al decreto non è esaustivo in quanto in esso viene disposto che costituisce rifiuto anche "qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri" tra le diverse categorie espressamente individuate. Pertanto, il criterio cui occorre fare riferimento per determinare se una data sostanza debba essere qualificata come rifiuto (e, come tale, vada assoggettata alla normativa che ne regola tutte le fasi di smaltimento) è quello soggettivo e cioè di valutazione della volontà del detentore di disfarsi o meno della sostanza stessa. Nel D. Lgs. n. 22/97 i rifiuti vengono classificati, secondo l’origine e la pericolosità, rispettivamente in urbani e speciali ed in pericolosi e non pericolosi. Scompare, pertanto, la tipologia dei rifiuti tossici e nocivi, introdotta dalla previgente normativa.
RISORSE NATURALI
Materie prime direttamente attinte dal patrimonio naturale e che vengono successivamente immesse nel mercato allo stato grezzo o lavorate.
RISORSE NON RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale il cui utilizzo ed impiego è limitato nel tempo a causa della loro irriproducibilità (es. le risorse minerarie). Vengono anche definite come risorse esauribili.
RISORSE RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale che hanno la capacità di riprodursi o rinnovarsi.
RIUSO
Il riuso rappresenta una delle forme di valorizzazione del rifiuto che consente di utilizzare un bene (altrimenti destinato ad essere trasformato in rifiuto) nella sua forma originaria (es. una bottiglia di vetro per l’acqua che viene riutilizzata per conservare dei legumi secchi).
RUMEA
Per quanto riguarda il conto RUMEA non è ancora stata sviluppata in ambito internazionale una classificazione relativa alle attività di uso e gestione delle risorse naturali (CRUMA – Classification of Resource Use and Management Activities and expenditures), ossia una classificazione, analoga alla CEPA, ma incentrata questa volta sugli aspetti relativi all’uso, alla gestione e alla salvaguardia dello stock delle diverse risorse naturali. Non mancano tuttavia una serie di punti di riferimento ai fini dello sviluppo di una tale classificazione. Innanzi tutto lo stesso manuale del SERIEE (Cap. X) individua il dominio di analisi del conto RUMEA e quindi della corrispondente classificazione. Si tratta delle risorse naturali così definite: acque interne, foreste, flora e fauna selvatiche, materie prime energetiche non rinnovabili (combustibili fossili), materie prime non energetiche.
SCARICO INDUSTRIALE
Flusso di materiale di rifiuto proveniente da un processo produttivo industriale. Secondo la normativa vigente, tali scarichi sono da considerarsi quantomeno rifiuti speciali e possono essere pericolosi (se provenienti da determinati processi).
SESTO PROGRAMMA DI AZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il nuovo programma identifica quegli aspetti dell'ambiente che devono assolutamente essere affrontati per ottenere uno sviluppo sostenibile: cambiamento climatico, uso esagerato delle risorse naturali rinnovabili e non, perdita di biodiversità, accumulo di sostanze chimiche tossiche persistenti nell'ambiente. Determina quindi gli obiettivi e i traguardi da perseguire, descrive come si intende utilizzare gli strumenti della politica ambientale comunitaria per questi fini e sottolinea la necessità di intervenire anche in altre aree politiche. Il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche e, a tal fine, è necessario cambiare il sistema di governance in modo da riuscire a conciliare gli obiettivi socio-economici con quelli ambientali e identificare le diverse vie per conseguirli. Questo nuovo programma, pur concentrandosi sulle azioni e gli impegni che devono essere intrapresi a livello comunitario, identifica anche misure e responsabilità che spettano agli organismi nazionali, regionali e locali nonché ai diversi settori economici.
