I termini riportati in questo glossario sono suddivisi in ordine alfabetico.
(a cura di Ecosistemi)
MATERIAL FLOW ACCOUNTING (MFA)
La contabilità dei flussi di materia poggia su una distinzione piuttosto netta tra sistema antropico e ambiente naturale, e mira a fornire una rappresentazione sintetica della dimensione assoluta del primo in termini direttamente significativi per il secondo , attraverso la costruzione di un conto complessivo, a livello di intera economia, relativo agli scambi di materia tra il sistema antropico e il sistema naturale. Per flusso di materia, nel presente contesto, si deve dunque intendere la materia che – volontariamente o involontariamente – è prelevata dall’ambiente naturale, o a questo è ceduta, dalle attività umane. Ogni interazione tra sistema antropico e ambiente naturale immediatamente rilevante per il secondo, è di natura fisica. Fondi e flussi di valore, o di informazione, o di qualsiasi altra cosa immateriale possa sussistere o circolare nelle società umane, in sé e per sé, non modificano la struttura fisica dell’ambiente naturale, ovvero non costituiscono pressioni, anche quando ne siano all’origine (nel qual caso costituiscono determinanti). Similmente, tutto ciò che è materiale, finché sussiste o circola all’interno del sistema antropico, non costituisce pressione, bensì solo potenziale determinante, almeno in generale.
Al contrario, nel momento in cui un oggetto manufatto viene introdotto nel territorio o avviene uno scambio di materia tra il sistema antropico e l’ambiente naturale, si ha una pressione, più o meno importante per la natura in funzione di qualità, quantità, localizzazione e tempistica con cui si realizza lo scambio. Il modello teorico di riferimento della MFA utilizza il concetto di metabolismo del sistema antropico.
Questo sistema costituisce infatti un organismo, dotato di una sua struttura fisica (gli stock: edifici, infrastrutture, beni durevoli) e capace di attivare i flussi fisici necessari allo svolgimento delle sue attività . Il metabolismo del sistema è alimentato dai flussi di materiali in entrata (prelievi primari), che vengono digeriti dall’organismo (raffinati, bruciati, mescolati, organizzati, conformati, masticati, digeriti, selezionati, distribuiti…). Le trasformazioni determinano flussi in uscita, ovvero la restituzione all’ambiente di materia degradata (output: emissioni, reflui, rifiuti), nonché accumulo di materia nell’organismo (crescita del sistema antropico). Le misure della mera quantità di materia così mobilitata forniscono importanti indicazioni sul potenziale d’impatto dell’organismo sul suo ambiente.
Si riportano in seguito le principali equazioni del MFA:
TMR Materiali Totali = DMI + Flussi Nascosti Esteri + Flussi Nascosti Nazionali DMI Input Diretto di Materiali = Estrazione Nazionale + Import
NAS Aggiunte Nette allo Stock = DMI – DPO – Export
TDO Output Totale Nazionale = DPO + Flussi Nascosti Nazionali
DPO Output Totale Nazionale da Processi = DMI – NAS - Export
METALLI PESANTI
Sono così definiti i metalli con densità maggiore di 5. Fra questi, alcuni (piombo, cadmio, mercurio, antimonio, selenio, nichel, vanadio e altri) sono immessi nell’ambiente, sotto forma di ossidi o di solfuri, attraverso la combustione di olio combustibile, di carbone e/o rifiuti, che ne contengono tracce, oppure nel caso di processi industriali. Tali composti, dopo una certa permanenza in aria passano nel sistema acqua-suolo e possono entrare nella catena alimentare, dando luogo a pericolosi fenomeni di bio-accumulo negli organismi viventi.
METABOLISMO INDUSTRIALE
Sistema di relazioni tra imprese che ha come finalità l’analisi e l’organizzazione dei flussi energetici e dei materiali tra imprese. Il metabolismo industriale si occupa di descrivere il legame tra flussi di materia di origine antropica e l’impatto potenziale delle attività economiche sull’ambiente, in particolare per quel che riguarda i nutrienti come l’azoto, l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio, lo zolfo e il fosforo.
MIPS
La riduzione dell’input di materiali al sistema produzione-consumo finalizzato alla fornitura di servizi comprendenti prodotti realizzati con un’efficienza molto maggiore di quella attuale è un obiettivo significativo che può consentire di avviare il sistema economico verso un sostanziale equilibrio con le risorse naturali di base e, quindi, ad un assetto ragionevolmente sostenibile nel futuro. Per muoversi in modo coerente e coordinato è necessario disporre di un sistema di indicatori capace di fornire informazioni corrette ai vari livelli del sistema decisionale. In questo caso è necessario sviluppare un sistema di indicatori relativo al prelievo di risorse naturali e al loro input nel sistema produzione-consumo tenendo presente la necessità di disporre di parametri capaci di fornire indicazioni significative su tutti gli anelli della catena. E' la quantità totale di natura impiegata per realizzare un prodotto, espressa in chilogrammi. Il MIPS è cioè la somma del peso del prodotto e del suo zaino ecologico. Secondo Schmidt-Bleek il MIPS dovrebbe diventare un'unità internazionale di valore ecologico, da affiancare al prezzo di ogni prodotto o - meglio ancora - di ogni servizio. I MIPS indicano quanta natura un prodotto o un servizio sono costati, cioè il loro prezzo ambientale.
