I termini riportati in questo glossario sono suddivisi in ordine alfabetico.
(a cura di Ecosistemi)
DEMATERIALIZZAZIONE
Si tratta di un orientamento dell’economia che prevede di produrre la stessa “unità di servizio” con un quantitativo minore di materie e di materiali per produrre la stessa "unità di servizio", come previsto dagli aderenti alla Dichiarazione di Carnoules (Club del fattore 10). Richiedere la dematerializzazione dell’economia significa far diventare una priorità politica la riduzione drastica dei flussi di materiali utilizzati dall’uomo, per produrre i beni e servizi di cui hanno bisogno per godere della vita.
DFE (DESIGN FOR ENVIRONMENT)
E’ un modo per progettare un prodotto tenendo conto, fin dalla fase dell’ideazione, della necessità di conservare le risorse naturali, ottimizzare il consumo di energia e di materia, favorire il disassemblaggio e la manutenzione, estendere la durata e minimizzare la produzione dei rifiuti e aumentarne il riciclo e/o recupero.
DICHIARAZIONE AMBIENTALE
(per il sistema di gestione ambientale EMAS) Documento pubblico, scritto in forma concisa e comprensibile, che l’azienda redige per comunicare, una volta ottenuta la certificazione EMAS, i seguenti elementi: a) attività del sito; b) problemi ambientali; c) dati quantitativi di emissioni e scarti; d) fattori di efficienza ambientale; e) politica, programmi e sistema di gestione dell’ambiente; f) scadenze; g) nome verificatore
DICHIARAZIONE DI CARNOULES
I firmatari della Dichiarazione di Carnoules constatano che gran parte dei governi, delle aziende e degli elettori ritengono ancora che una crescita del consumo di energia, di materiali e di risorse sia necessaria per avere una sana economia che produca più merci, più occupazione e più redditi. I firmatari si appellano così ai governi, ai leader economici, alle organizzazioni internazionali e a quelle non governative perché adottino il Fattore 10 come principio guida e perché cambino le attuali politiche che tendono ancora a ostacolare invece che a favorire la ecoefficienza. Per questo, secondo i firmatari, occorre abolire le attuali sovvenzioni statali allo spreco di risorse, riformare ecologicamente i sistemi fiscali tassando energia e risorse e detassando il lavoro, correggere il sistema di formazione dei prezzi in modo che questi includano anche i costi ambientali, elaborare nuovi indicatori per calcolare la ricchezza reale e la sostenibilità.
DMC (Domestic Material Consumption- Consumo Interno di Materiali, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Il DMC rappresenta la quantità totale di materiali direttamente utilizzati dall’economia.
DMI (Direct Material Input -Input materiale diretto, nell’Analisi dei Flussi di Materia)
Indica la quantità totale di risorse naturali, di origine domestica e importate, che entra fisicamente nel sistema economico per essere successivamente lavorata e/o consumata. Le importazioni possono avere come oggetto: o Materie prime (combustibili fossili, minerali, biomassa, materie prime secondarie); o Prodotti semi-lavorati (da combustibili fossili, da minerali, da biomassa); o Prodotti finiti; o Altri prodotti; o Materiali di imballaggio importati con i prodotti; o Rifiuti importati per trattamento e smaltimento finali. Quando l’MFA riguarda una regione piuttosto che uno stato, è necessario conteggiare oltre alle importazioni dagli altri stati anche quelle dalle altre regioni dello stato di appartenenza. A differenza del DE, il DMI misura le pressioni esercitate dal sistema economico sull’ambiente in termini di prelievi di risorse naturali, non solo all’interno dei propri confini amministrativi, ma anche all’esterno.
DOW JONES SUSTAINABILITY GROUP INDEX
Indice che misura il livello di sviluppo sostenibile in termini globali delle società che, annesse alla quotazione Dow Jones, intendono incrementare il valore azionario mediante azioni credibili finalizzate allo sviluppo sostenibile
DPO (Domestic Processed Output- Output Interno da processi economici, nell’Analisi dei Flussi di Materia).
Il DPO é l’indicatore di output primario e rappresenta il totale dei flussi materiali utilizzati dall’economia prima di essere restituiti all’ambiente ed è quindi costituito dall’insieme dei rifiuti, dei reflui e delle emissioni generati durante tutto il ciclo di produzione-consumo dei prodotti all’interno dell’area considerata. Il DPO è composto dalla somma di: o emissioni in aria da processi industriali e di combustione; o rifiuti deposti in discarica; o emissioni in acqua; o utilizzi dissipativi di prodotti (es. fertilizzanti, materiali antigelo); o perdite dissipative di prodotti (es. da erosione e corrosione di infrastrutture; da abrasione).