Ciò comprende la identificazione di aree tematiche prioritarie di intervento e la definizione dell’approccio strategico che definisce l'approccio politico generale ed il pacchetto di misure proposto per conseguire gli obiettivi e i traguardi ambientali. In base agli esiti della valutazione globale e alle relazioni sullo stato e sulle tendenze dell'ambiente, il programma è stato imperniato sulle seguenti aree tematiche: Cambiamento climatico Obiettivo: Stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas di serra ad un livello che non generi variazioni innaturali del clima terrestre. Natura e biodiversità: una risorsa unica da salvaguardare Obiettivo: Proteggere e ripristinare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità nell'Unione europea e nel mondo; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento. Ambiente e salute Obiettivo: Ottenere una qualità dell'ambiente in virtù della quale il livello dei contaminanti di origine antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non dia adito ad impatti o a rischi significativi per la salute umana. Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti Obiettivo: Garantire che il consumo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell'ambiente; ottenere lo sganciamento dell'uso delle risorse dalla crescita economica mediante un significativo miglioramento dell'efficienza delle risorse, la dematerializzazione dell'economia e la prevenzione dei rifiuti.
A tutte le tematiche ambientali dovrà applicarsi un approccio strategico di seguito articolato in alcuni indirizzi prioritari:
1) Migliorare l'applicazione della normativa vigente Occorre migliorare l'applicazione della legislazione ambientale esistente. Alla vigorosa azione legale attraverso la Corte di giustizia europea deve essere abbinato un supporto alle buone prassi e una politica di informazione pubblica nella quale, inadempienti e non, sono segnalati per nome e lodati o biasimati secondo i casi ('name, fame and shame').
2) Integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche L'integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche va approfondita: vale a dire che tutte le iniziative politiche della Commissione devono essere analizzate a fondo in questa luce. I progressi dovranno essere misurati mediante appositi indicatori e analisi comparata.
3) Indurre il mercato a lavorare per l'ambiente La collaborazione con il mercato attraverso le imprese e gli interessi dei consumatori contribuirà a creare modelli di produzione e consumo più sostenibili: non si tratta semplicemente di penalizzare le imprese inadempienti, ma di introdurre regimi che permettano di premiare i migliori; di informare i consumatori perché possano scegliere i prodotti più ecologici orientando così il mercato in una certa direzione; di sopprimere i sussidi pubblici a favore di pratiche nocive per l'ambiente; di incoraggiare le imprese ad innovare, magari cogliendo le opportunità offerte dall'uso, dallo sviluppo e dalla diffusione di tecnologie pulite.
4) Partecipazione dei cittadini e modifiche comportamentali I singoli cittadini operano quotidianamente decisioni che hanno un impatto diretto o indiretto sull'ambiente: un'informazione di miglior qualità e più facilmente accessibile in materia di ambiente e di questioni pratiche contribuirà a plasmarne le opinioni e quindi ad influenzarne le decisioni.SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE
Comprende la struttura organizzativa, le responsabilità, le procedure, i procedimenti e le risorse messi in atto per la conduzione aziendale della variabile ambiente e l’incremento dell’efficienza ambientale di un’azienda. La documentazione che descrive complessivamente il sistema di gestione ambientale e i mezzi per raggiungere gli obiettivi stabiliti è costituita dalla politica ambientale, dal manuale di gestione ambientale e dal piano di gestione ambientale. I moderni sistemi di gestione integrano quasi sempre la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la protezione ambientale e spesso associano a queste tre variabili anche la gestione della qualità.
SOLIDI SOSPESI TOTALI (SST)
Materiale, di qualsiasi natura, in sospensione. La presenza di solidi sospesi oltre determinati limiti, altera la normale trasparenza dell’acqua.