NAMEA (National Accounts Matrix including Environmental Accounts)
La NAMEA è uno dei conti satellite maggiormente applicato da svariati anni a livello europeo. Si tratta di una “matrice di conti economici nazionali comprensiva di conti ambientali” che descrive l’interazione tra economia e ambiente coerentemente con la logica della contabilità nazionale, in maniera da assicurare la confrontabilità dei dati socio-economici (prodotto, reddito, occupazione…) con quelli relativi alle pressioni che le attività umane esercitano sull’ambiente naturale. Alla base di tale possibilità di confronto – o meglio, di lettura congiunta – sta il fatto che le grandezze socio-economiche e quelle ambientali sono di volta in volta riferite alle stesse entità, ovvero a raggruppamenti omogenei di attività economiche o di consumo. In pratica in un’unica matrice vengono affiancati conti economici tradizionali (modulo economico) e conti ambientali (modulo ambientale). Il modulo economico, detto anche NAM, contiene i flussi ed i principali aggregati registrati dalla contabilità nazionale, espressi in unità monetaria; il modulo dei conti ambientali rappresenta, in modo coerente con la parte economica, e cioè in relazione alle stesse attività produttive e di consumo, le pressioni esercitate dalle attività stesse sull’ambiente naturale, espresse in appropriate unità fisiche.
L’organizzazione dei dati consente, ad esempio, di confrontare il contributo percentuale di una attività all’intera economia – in termini di produzione, occupazione, reddito, ecc. – con il corrispondente contributo percentuale all’inquinamento generato dall’intera economia – in termini di emissioni di certi inquinanti atmosferici, di produzione di rifiuti, ecc. Rispetto al modello DPSIR i conti di tipo NAMEA, come i conti dei flussi di materia, si collocano nell’ambito dell’analisi della relazione tra Driving forces e Pressioni, con la differenza che tale analisi nell’ambito della NAMEA è effettuata in maniera disaggregata sia per quanto riguarda le Driving forces (distinte in relazione alle varie branche di attività economiche e ai vari consumi finali delle famiglie), sia per quanto riguarda le Pressioni (distinte in relazione ai vari tipi di emissione di sostanze inquinanti e ai vari tipi di prelievo di risorse naturali).
NAS (Net Additions to Stock- Addizioni Nette allo Stock, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il NAS misura la crescita fisica di un’economia, ovvero la differenza tra le addizioni allo stock fisico e la rimozione di materiali dallo stock fisico. Le addizioni sono costituite dalla quantità di materiali da costruzione usati per gli edifici e le altre infrastrutture e di materiali incorporati in nuovi beni durevoli (automobili, macchinari industriali, elettrodomestici). La rimozione di materiali avviene attraverso la demolizione di edifici/infrastrutture e lo smaltimento di beni durevoli. Il NAS può essere calcolato direttamente, ovvero misurando le addizioni e le rimozioni di materiali, oppure può essere derivato da altri indicatori: NAS = (DMC + memorandum items) - (DPO + memorandum items) I ‘memorandum items’, sono i dati relativi ad acqua ed aria, che non vengono considerati ai fini del calcolo degli indicatori materiali di input ed output, ma che servono ai fini del bilancio dei conti materiali.
OBIETTIVI DEL PAN GPP
La strategia GPP a livello italiano intende incidere su alcune problematiche ambientali di carattere Generale, ovvero:
• Efficienza e risparmio nell’uso delle risorse, in particolare dell’energia e conseguente riduzione delle emissioni di CO2 I criteri ambientali e le indicazioni del Piano d’Azione Nazionale dovranno favorire in primo luogo il raggiungimento di quella che è riconosciuta come una priorità in campo ambientale, ovvero la riduzione dei consumi di energia da fonti fossili, sia attraverso l’aumento dell’efficienza energetica, sia attraverso l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Pertanto, con lo strumento del GPP e con il presente piano d’azione si farà in modo di incrementare la domanda pubblica di prodotti e tecnologie ad alta efficienza energetica nonché di “servizi energetici” e di contribuire a convertire l’edilizia corrente in edilizia sostenibile. Riducendo il consumo energetico si avrà come conseguenza diretta una riduzione delle emissioni di CO2 e si contribuirà in maniera fattiva al raggiungimento dell’obiettivo fissato dal Protocollo di Kyoto.
• Riduzione dell’uso di sostanze pericolose Per raggiungere tale obiettivo, si fisseranno criteri ambientali minimi e si forniranno indicazioni metodologiche volte a orientare gli approvvigionamenti di forniture il cui ciclo di vita sia caratterizzato dall’assenza o dalle minori quantità possibili di tali sostanze e a favorire l’acquisto e l’uso all’interno degli appalti di servizi e lavori di prodotti con queste peculiarità.
• Riduzione quantitativa dei rifiuti prodotti Promuovendo comportamenti proattivi che mirino alla razionalizzazione stessa degli acquisti e criteri ambientali che favoriscano l’acquisto e la diffusione di prodotti dalla durata di vita maggiore, facilmente riutilizzabili, contenenti materiali riciclati, disassemblabili, riciclabili, con un ridotto volume di prodotti di scarto (imballaggi), si determina come conseguenza quella di ridurre la produzione di rifiuti.
OBIETTIVO AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
E’ ciò che l’impresa si prefigge di ottenere in campo ambientale con una descrizione il più possibile quantificata
OSSIDI DI AZOTO (NOx)
Gli ossidi di azoto (NOx) sono composti ossigenati dell’azoto allo stato gassoso. L’ossido NO si forma per reazione secondaria nelle combustioni ad alta temperatura: esso si trasforma successivamente in NO2 (l’ossido più aggressivo) per ossidazione fotochimica e in N2O5 che, assorbito dall’umidità atmosferica, diventa acido nitrico. Gli ossidi di azoto possono agire sulle vie aeree sinergicamente con altri gas e partecipano come "precursori" alla formazione degli ossidanti fotochimici (ozono, perossidi organici). Sono, dopo l’anidride solforosa, i più diffusi e aggressivi inquinanti atmosferici e con questa danno luogo alle cosiddette "piogge acide".
OSSIDI DI ZOLFO (SOx)
Le emissioni di ossidi di zolfo, costituite principalmente da anidride soforosa sono dovute prevalentemente all’uso di combustibili solidi e liquidi e sono correlate al contenuto di zolfo di questi ultimi. Gli ossidi di zolfo sono tipici inquinanti delle aree urbane e industriali, ove l’elevata intensità degli insediamenti ne favorisce l’accumulo, soprattutto in condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le situazioni più gravi si presentano nei periodi invernali quando, alle altre fonti di emissione, si aggiunge il riscaldamento domestico. Danno luogo alle cosiddette "piogge acide".