DPSIR MODELLO
Il modello di indicatori sviluppato in ambito EEA, ed accettato unanimemente a livello internazionale, è il DPSIR (Driving forces, Pressures, States, Impacts, Responses), basato su una struttura di relazioni casuali che legano tra loro i seguenti elementi:
- Determinanti (settori economici, attività umane);
- Pressioni (emissioni, rifiuti, ecc.);
- Stato (qualità fisiche, chimiche, biologiche);
- Impatti (su ecosistemi, salute, funzioni, fruizioni, ecc.);
- Risposte (politiche ambientali e settoriali, iniziative legislative, azioni di pianificazione, ecc.).
D: i determinanti sono i fattori di fondo che influenzano una gamma di variabili pertinenti, quali, ad esempio, il numero di automobili per abitante; la produzione industriale totale, il PIL;
P: gli indicatori di pressione descrivono le variabili che direttamente causano i problemi ambientali. Ad esempio: emissioni tossiche, emissioni di CO2, rumore causato dal traffico stradale, spazio occupato da una vettura in sosta;
S: gli indicatori di stato mostrano la condizione attuale dell'ambiente. Ad esempio: la concentrazione di piombo in aree urbane; i livelli acustici in prossimità di strade principali; la temperatura media globale;
I: gli indicatori di impatto descrivono gli effetti ultimi dei cambiamenti di stato. Ad esempio: la percentuale di bambini che soffrono di problemi sanitari causati da piombo; la mortalità da infarti provocati dalle emissioni acustiche; il numero di persone che muoiono di fame a causa delle perdite di raccolto determinate dal cambiamento di clima; R: gli indicatori di risposta mostrano gli sforzi della società per risolvere i problemi. Ad esempio: la percentuale di automobili con marmitte catalitiche.
ECI (Environmental Condition Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori ECI (assieme agli EPI): Gli indicatori di condizione ambientale forniscono informazioni sulle condizioni naturalistiche e ambientali del territorio. Sono sviluppati da agenzie governative, organizzazioni non governative, istituzioni scientifiche e di ricerca e possono riguardare vari aspetti, come: i fenomeni di inquinamento o cambiamento ambientale su scala globale, regionale, locale; la qualità delle varie componenti ambientali (aria, acqua, suolo, flora, fauna); gli aspetti legati all’uomo, di tipo paesaggistico, artistico o storico-culturale.
ECO-EFFICIENZA
Orientamento strategico che consente ad un impresa che investe nella riduzione degli impatti sull’ambiente di superare i fattori penalizzanti (iniziale aumento dei costi, adeguamenti tecnologici, et.) trasformandoli in occasioni di aumento della profittabilità e competitività dell’azienda.
ECO-ETICHETTE PUBBLICHE MULTICRITERIO (TIPO I ISO 14024)
Si tratta delle etichette più comuni: si basano su di un certo numero di criteri soddisfatti/non soddisfatti che stabiliscono il modello per l’etichetta in questione. Per ogni gruppo di prodotti o servizi che rientrano nel sistema di eco-etichettatura si stabiliscono diversi criteri di valutazione. Questi criteri normalmente definiranno le prestazioni ambientali che il prodotto deve raggiungere e possono anche stabilire norme che assicurano l’idoneità all’uso del prodotto. Nel caso dell’eco-etichetta UE, per esempio i criteri per tutti i gruppi di prodotti e servizi possono, dove possibile, essere presi dal sito relativo alle eco-etichette UE e riportati direttamente nelle specifiche tecniche o nei criteri di aggiudicazione. Vi sono inoltre alcune eco-etichette, relative ad un solo fattore ambientale come, per esempio, l’utilizzo di energia o i livelli di emissione: di questa categoria ne esistono di due tipi. Il primo tipo si basa su di uno o più criteri soddisfatti/non soddisfatti collegati ad un fattore specifico, p. es. l’efficienza energetica. Se un prodotto soddisfa questi criteri, può allora esibire la corrispondente etichetta. Esempi di questo tipo di etichetta sono l’etichetta biologica europea o il marchio Energy Star per le apparecchiature per ufficio. Il secondo tipo di etichetta classifica i prodotti o servizi in base alla prestazioni ambientali relative al fattore in questione. Esempi di questo secondo tipo sono l’etichetta energetica europea, che classifica gli elettrodomestici in base alla loro efficienza energetica. Le etichette relative ad un solo fattore ambientale possono essere molto utili quando si segue un approccio graduale per rendere verdi gli appalti poiché consentono appunto un'evoluzione progressiva.