SOSTANZA ORGANICA
Composto esistente in natura o creato per sintesi, nel quale è presente il carbonio.SPESE AMBIENTALI
Spese sostenute dall’azienda relative ad attività direttamente rivolte alla protezione e miglioramento dell’ambiente. Vengono escluse dalle spese ambientali tutte quelle spese a cui l’azienda è obbligata in quanto previste dalla normativa..SPESE DIFENSIVE
Spese sostenute dall’azienda aventi come obiettivo il controllo e/o l’eliminazione del degrado ambientale ex-ante e tutte quelle spese di difesa rispetto agli effetti negativi ex-post associati al degrado ambientale. Vengono individuate diverse tipologie di spese difensive ambientali: 1. Spese finalizzate a tutelare direttamente le funzioni ambientali, ovvero spese per interventi che incidono direttamente sulle funzioni ambientali (sotto il profilo qualitativo e quantitativo):
1.1. Spese finalizzate alla prevenzione del deterioramento delle funzioni ambientali (es. utilizzo di tecnologie meno inquinanti; adozione di misure per il risparmio energetico o per il risparmio di acque, ecc.);
1.2. Spese finalizzate al ripristino delle funzioni ambientali deteriorate (es. bonifica di siti inquinati, ricarica di falde acquifere, riforestazione, ecc.);
2. Spese finalizzate a contrastare gli effetti negativi del deterioramento delle funzioni ambientali, ovvero spese per interventi che non incidono direttamente sulle funzioni ambientali, ma che invece agiscono più a valle sulle conseguenze derivanti dal deterioramento delle funzioni ambientali: 2.1. Spese finalizzate a sottrarsi agli effetti del deterioramento delle funzioni ambientali una volta che tale deterioramento non viene né evitato, né ripristinato (es. doppi vetri per proteggersi dal rumore, trasferimento della propria residenza in una località meno inquinata, ecc.);
2.2. Spese finalizzate a compensare gli effetti del deterioramento delle funzioni ambientali senza che ci si sottragga ad essi (es. cure mediche di patologie indotte dall’inquinamento). Nell’ambito della contabilità ambientale della statistica ufficiale generalmente l’attenzione è focalizzata sulle spese del primo tipo – ossia le pese finalizzate a tutelare direttamente le funzioni ambientali – le quali corrispondono alle “risposte” del sistema socio economico orientate al contenimento delle “pressioni” esercitate dall’uomo sull’ambiente e alla conservazione/ripristino dello “stato” dell’ambiente. Le spese del secondo tipo sono invece orientate a contrastare le ripercussioni sul sistema antropico (chiamati “impatti” nell’ambito del modello DPSIR) conseguenti alla modificazione (deterioramento) delle funzioni ambientali.
STRATEGIA DI GOTEBORG
La Strategia di Goteborg, definita nel Consiglio di Goteborg il 15 e 16 Giugno 2001, è incentrata sulla Strategia europea per lo sviluppo sostenibile. Si aggiunge alla Strategia di Lisbona una terza dimensione, quella ambientale, e si stabilisce un nuovo approccio alla definizione delle politiche che si basa sul principio secondo cui gli effetti economici, sociali ed ambientali di tutte le politiche dovrebbero essere esaminati in modo coordinato e presi in considerazione nel processo decisionale.STRATEGIA DI LISBONA
La Strategia di Lisbona (o Processo di Lisbona), definita nel Consiglio di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, integra le questioni sociali ed economiche e traccia l’ambizioso obiettivo strategico per l’economia europea, per “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”.
SYSTEME EUROPÉEN DE RASSEMBLEMENT DE L’INFORMATION ECONOMIQUE SUR L’ENVIRONNEMENT – SERIEE
Sistema Europeo sviluppato dall’EUROSTAT per l’organizzazione e la raccolta delle informazioni economiche sull’ambiente armonizzate a livello comunitario. La struttura del sistema è composta da una serie di moduli: il conto satellite della spesa per la protezione ambientale EPEA; il conto satellite dell’uso e gestione delle risorse naturali; il modulo delle Eco-Industrie; l’analisi Input-Output delle attività di protezione ambientale.
TAVOLA INPUT-OUTPUT (o delle interdipendenze economiche).
Permette all’utilizzatore di avere sotto gli occhi, opportunamente raccolte e classificate, tutte le transazioni su beni servizi e sui fattori della produzione che si sono verificate nel sistema in un dato periodo e tra i vari gruppi di operatori, sottolineando i loro legami di interdipendenza. L’insieme delle unità produttive è ripartito in branche di produzione omogenea, secondo un’articolazione classificatoria uniforme a tutti i paesi dell’Ue. L’utilità della tavola è tanto più efficace quanto maggiore è la sua articolazione, e quindi quanto maggiore è il numero delle branche produttive prese in esame. Schematicamente la tavola è costituita da una parte centrale, la matrice vera e propria delle interdipendenze settoriali, in cui le branche compaiono due volte:
a) una volta in fiancata, branche di origine, cioè come branche che vendono, da cui si dipartono i flussi di uscita (output) delle risorse (produzioni e importazioni);
b) una volta in testata, branche di destinazione o di impiego, cioè come branche che acquistano, in cui gli stessi flussi convergono assumendo per le branche di impiego il significato di input, cioè di beni e servizi acquisiti per la trasformazione e utilizzati come consumi intermedi. La tavola comprende inoltre il quadro degli impieghi finali e quello dei fattori primari, entrambi disaggregati per branca.