PARTICOLATO SOSPESO TOTALE (PST)
Il PST é costituito da particelle di materia di dimensioni talmente ridotte (molto meno di un millesimo di millimetro) da rimanere, anche per molto tempo, in sospensione in aria, prima di depositarsi al suolo. La composizione del particolato è molto varia (ad esempio, idrocarburi incombusti da motori diesel, idrocarburi pesanti parzialmente ossidati, metalli pesanti da impianti di combustione, ceneri vulcaniche, polveri, ecc.). La pericolosità del particolato è in funzione della sua composizione (sostanze dannose eventualmente presenti) e delle dimensioni medie delle particelle che, se inferiori a 10 micron (1 micron=10-3 mm), possono superare le vie aeree superiori arrivando agli alveoli polmonari.
PIANO D’AZIONE NAZIONALE (PAN) PER IL GPP
Il Piano d’Azione Nazionale, approvato con Decreto Interministeriale n. 135 dell'11 Aprile 2008 e pubblicato in gazzetta ufficiale n. 107 dell'8 maggio 2008, ha l’obiettivo di promuovere la diffusione del GPP presso gli enti pubblici e intende favorire le condizioni necessarie per far sì che il GPP possa dispiegare in pieno le sue potenzialità come strumento per il miglioramento ambientale. Coerentemente con le indicazioni fornite dalla Commissione, il Piano d’Azione Italiano ha lo scopo di diffondere il GPP attraverso le seguenti azioni:
• coinvolgimento dei soggetti rilevanti per il GPP a livello nazionale;
• diffusione della conoscenza del GPP presso la Pubblica Amministrazione e gli altri enti pubblici, attraverso attività di divulgazione e di formazione;
• definizione, per prodotti, servizi e lavori identificati come prioritari per gli impatti ambientali e i volumi di spesa, di indicazioni metodologiche per la costruzione di processi di acquisto “sostenibili” e di criteri ambientali da inserire nei capitolati di gara;
• definizione di obiettivi nazionali, da raggiungere e ridefinire ogni tre anni;
• monitoraggio periodico sulla diffusione del GPP e analisi dei benefici ambientali ottenuti. Attraverso le azioni previste dal Piano d’Azione Nazionale e in particolare sulla base dei criteri ambientali minimi sarà possibile guidare gli enti pubblici all’applicazione del GPP e disporre di strumenti per riconoscere e supportare le strategie di GPP anche attraverso la diffusione di strumenti atti alla diffusione di beni, servizi e lavori con caratteristiche ambientali migliorative.
PIOGGE ACIDE
La SO2 si ossida per effetto fotochimico e catalitico in anidride solforica (SO3), la quale combinandosi con l’acqua della nebbia o dell’umidità forma acido solforico. Da questo processo derivano le deposizioni acide secche, quindi l’acidificazione del suolo, e le piogge acide. Le piogge acide danneggiano il patrimonio boschivo e la vegetazione in generale riducendone la capacità di operare la fotosintesi e rendendole più vulnerabili da parte di funghi e parassiti. Contribuiscono inoltre alla corrosione degli edifici e dei monumenti. L’acidificazione dei laghi ha un effetto tossico diretto sugli organismi che li popolano e contribuisce ad aumentare la tossicità di altri composti presenti nell’acqua come i metalli pesanti. L’acidificazione è uno dei principali fenomeni di inquinamento transfrontaliero a distanza.
PM 10 e PM 2,5
Sono le cosiddette polveri sottili, ovvero il particolato prodotto dai motori diesel, dall’usura dei pneumatici e da altro materiale disperso nell’aria nel quale si fissano sia gli IPA che altri composti, quali i metalli, e altri composti ancora sia organici che inorganici. Inoltre tali polveri si formano anche per reazioni chimiche in atmosfera, soprattutto in presenza di ossidi di azoto. La dimensione del PM10 è di 10 micron, quella del PM 2.5, più fine, è di 2.5 micron. Ritenute tossiche e potenzialmente cancerogene, le polveri sottili, in particolare le PM 2.5 e quelle ancora più fini quali le PM < 1 si fissano negli alveoli polmonari nei quali penetrano attraverso la respirazione.
POLICLOROBIFENILI (PCB)
Composti organici costituiti da carbonio , idrogeno e cloro, in massima parte impiegati come fluidi isolanti nei trasformatori elettrici. Sono altamente tossici e difficilmente degradabili.
POLITICA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Documento fondamentale che testimonia l’impegno del vertice dell’organizzazione aziendale a considerare la tutela dell’ambiente un elemento costitutivo della propria missione aziendale. La politica ambientale deve essere stabilita per iscritto e stabilmente riesaminata ed eventualmente corretta, comunica al personale dipendente e resa disponibile al pubblico
POLITICA INTEGRATA DI PRODOTTO
La politica integrata di prodotto (Integrated Product Policy, IPP) è definita come: "una politica pubblica esplicitamente orientata a modificare e migliorare la prestazione ambientale dei sistemi di prodotto. Indirizzata al ciclo di vita di un prodotto nel suo complesso, la IPP si propone innanzitutto di evitare il trasferimento di un problema da uno stadio del ciclo di vita ad un altro o da un comparto ambientale ad un altro (ad es. dall'acqua all'aria o al suolo) ". Per implementare tale politica sono stati individuati alcuni strumenti che dovrebbero consentire il decollo e il consolidarsi di un mercato di prodotti ambientalmente favorevoli: Tasse ed incentivi orientati al prodotto; Accordi ambientali volontari tra imprese o tra imprese e amministrazioni locali; Green procurement, in altre parole vincolo per le amministrazioni pubbliche di inserire le caratteristiche ambientali tra le specifiche di approvvigionamento di un prodotto (a questo scopo è necessario favorire la ricerca e sviluppo sui prodotti maggiormente compatibili con l'ambiente. reperire fondi ad hoc); Applicare il principio della responsabilità estesa del produttore.