ECO-ETICHETTE PUBBLICHE MULTICRITERIO (TIPO III ISO 14025)
Tra i sistemi di eco-etichettatura di prodotto vanno ricordate le etichette di Tipo III – ISO TR 14025, che riportano dichiarazioni basate su parametri stabiliti e che contengono una quantificazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita del prodotto calcolato attraverso un sistema LCA. Sono sottoposte a un controllo indipendente e presentate in forma chiara e confrontabile In questo campo abbiamo le dichiarazioni ambientali di prodotto (Environmental Product Declaration – EPD). Le EPD forniscono informazioni riguardo le caratteristiche ambientali dei prodotti, utilizzando alcuni parametri standardizzati per ogni gruppo di beni o servizi e consentono di metterli a confronto. Basato sulla metodologia dell’LCA, questo tipo di eco-etichetta mira a garantire l’oggettività e la credibilità dei dati forniti. Le EPD che si stanno diffondendo in Italia e in Europa prevedono una certificazione di parte terza.
ECOLABEL
Insieme delle procedure introdotte in ambito europeo del Regolamento comunitario n. 880/92, (e poi riviste con il Regolamento CE 1980/2000) consistenti nel contrassegnare con un logo specifico (una margherita verde) i prodotti caratterizzati da un limitato impatto ambientale. Il logo viene assegnato a quei prodotti che soddisfano i criteri ecologici specifici per quel determinato “gruppo di prodotti”. Finora hanno ottenuto l’ecolabel comunitario oltre ventitré prodotti nei settori dei calzature, materassi, tessuti, detergenti, lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, lampadine, personale computer, vernici, coperture per pavimenti, carta, lubrificanti, ammendanti, servizi di ricettività turistica, ecc.. Poiché l’ecolabel è un simbolo che evidenzia le favorevoli prestazioni ambientali di un prodotto (ad esempio, il contenere un minor quantitativo di un determinato inquinante) rispetto ai suoi concorrenti, le imprese se ne avvalgono per orientare i consumatori all’acquisto di beni più rispettosi dell’ambiente. L'Ecolabel è un'etichetta riportata direttamente sul prodotto e/o servizio per attestarne la rispondenza a specifici requisiti ambientali denominati Criteri. I Criteri sono redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea, che con la partecipazione del Forum consultivo elabora un progetto dei criteri. Il progetto viene poi valutato della Commissione che ne verifica la corrispondenza con i requisiti del mandato e che demanda al Comitato di Regolamentazione l’approvazione.
ECOLOGIA INDUSTRIALE
Area di ricerca che, attraverso l’analogia tra funzionamento dell’ecosistema e del sistema industriale, estende a quest’ultimo i principi cardine dell’ecologia. La nascita dell’ecologia industriale si deve all’emergere di una strategia specifica per ridurre gli impatti antropici sulle risorse naturali prendendo a modello i fenomeni di riciclizzazione della materia presenti negli ecosistemi. Per affrontare i problemi ambientali connessi alla produzione industriale occorre considerare il sistema industriale come un sistema interconnesso di produzione e consumo, esaminando come questo genera scorie e inquinanti che danneggiano l’ambiente. Si tratta in particolare di esaminare se esista qualche modo per porre in interazione reciproca processi industriali differenti che producono rifiuti e, in particolar modo, rifiuti pericolosi. Mentre gli approcci tradizionali al management ambientale sono incentrati sui processi produttivi o sui siti industriali, l’ecologia industriale utilizza un approccio sistemico; potrebbe infatti non essere opportuno minimizzare i rifiuti di una particolare fabbrica o industria, ma si dovrebbe agire per minimizzare i rifiuti dell’attività industriale nel suo complesso. L’obiettivo dell’ecologia industriale è quello di modificare l’attività umana per ridurne le caratteristiche dissipative; a tal fine sarà il concetto stesso di “scarto” ad essere riconsiderato in una visione sistemica fino alla sua riconsiderazione in qualità di prodotto intermedio.