TAVOLO PERMANENTE PER IL PAN GPP
Il “Tavolo di lavoro Permanente” rappresenta un organismo con funzioni prevalentemente consultive, nell’ambito del quale vengono presentati e condivisi i contenuti tecnici del PAN GPP, l’impostazione degli aspetti gestionali relativi alle iniziative di comunicazione, formazione e alla metodologia del monitoraggio. Esso si riunisce periodicamente su convocazione e ordine del giorno fissati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Accanto a funzioni consultive, assume un ruolo attivo per la promozione, per il tramite dei propri componenti, di azioni di supporto operativo per l’attuazione di attività programmate nell’ambito dell’organizzazione istituzionale di appartenenza dei medesimi. Esso sarà costituito da rappresentanti delle seguenti organizzazioni ed istituzioni: di produttori, artigiani, commercianti; sindacati dei lavoratori; rappresentanti degli EELL e territoriali e del coordinamento Agenda 21 Locale, attivi in seno al gruppo di lavoro GPPNET; Associazioni Ambientaliste; Associazioni dei Consumatori.TDO (Total Domestic Output -Output Totale Interno, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Rappresenta la quantità totale di output di materie nell’ambiente interno causato direttamente e indirettamente dall’attività umana, ovvero la somma del DPO e dei flussi inutilizzati associati agli output. I flussi inutilizzati si traducono in pratica nello smaltimento dei materiali non utilizzati durante i processi estrattivi, l’estrazione di biomassa, gli scavi.
TECNOLOGIE PULITE
Nel generale processo di applicazione del concetto di sviluppo ambientalmente sostenibile nel settore produttivo, svolgono un ruolo essenziale le tecnologie definite “pulite” (dall’inglese “clean technology”). Con questa espressione si fa genericamente riferimento a tutte quelle misure tecniche e tecnologiche che consentono di minimizzare l’impatto negativo sull’ambiente (in termini sia di depauperamento del patrimonio naturale sia di carico inquinante immesso nell’ambiente) di una determinata attività produttiva. Queste tecnologie non sono pulite in senso assoluto, ma sono più pulite rispetto a quelle tradizionalmente utilizzate nello stesso ambito produttivo. Tali misure possono essere introdotte o in fase di progettazione di un impianto, attraverso un sostanziale cambiamento dei processi produttivi (quindi delle tecnologie impiantistiche), oppure attraverso interventi su un impianto esistente, che ne massimizzano per quanto possibile l’efficienza di funzionamento minimizzando la produzione di sotto-prodotti (compresi tutte le forme di effluenti inquinanti) e/o aumentando le loro possibilità di recupero (si parla in questo caso di misure tecniche).
TMC (Total Material Consumption -Consumo Totale di Materiali , nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Indicatore di sintesi dei consumi di materiali di un’economia. Rappresenta l’uso totale di materiali associato alle attività interne di produzione e consumo ed è quindi uguale alla somma del DMC e dei flussi indiretti.
TMI (Total Material Input - Input Materiale Totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Risulta dalla somma del DMI e dei flussi inutilizzati di estrazione domestica, ovvero quei materiali che sono mossi dalle attività economiche all’interno dell’area ma non sono né consumati direttamente né utilizzati come input nei processi produttivi. I flussi inutilizzati sono costituiti da quei materiali che restano fuori dall’economia, ovvero non entrano direttamente nei processi produttivi, come ad esempio: i materiali legnosi non utilizzati (rami, aghi, foglie, radici), la terra e la pietra rimosse durante i processi estrattivi, la terra smossa per la costruzione di infrastrutture, l’erosione del suolo causata da attività umane quali l’agricoltura intensiva.
TMO (Total Material Output -Output materiale totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia).
Il TMO rappresenta la quantità totale di materia che lascia l’economia sottoforma di flussi verso l’ambiente o di esportazioni verso il resto del mondo. L’indice sintetico dal lato degli output, il TMO, è costituito, come nel caso del TMR, da varie componenti.