PRINCIPIO “CHI INQUINA PAGA”
Principio di imputazione che prevede di far assumere i costi ambientali derivanti dalla attività di produzione (le esternalità ambientali negative) al produttore. Attraverso l’adozione di tale principio si richiede al produttore di internalizzare nel prezzo del bene anche i costi ambientali sostenuti. Non si tratta pertanto di un “principio etico” o “punitivo” ma di un sistema per assegnare un prezzo alle variabili ambientali che intervengono nei processi di produzione.
PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
La Dichiarazione di Rio de Janeiro, nel principio 15, afferma che “dove vi sono serie minacce di un danno irreversibile, la mancanza di piena certezza scientifica non deve essere utilizzata per posporre misure efficienti, dal punto di vista dei costi, per prevenire il degrado ambientale”. Secondo una Comunicazione della Commissione Europea del 2000 il ricorso al Principio di Precauzione presuppone:
• l’identificazione di effetti potenzialmente negativi derivanti da un fenomeno, da un prootto o da un procedimento;
• una valutazione scientifica del rischio che, per l’insufficienza dei dati, il loro carattere non concludente o la loro imprecisione, non consente di determinare con sufficienza certezza il rischio in questione. Articolo 3 della UN Framework Convention on Climate Change: “le Parti dovrebbero adottare delle misure precauzionali per anticipare, prevenire o minimizzare le cause del cambiamento climatico e mitigarne gli effetti negativi. In presenza di pericoli di danni seri e irreversibili, la mancanza di una piena certezza scientifica non dovrebbe essere utilizzata come ragione per posporre tali misure, considerato che le politiche e le misure relative al cambiamento climatico dovrebbero essere cost-effective per assicurare dei benefici globali al minor costo possibile.”
PROCEDURA (nel sistema di gestione ambientale)
Documento che definisce le modalità di svolgimento di attività previste dal sistema di gestione, in termini di istruzioni gestionali e operative e delle relative responsabilità di attuazione.
PROCESSO DI CARDIFF
Processo, avviato a Cardiff il 15 e il 16 giugno 1998 con la presentazione da parte della Commissione di un progetto strategico, per l’integrazione della protezione dell’ambiente nelle politiche comunitarie e nelle politiche settoriali.
PROGRAMMA AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale) Una descrizione degli obiettivi e delle attività specifici dell’impresa concernenti una migliore protezione dell’ambiente
PROTOCOLLO DI KYOTO
L’11 Dicembre 1997 nella città di Kyoto venne siglato, in occasione della Terza Conferenza delle Parti tra i paesi che avevano aderito alle Convenzione dell’ONU sui cambiamenti climatici di Rio de Janeiro del 1992 Il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore e quindi legalmente vincolante, dopo essere stato ratificato da 55 Stati (ciò è avvenuto il 16 Febbraio 2005 dopo l’adesione della Russia), tra cui devono essere inclusi Stati dell’Annesso I* responsabili per almeno il 55% delle emissioni totali degli Stati dell’Annesso I L’ obiettivo La riduzione delle emissioni globali di gas serra (CO2,CH4,N2O,HFC,PFC,SF6) del 5,2% rispetto al livello del 1990 entro il periodo 2008-2012. Per raggiungere tale obiettivo, ogni Paese dell’Annesso I ha assunto impegni di riduzione diversi in base alla struttura dell’economia nazionale, alla dotazione di risorse naturali, al contributo di ciascun gas alle emissioni totali nazionali di gas serra, all’ offerta e la domanda di energia nazionali e agli sforzi già compiuti per la riduzione delle emissioni prima del 1990. Per i Paesi dell’Unione Europea nel loro insieme la riduzione deve essere dell’8%, per gli Stati Uniti del 7% e per il Giappone del 6%. Per la Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l’Ucraina è prevista la stabilizzazione delle emissioni, mentre Norvegia, Australia e Islanda possono aumentare le loro emissioni rispettivamente dell’1%, 8% e 10%. All’interno dell’UE è stata effettuata un’ulteriore ripartizione tra gli Stati membri per raggiungere la riduzione complessiva dell’8%. In tale contesto, l’Italia si impegna a ridurre le emissioni nazionali di gas serra del 6,5% rispetto alle emissioni del 1990. Gli Strumenti Misure e politiche nazionali, quali: Incremento dell’efficienza energetica nei rilevanti settori dell’economia nazionale; Protezione e incremento dei ‘sink’ e riserve dei gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal; promozione di azioni di forestazione sostenibile, riforestazione e afforestazione; Promozione di forme di agricoltura sostenibile; Promozione della ricerca, lo sviluppo e l’uso di fonti di energia nuove e rinnovabili, di tecnologie per il sequestro dell’anidride carbonica e di tecnologie ecocompatibili nuove e avanzate; Riduzione progressiva ed eliminazione di quei fattori di distorsione dei mercati, quali incentivi fiscali, tassazione e sussidi, che favoriscono le emissioni di gas serra e introduzione di strumenti di mercato che ne incoraggino la riduzione; Misure atte a limitare e/o ridurre le emissioni di gas serra non controllati dal Protocollo di Montreal nel settore dei trasporti; Riduzione delle emissioni di metano dalla gestione dei rifiuti e da attività di produzione, trasporto e distribuzione di energia.
PTB (Physical Trade Balance -Bilancio fisico degli scambi, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il PTB misura il surplus o il deficit di un’economia in termini fisici e si ottiene sottraendo le esportazioni dalle importazioni. PTB = importazioni - esportazioni
RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI
Nel D. Lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione: "La raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima."