EFFETTI AMBIENTALI
Cambiamenti nell’ambiente, sia positivi che negativi, causati dalle attività, prodotti e/o processi di una data organizzazione. Possono essere distinti in effetti interni (riconducibili cioè alle attività svolte all’interno del perimetro del sito) ed effetti esterni (causati dalle attività svolte al di fuori del perimetro del sito, per effetto della presenza del sito stesso, come ad esempio l’emissione di inquinanti atmosferici associati alla movimentazione delle merci, persone e prodotti).
EFFETTO SERRA
Cambiamento climatico globale, imputabile principalmente all’aumento di anidride carbonica, con relativo aumento della temperatura media dell’aria nella bassa atmosfera, delle precipitazioni e del livello del mare. Deriva dall’accumulo di gas come l’anidride carbonica, il metano, l’ossido d’azoto, i CFC e l’ozono.
EFFICIENZA ENERGETICA
Indica il rapporto tra il servizio energetico effettivamente erogato e l’energia utilizzata per erogare questo servizio. Ad esempio le comuni lampadine elettriche ad incandescenza hanno un’efficienza di conversione di circa il 5%, ovvero solo il 5% di elettricità che entra nella lampadina viene convertita in luce, il resto è convertito in calore. Dire che l’efficienza energetica di una centrale elettrica è del 40% significa dire che per ottenere 1 KWh si spende l’equivalente di 2,5 KWh di combustibile
EMAS (Eco Management and Audit Scheme)
Nel 1993 la Comunità europea ha emanato il Regolamento n. 1836 EMAS (rivisto con il Regolamento 761 del 2001) sulla partecipazione volontaria delle imprese industriali a un sistema di ecogestione e audit. Il Regolamento prevede che le imprese partecipanti adottino, nei propri siti produttivi, dei sistemi di gestione ambientale basati su politiche, programmi, procedure e obiettivi di miglioramento dell’ambiente e pubblichino una dichiarazione ambientale (un vero e proprio bilancio ambientale di sito). Ai fini della registrazione del sito nell’apposito elenco istituito presso la Commissione europea, il Regolamento EMAS prevede che la dichiarazione ambientale venga convalidata da un verificatore accreditato da un Organismo nazionale competente; in Italia tale organismo, attivo solo dal 1997, è il Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit che si avvale del supporto tecnico dell’ANPA. Il testo di EMAS II è stato adottato congiuntamente da Parlamento e da Consiglio nel febbraio 2001. Il nuovo Regolamento entrerà in vigore a partire dal terzo giorno dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e, contestualmente, verrà abrogato il 1836/93. Sulla base dell’esperienza maturata con l’attuazione di EMAS nei settori sperimentali, sono stati evidenziati vari aspetti che mostrano come il campo di applicazione del 1836/93 era da tutti stato ritenuto troppo limitato. I progetti pilota hanno infatti mostrato che esiste una domanda di EMAS al di fuori del settore industriale per quelle organizzazioni che, pur non appartenendo al settore manifatturiero, hanno attività con notevole impatto ambientale. E' stato poi dimostrato che i sistemi di gestione ambientale sono applicabili a tutti i settori in quanto parte ed integrazione di sistemi di gestione esistenti (es. qualità, sicurezza, ecc.). L’approccio di EMAS, basato sul concetto di sito e sulla gestione degli aspetti ambientali diretti, non è applicabile in alcuni settori non industriali, caratterizzati per lo più da impatti ambientali indiretti, e pertanto la limitazione dell'applicabilità di EMAS, al solo settore industriale, ha avuto finora come conseguenza l’impossibilità di ridurre la pressione ambientale lungo la catena di approvvigionamento (fornitori, servizi, ecc.). La decisione di inserire nel nuovo regolamento l'applicabilità dello stesso a tutte le attività economiche con aspetti ambientali diretti ed indiretti ha, pertanto, ottenuto un consenso unanime.
EMISSIONE
Scarico di qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’ecosistema, che può produrre direttamente o indirettamente un impatto sull’ambiente.