TMR (Total Material Requirement - fabbisogno materiale totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
L’indice sommario di una MFA. Rappresenta l’intensità materiale di un’economia, descrivendo, in termini di tonnellate totali, la somma dei materiali contenuti nelle comodità prodotte dall’economia ma anche i flussi nascosti associati con la produzione delle stesse. Prima di arrivare al calcolo del TMR, è quindi necessario passare per il calcolo di tali componenti. Ciò implica in pratica costruire una serie di indicatori di uso delle risorse, la cui aggregazione porterà al TMR. Tali indicatori sono nell’ordine: o il DE (Domestic Extraction); o il DMI (Domestic Material Input); o il TMI (Total Material Input).
UNITED NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (UNCED)
Conferenza tenuta a Rio de Janeiro nel giugno 1992. La più complessa ed estesa organizzata dalle Nazioni Unite (due anni e mezzo di lavori preparatori, 120 capi di Stato e 178 paesi partecipanti). Essa ha originato cinque documenti formali: cambiamenti climatici, biodiversità, foreste, Rio Declaration on Environment and Development e Agenda 21. Nella Dichiarazione, che comprende un preambolo e 27 princìpi, vengono date indicazioni volte a promuovere un più sano ed efficiente rapporto tra uomo e ambiente. In particolare, si richiama l'attenzione su un numero di argomenti rilevanti per l'ambiente, tra i quali l'equità intergenerazionale, i bisogni del mondo povero, la cooperazione tra Stati, la responsabilità civile e la compensazione dei danni ambientali, il principio inquinatore-pagatore e la VIA.
UNITED NATIONS DEVELOPMENT PROGRAMME (UNDP)
L’UNDP è incaricato di gestire la maggior parte dell’assistenza tecnica che il sistema delle Nazioni Unite fornisce per la cooperazione allo sviluppo, approvare programmi nazionali di sviluppo presentati da singoli stati, stanziare i relativi fondi e sovrintendere all’esecuzione dei progetti d’attuazione in collaborazione con le organizzazioni non governative.
UNITED NATIONS ENVIRONMENT PROGRAMME (UNEP)
L’UNEP, costituita dopo la Conferenza di Stoccolma nel 1972, ha il compito di promuovere ed orientare la cooperazione internazionale e la creazione di partnership nel campo della tutela ambientale: l’UNEP ha inoltre un ruolo guida nell’ambito dell’utilizzo del Global Environmental Facility (GEF). Il Governing Council dell’UNEP è formato da 58 stati.
WORLD COMMISSION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (WCED)
Organismo internazionale comunemente denominato "Commissione Brundtland" dal nome del primo ministro norvegese, Gro Harlem Brundtland, che lo ha presieduto. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1983, questa commissione ha dato origine al rapporto Our Common Future (1987), in cui viene elaborato e definito il concetto di sviluppo sostenibile.
ZAINO ECOLOGICO
E' il carico di natura che ogni prodotto o servizio si porta sulle spalle in un invisibile zaino. E' cioè il peso dei materiali che abbiamo prelevato dalla natura per realizzare un prodotto o un servizio, meno il peso del prodotto stesso. Lo zaino ecologico viene espresso sia in kg di natura / kg di prodotto sia in kg di natura / unità di prodotto. Per esempio: automobile media (1 tonnellata) 25 tonnellate, motocicletta (190 kg) 3 tonnellate, marmitta catalitica 3 tonnellate, computer da tavolo (15 kg) 15 tonnellate, anello d'oro (es. fede da 5 grammi) 3 tonnellate, carta 15 kg/kg, plastiche 2-9 kg/kg (es. PE 4,6 kg/kg, PVC 8,8 kg/kg), succo d'arancia confezionato 25 kg/kg. In generale più un prodotto industriale è prezioso o elaborato e maggiore è il suo zaino ecologico.
In un'analisi più precisa, Schmidt-Bleek distingue tra cinque diversi componenti dello zaino ecologico:
1. Materiali abiotici: pietre, ghiaia, sabbia, minerali, combustibili fossili (carbone, petrolio, gas minerale).
2. Materiali biotici: biomassa vegetale e animale.
3. Terreno per produzioni agricole e forestali: quantità di terreno fertile perso per erosione.
4. Acqua: prelevata per usi industriali o agricoli
5. Aria: prelevata per trasformazioni