RAPPORTO BRUNDTLAND
Rapporto (Our Common Future) elaborato nel 1987 dalla Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED), con il coordinamento dell’ex primo ministro norvegese Gro Harem Brundtland, che ha definito lo sviluppo sostenibile come lo “sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.
RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE
Si tratta di un rapporto ambientale territoriale, elemento conoscitivo indispensabile per il quadro diagnostico previsto dai processi di Agenda 21 Locale
RECUPERO DEI RIFIUTI
Nel D.lgs. n. 22 del 5.2.97 viene data la seguente definizione delle operazioni di recupero: "Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia; rigenerazione/recupero di solventi; riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi, comprese le operazioni di compostaggio e altre operazioni biologiche; riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici; riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche; rigenerazione degli acidi o delle basi; recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti; recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori; rigenerazione o altri reimpieghi degli oli; spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia; utilizzazione dei prodotti ottenuti da una delle suddette operazioni; scambio di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni; messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle suddette operazioni (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono stati prodotti)."
RECUPERO ENERGETICO
Utilizzazione dell’energia termica liberata in un processo di combustione di rifiuti, per la produzione di vapore da cedere a terzi o da sfruttare in un ciclo termico, per la produzione di energia elettrica.
REGISTRO DEGLI EFFETTI AMBIENTALI (nel sistema di gestione ambientale) Registro dove vengono annotati gli effetti ambientali connessi ai fattori d’impatto individuati come significativi per il sito
RICICLAGGIO
Ritrattamento, in un processo di produzione dei materiali, di rifiuti per la loro funzione originaria o per altri fini, compreso il riciclaggio organico (compostaggio) con esclusione, però, del recupero di energia.
RIFIUTI
Secondo il D.Lgs. n. 22 del 5.2.97 è rifiuto qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate in allegato al decreto stesso e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi. Tuttavia, a tale proposito va evidenziato che l’elenco dei rifiuti individuati nell’allegato al decreto non è esaustivo in quanto in esso viene disposto che costituisce rifiuto anche "qualunque sostanza, materia o prodotto che non rientri" tra le diverse categorie espressamente individuate. Pertanto, il criterio cui occorre fare riferimento per determinare se una data sostanza debba essere qualificata come rifiuto (e, come tale, vada assoggettata alla normativa che ne regola tutte le fasi di smaltimento) è quello soggettivo e cioè di valutazione della volontà del detentore di disfarsi o meno della sostanza stessa. Nel D. Lgs. n. 22/97 i rifiuti vengono classificati, secondo l’origine e la pericolosità, rispettivamente in urbani e speciali ed in pericolosi e non pericolosi. Scompare, pertanto, la tipologia dei rifiuti tossici e nocivi, introdotta dalla previgente normativa.
RISORSE NATURALI
Materie prime direttamente attinte dal patrimonio naturale e che vengono successivamente immesse nel mercato allo stato grezzo o lavorate.
RISORSE NON RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale il cui utilizzo ed impiego è limitato nel tempo a causa della loro irriproducibilità (es. le risorse minerarie). Vengono anche definite come risorse esauribili.
RISORSE RINNOVABILI
Risorse del patrimonio naturale che hanno la capacità di riprodursi o rinnovarsi.
RIUSO
Il riuso rappresenta una delle forme di valorizzazione del rifiuto che consente di utilizzare un bene (altrimenti destinato ad essere trasformato in rifiuto) nella sua forma originaria (es. una bottiglia di vetro per l’acqua che viene riutilizzata per conservare dei legumi secchi). RUMEA Per quanto riguarda il conto RUMEA non è ancora stata sviluppata in ambito internazionale una classificazione relativa alle attività di uso e gestione delle risorse naturali (CRUMA – Classification of Resource Use and Management Activities and expenditures), ossia una classificazione, analoga alla CEPA, ma incentrata questa volta sugli aspetti relativi all’uso, alla gestione e alla salvaguardia dello stock delle diverse risorse naturali. Non mancano tuttavia una serie di punti di riferimento ai fini dello sviluppo di una tale classificazione. Innanzi tutto lo stesso manuale del SERIEE (Cap. X) individua il dominio di analisi del conto RUMEA e quindi della corrispondente classificazione. Si tratta delle risorse naturali così definite: acque interne, foreste, flora e fauna selvatiche, materie prime energetiche non rinnovabili (combustibili fossili), materie prime non energetiche.
SCARICO INDUSTRIALE
Flusso di materiale di rifiuto proveniente da un processo produttivo industriale. Secondo la normativa vigente, tali scarichi sono da considerarsi quantomeno rifiuti speciali e possono essere pericolosi (se provenienti da determinati processi).
SESTO PROGRAMMA DI AZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il nuovo programma identifica quegli aspetti dell'ambiente che devono assolutamente essere affrontati per ottenere uno sviluppo sostenibile: cambiamento climatico, uso esagerato delle risorse naturali rinnovabili e non, perdita di biodiversità, accumulo di sostanze chimiche tossiche persistenti nell'ambiente. Determina quindi gli obiettivi e i traguardi da perseguire, descrive come si intende utilizzare gli strumenti della politica ambientale comunitaria per questi fini e sottolinea la necessità di intervenire anche in altre aree politiche. Il presupposto di fondo è che la tutela ambientale sia integrata nelle altre aree politiche e, a tal fine, è necessario cambiare il sistema di governance in modo da riuscire a conciliare gli obiettivi socio-economici con quelli ambientali e identificare le diverse vie per conseguirli. Questo nuovo programma, pur concentrandosi sulle azioni e gli impegni che devono essere intrapresi a livello comunitario, identifica anche misure e responsabilità che spettano agli organismi nazionali, regionali e locali nonché ai diversi settori economici.
Ciò comprende la identificazione di aree tematiche prioritarie di intervento e la definizione dell’approccio strategico che definisce l'approccio politico generale ed il pacchetto di misure proposto per conseguire gli obiettivi e i traguardi ambientali. In base agli esiti della valutazione globale e alle relazioni sullo stato e sulle tendenze dell'ambiente, il programma è stato imperniato sulle seguenti aree tematiche: Cambiamento climatico Obiettivo: Stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas di serra ad un livello che non generi variazioni innaturali del clima terrestre. Natura e biodiversità: una risorsa unica da salvaguardare Obiettivo: Proteggere e ripristinare il funzionamento dei sistemi naturali ed arrestare la perdita di biodiversità nell'Unione europea e nel mondo; proteggere il suolo dall'erosione e dall'inquinamento. Ambiente e salute Obiettivo: Ottenere una qualità dell'ambiente in virtù della quale il livello dei contaminanti di origine antropica, compresi i diversi tipi di radiazioni, non dia adito ad impatti o a rischi significativi per la salute umana. Uso sostenibile delle risorse naturali e gestione dei rifiuti Obiettivo: Garantire che il consumo delle risorse rinnovabili e non rinnovabili non superi la capacità di carico dell'ambiente; ottenere lo sganciamento dell'uso delle risorse dalla crescita economica mediante un significativo miglioramento dell'efficienza delle risorse, la dematerializzazione dell'economia e la prevenzione dei rifiuti.
A tutte le tematiche ambientali dovrà applicarsi un approccio strategico di seguito articolato in alcuni indirizzi prioritari:
1) Migliorare l'applicazione della normativa vigente Occorre migliorare l'applicazione della legislazione ambientale esistente. Alla vigorosa azione legale attraverso la Corte di giustizia europea deve essere abbinato un supporto alle buone prassi e una politica di informazione pubblica nella quale, inadempienti e non, sono segnalati per nome e lodati o biasimati secondo i casi ('name, fame and shame').
2) Integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche L'integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche va approfondita: vale a dire che tutte le iniziative politiche della Commissione devono essere analizzate a fondo in questa luce. I progressi dovranno essere misurati mediante appositi indicatori e analisi comparata.
3) Indurre il mercato a lavorare per l'ambiente La collaborazione con il mercato attraverso le imprese e gli interessi dei consumatori contribuirà a creare modelli di produzione e consumo più sostenibili: non si tratta semplicemente di penalizzare le imprese inadempienti, ma di introdurre regimi che permettano di premiare i migliori; di informare i consumatori perché possano scegliere i prodotti più ecologici orientando così il mercato in una certa direzione; di sopprimere i sussidi pubblici a favore di pratiche nocive per l'ambiente; di incoraggiare le imprese ad innovare, magari cogliendo le opportunità offerte dall'uso, dallo sviluppo e dalla diffusione di tecnologie pulite.
4) Partecipazione dei cittadini e modifiche comportamentali I singoli cittadini operano quotidianamente decisioni che hanno un impatto diretto o indiretto sull'ambiente: un'informazione di miglior qualità e più facilmente accessibile in materia di ambiente e di questioni pratiche contribuirà a plasmarne le opinioni e quindi ad influenzarne le decisioni.
SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE
Comprende la struttura organizzativa, le responsabilità, le procedure, i procedimenti e le risorse messi in atto per la conduzione aziendale della variabile ambiente e l’incremento dell’efficienza ambientale di un’azienda. La documentazione che descrive complessivamente il sistema di gestione ambientale e i mezzi per raggiungere gli obiettivi stabiliti è costituita dalla politica ambientale, dal manuale di gestione ambientale e dal piano di gestione ambientale. I moderni sistemi di gestione integrano quasi sempre la tutela della salute, la sicurezza sul lavoro e la protezione ambientale e spesso associano a queste tre variabili anche la gestione della qualità.
SOLIDI SOSPESI TOTALI (SST)
Materiale, di qualsiasi natura, in sospensione. La presenza di solidi sospesi oltre determinati limiti, altera la normale trasparenza dell’acqua.
SOSTANZA ORGANICA
Composto esistente in natura o creato per sintesi, nel quale è presente il carbonio.
SPESE AMBIENTALI
Spese sostenute dall’azienda relative ad attività direttamente rivolte alla protezione e miglioramento dell’ambiente. Vengono escluse dalle spese ambientali tutte quelle spese a cui l’azienda è obbligata in quanto previste dalla normativa..
SPESE DIFENSIVE
Spese sostenute dall’azienda aventi come obiettivo il controllo e/o l’eliminazione del degrado ambientale ex-ante e tutte quelle spese di difesa rispetto agli effetti negativi ex-post associati al degrado ambientale. Vengono individuate diverse tipologie di spese difensive ambientali: 1. Spese finalizzate a tutelare direttamente le funzioni ambientali, ovvero spese per interventi che incidono direttamente sulle funzioni ambientali (sotto il profilo qualitativo e quantitativo):
1.1. Spese finalizzate alla prevenzione del deterioramento delle funzioni ambientali (es. utilizzo di tecnologie meno inquinanti; adozione di misure per il risparmio energetico o per il risparmio di acque, ecc.);
1.2. Spese finalizzate al ripristino delle funzioni ambientali deteriorate (es. bonifica di siti inquinati, ricarica di falde acquifere, riforestazione, ecc.);
2. Spese finalizzate a contrastare gli effetti negativi del deterioramento delle funzioni ambientali, ovvero spese per interventi che non incidono direttamente sulle funzioni ambientali, ma che invece agiscono più a valle sulle conseguenze derivanti dal deterioramento delle funzioni ambientali: 2.1. Spese finalizzate a sottrarsi agli effetti del deterioramento delle funzioni ambientali una volta che tale deterioramento non viene né evitato, né ripristinato (es. doppi vetri per proteggersi dal rumore, trasferimento della propria residenza in una località meno inquinata, ecc.);
2.2. Spese finalizzate a compensare gli effetti del deterioramento delle funzioni ambientali senza che ci si sottragga ad essi (es. cure mediche di patologie indotte dall’inquinamento). Nell’ambito della contabilità ambientale della statistica ufficiale generalmente l’attenzione è focalizzata sulle spese del primo tipo – ossia le pese finalizzate a tutelare direttamente le funzioni ambientali – le quali corrispondono alle “risposte” del sistema socio economico orientate al contenimento delle “pressioni” esercitate dall’uomo sull’ambiente e alla conservazione/ripristino dello “stato” dell’ambiente. Le spese del secondo tipo sono invece orientate a contrastare le ripercussioni sul sistema antropico (chiamati “impatti” nell’ambito del modello DPSIR) conseguenti alla modificazione (deterioramento) delle funzioni ambientali.
STRATEGIA DI GOTEBORG
La Strategia di Goteborg, definita nel Consiglio di Goteborg il 15 e 16 Giugno 2001, è incentrata sulla Strategia europea per lo sviluppo sostenibile. Si aggiunge alla Strategia di Lisbona una terza dimensione, quella ambientale, e si stabilisce un nuovo approccio alla definizione delle politiche che si basa sul principio secondo cui gli effetti economici, sociali ed ambientali di tutte le politiche dovrebbero essere esaminati in modo coordinato e presi in considerazione nel processo decisionale.
STRATEGIA DI LISBONA
La Strategia di Lisbona (o Processo di Lisbona), definita nel Consiglio di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, integra le questioni sociali ed economiche e traccia l’ambizioso obiettivo strategico per l’economia europea, per “diventare l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”.
SYSTEME EUROPÉEN DE RASSEMBLEMENT DE L’INFORMATION ECONOMIQUE SUR L’ENVIRONNEMENT – SERIEE
Sistema Europeo sviluppato dall’EUROSTAT per l’organizzazione e la raccolta delle informazioni economiche sull’ambiente armonizzate a livello comunitario. La struttura del sistema è composta da una serie di moduli: il conto satellite della spesa per la protezione ambientale EPEA; il conto satellite dell’uso e gestione delle risorse naturali; il modulo delle Eco-Industrie; l’analisi Input-Output delle attività di protezione ambientale.
TAVOLA INPUT-OUTPUT (o delle interdipendenze economiche).
Permette all’utilizzatore di avere sotto gli occhi, opportunamente raccolte e classificate, tutte le transazioni su beni servizi e sui fattori della produzione che si sono verificate nel sistema in un dato periodo e tra i vari gruppi di operatori, sottolineando i loro legami di interdipendenza. L’insieme delle unità produttive è ripartito in branche di produzione omogenea, secondo un’articolazione classificatoria uniforme a tutti i paesi dell’Ue. L’utilità della tavola è tanto più efficace quanto maggiore è la sua articolazione, e quindi quanto maggiore è il numero delle branche produttive prese in esame. Schematicamente la tavola è costituita da una parte centrale, la matrice vera e propria delle interdipendenze settoriali, in cui le branche compaiono due volte:
a) una volta in fiancata, branche di origine, cioè come branche che vendono, da cui si dipartono i flussi di uscita (output) delle risorse (produzioni e importazioni);
b) una volta in testata, branche di destinazione o di impiego, cioè come branche che acquistano, in cui gli stessi flussi convergono assumendo per le branche di impiego il significato di input, cioè di beni e servizi acquisiti per la trasformazione e utilizzati come consumi intermedi. La tavola comprende inoltre il quadro degli impieghi finali e quello dei fattori primari, entrambi disaggregati per branca.
TAVOLO PERMANENTE PER IL PAN GPP
Il “Tavolo di lavoro Permanente” rappresenta un organismo con funzioni prevalentemente consultive, nell’ambito del quale vengono presentati e condivisi i contenuti tecnici del PAN GPP, l’impostazione degli aspetti gestionali relativi alle iniziative di comunicazione, formazione e alla metodologia del monitoraggio. Esso si riunisce periodicamente su convocazione e ordine del giorno fissati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Accanto a funzioni consultive, assume un ruolo attivo per la promozione, per il tramite dei propri componenti, di azioni di supporto operativo per l’attuazione di attività programmate nell’ambito dell’organizzazione istituzionale di appartenenza dei medesimi. Esso sarà costituito da rappresentanti delle seguenti organizzazioni ed istituzioni: di produttori, artigiani, commercianti; sindacati dei lavoratori; rappresentanti degli EELL e territoriali e del coordinamento Agenda 21 Locale, attivi in seno al gruppo di lavoro GPPNET; Associazioni Ambientaliste; Associazioni dei Consumatori.
TDO (Total Domestic Output -Output Totale Interno, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Rappresenta la quantità totale di output di materie nell’ambiente interno causato direttamente e indirettamente dall’attività umana, ovvero la somma del DPO e dei flussi inutilizzati associati agli output. I flussi inutilizzati si traducono in pratica nello smaltimento dei materiali non utilizzati durante i processi estrattivi, l’estrazione di biomassa, gli scavi.
TECNOLOGIE PULITE
Nel generale processo di applicazione del concetto di sviluppo ambientalmente sostenibile nel settore produttivo, svolgono un ruolo essenziale le tecnologie definite “pulite” (dall’inglese “clean technology”). Con questa espressione si fa genericamente riferimento a tutte quelle misure tecniche e tecnologiche che consentono di minimizzare l’impatto negativo sull’ambiente (in termini sia di depauperamento del patrimonio naturale sia di carico inquinante immesso nell’ambiente) di una determinata attività produttiva. Queste tecnologie non sono pulite in senso assoluto, ma sono più pulite rispetto a quelle tradizionalmente utilizzate nello stesso ambito produttivo. Tali misure possono essere introdotte o in fase di progettazione di un impianto, attraverso un sostanziale cambiamento dei processi produttivi (quindi delle tecnologie impiantistiche), oppure attraverso interventi su un impianto esistente, che ne massimizzano per quanto possibile l’efficienza di funzionamento minimizzando la produzione di sotto-prodotti (compresi tutte le forme di effluenti inquinanti) e/o aumentando le loro possibilità di recupero (si parla in questo caso di misure tecniche).
TMC (Total Material Consumption -Consumo Totale di Materiali , nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Indicatore di sintesi dei consumi di materiali di un’economia. Rappresenta l’uso totale di materiali associato alle attività interne di produzione e consumo ed è quindi uguale alla somma del DMC e dei flussi indiretti.
TMI (Total Material Input - Input Materiale Totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Risulta dalla somma del DMI e dei flussi inutilizzati di estrazione domestica, ovvero quei materiali che sono mossi dalle attività economiche all’interno dell’area ma non sono né consumati direttamente né utilizzati come input nei processi produttivi. I flussi inutilizzati sono costituiti da quei materiali che restano fuori dall’economia, ovvero non entrano direttamente nei processi produttivi, come ad esempio: i materiali legnosi non utilizzati (rami, aghi, foglie, radici), la terra e la pietra rimosse durante i processi estrattivi, la terra smossa per la costruzione di infrastrutture, l’erosione del suolo causata da attività umane quali l’agricoltura intensiva.
TMO (Total Material Output -Output materiale totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia).
Il TMO rappresenta la quantità totale di materia che lascia l’economia sottoforma di flussi verso l’ambiente o di esportazioni verso il resto del mondo. L’indice sintetico dal lato degli output, il TMO, è costituito, come nel caso del TMR, da varie componenti.
TMR (Total Material Requirement - fabbisogno materiale totale, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
L’indice sommario di una MFA. Rappresenta l’intensità materiale di un’economia, descrivendo, in termini di tonnellate totali, la somma dei materiali contenuti nelle comodità prodotte dall’economia ma anche i flussi nascosti associati con la produzione delle stesse. Prima di arrivare al calcolo del TMR, è quindi necessario passare per il calcolo di tali componenti. Ciò implica in pratica costruire una serie di indicatori di uso delle risorse, la cui aggregazione porterà al TMR. Tali indicatori sono nell’ordine: o il DE (Domestic Extraction); o il DMI (Domestic Material Input); o il TMI (Total Material Input).
UNITED NATIONS CONFERENCE ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (UNCED)
Conferenza tenuta a Rio de Janeiro nel giugno 1992. La più complessa ed estesa organizzata dalle Nazioni Unite (due anni e mezzo di lavori preparatori, 120 capi di Stato e 178 paesi partecipanti). Essa ha originato cinque documenti formali: cambiamenti climatici, biodiversità, foreste, Rio Declaration on Environment and Development e Agenda 21. Nella Dichiarazione, che comprende un preambolo e 27 princìpi, vengono date indicazioni volte a promuovere un più sano ed efficiente rapporto tra uomo e ambiente. In particolare, si richiama l'attenzione su un numero di argomenti rilevanti per l'ambiente, tra i quali l'equità intergenerazionale, i bisogni del mondo povero, la cooperazione tra Stati, la responsabilità civile e la compensazione dei danni ambientali, il principio inquinatore-pagatore e la VIA
UNITED NATIONS DEVELOPMENT PROGRAMME (UNDP) L’UNDP è incaricato di gestire la maggior parte dell’assistenza tecnica che il sistema delle Nazioni Unite fornisce per la cooperazione allo sviluppo, approvare programmi nazionali di sviluppo presentati da singoli stati, stanziare i relativi fondi e sovrintendere all’esecuzione dei progetti d’attuazione in collaborazione con le organizzazioni non governative.
UNITED NATIONS ENVIRONMENT PROGRAMME (UNEP) L’UNEP, costituita dopo la Conferenza di Stoccolma nel 1972, ha il compito di promuovere ed orientare la cooperazione internazionale e la creazione di partnership nel campo della tutela ambientale: l’UNEP ha inoltre un ruolo guida nell’ambito dell’utilizzo del Global Environmental Facility (GEF). Il Governing Council dell’UNEP è formato da 58 stati.
WORLD COMMISSION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT (WCED) Organismo internazionale comunemente denominato "Commissione Brundtland" dal nome del primo ministro norvegese, Gro Harlem Brundtland, che lo ha presieduto. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1983, questa commissione ha dato origine al rapporto Our Common Future (1987), in cui viene elaborato e definito il concetto di sviluppo sostenibile.
ZAINO ECOLOGICO
E' il carico di natura che ogni prodotto o servizio si porta sulle spalle in un invisibile zaino. E' cioè il peso dei materiali che abbiamo prelevato dalla natura per realizzare un prodotto o un servizio, meno il peso del prodotto stesso. Lo zaino ecologico viene espresso sia in kg di natura / kg di prodotto sia in kg di natura / unità di prodotto. Per esempio: automobile media (1 tonnellata) 25 tonnellate, motocicletta (190 kg) 3 tonnellate, marmitta catalitica 3 tonnellate, computer da tavolo (15 kg) 15 tonnellate, anello d'oro (es. fede da 5 grammi) 3 tonnellate, carta 15 kg/kg, plastiche 2-9 kg/kg (es. PE 4,6 kg/kg, PVC 8,8 kg/kg), succo d'arancia confezionato 25 kg/kg. In generale più un prodotto industriale è prezioso o elaborato e maggiore è il suo zaino ecologico.
In un'analisi più precisa, Schmidt-Bleek distingue tra cinque diversi componenti dello zaino ecologico:
1. Materiali abiotici: pietre, ghiaia, sabbia, minerali, combustibili fossili (carbone, petrolio, gas minerale).
2. Materiali biotici: biomassa vegetale e animale.
3. Terreno per produzioni agricole e forestali: quantità di terreno fertile perso per erosione.
4. Acqua: prelevata per usi industriali o agricoli
5. Aria: prelevata per trasformazioni