EMISSION TRADING
Meccanismo flessibile previsto nel Protocollo di Kyoto che consiste nel commercio di diritti di emissione di gas serra tra i Paesi dell’Annesso I. In pratica, quei Paesi dell’Annesso I che riescono a ridurre le loro emissioni in eccesso di quanto previsto dagli accordi stabiliti possono vendere tale surplus ad altri Paesi dell’Annesso I per facilitare il rispetto degli impegni presi da parte di questi ultimi
EPEA (Environmental Protection Expenditure Account)
Si tratta di un conto satellite destinato a raccogliere entro un quadro contabile organico e strutturato le informazioni relative alle spese per la “protezione dell’ambiente” sostenute dai diversi operatori economici nazionali . Esso rappresenta uno dei conti satellite inclusi nei sistemi di contabilità ambientale sviluppati presso gli Istituti di statistica nazionali e degli organismi internazionali (Ue, OCSE, ONU) e costituisce, in particolare, uno dei conti ai quali viene attribuita la più alta priorità di costruzione presso l’Eurostat e l’Istat. L’EPEA fa parte del sistema europeo di conti satellite SERIEE (Système Européen de Rassemblement de l’Information Economique sur l’Environnement) nell’ambito del quale costituisce ad oggi, a livello nazionale e internazionale, il conto più sviluppato sia dal punto di vista metodologico sia dal punto di vista applicativo . Il manuale contenente le linee guida europee del SERIEE , nonché i manuali applicativi da esso derivati , sono infatti, allo stato attuale, incentrati proprio sugli elementi (concetti, definizioni, classificazioni, schemi, regole contabili, ecc.) che definiscono il quadro di riferimento metodologico dell'EPEA . Per la sua stessa natura di conto satellite, l'EPEA descrive una funzione del sistema economico non descritta come tale nell’ambito della contabilità nazionale: la funzione di “protezione dell’ambiente”. Tale funzione comprende “tutte le attività e le azioni il cui scopo principale è la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione dell’inquinamento così come di ogni altra forma di degrado ambientale” (Eurostat). Il criterio che permette di includere un’attività o un’azione nel campo della protezione dell’ambiente è che quest’ultima rappresenti l’obiettivo principale dell’azione o dell’attività. Le attività e le azioni che, pur esercitando un impatto favorevole sull’ambiente, perseguono altri obiettivi primari, quali ad esempio l’igiene e la salute, non rientrano in tale campo. Le transazioni monetarie effettuate per proteggere l’ambiente sono registrate nell’ambito dell’EPEA con riferimento ad una specifica classificazione dedicata al campo della protezione dell’ambiente, condivisa a livello internazionale. Si tratta della “Classificazione delle Attività e delle spese di Protezione dell’Ambiente” identificata dall’acronimo CEPA (Classification of Environmental Protection Activities and expenditures), articolata in 9 classi a loro volta articolate in ulteriori voci
EPI (Environmental Performance Indicators)
La norma ISO 14031 ha codificato gli indicatori EPI, che comprendono a loro volta gli indicatori di prestazione operativi (OPI, Operational Performance Indicators), che forniscono informazioni sulle prestazioni ambientali delle attività aziendali, e gli indicatori di prestazione gestionali (MPI, Management Performance Indicators), che forniscono invece informazioni sugli sforzi gestionali per tenere sotto controllo e minimizzare le prestazioni ambientali aziendali. Gli OPI si riferiscono alle attività di progettazione, gestione e manutenzione, ai fattori produttivi in entrata e in uscita (materie prime, energia, risorse naturali, prodotti, rifiuti, emissioni inquinanti), alla fornitura di materiali, energia e servizi e alla produzione di prodotti, servizi e rifiuti. Sono suddivisi in otto categorie (materiali, energia, servizi di supporto, logistica, prodotti e servizi forniti, rifiuti, emissioni), per ognuna delle quali la norma riporta alcuni esempi. I MPI sono invece ripartiti in quattro categorie (implementazione di politiche e programmi, conformità, performance finanziaria, relazioni con la comunità) e anche in questo caso la norma suggerisce alcuni indicatori specifici.
FATTORE AMBIENTALE/FATTORE DI IMPATTO
Elemento che, sotto forma di materia e di energia, è in grado di agire sulle componenti ambientali producendo interferenze.
FUNZIONI AMBIENTALI
Tutti i possibili usi che l’uomo può fare dell’ambiente per scopi produttivi, di consumo ed in generale di fruizione; le funzioni che l’ambiente rende all’attività umana sono il controllo dell’erosione del suolo, la regolazione e la depurazione dell’acqua, la produzione di risorse agricole ed alimentari, la conservazione evolutiva delle risorse genetiche, dell’habitat e delle zone umide, la conservazione degli spazi naturali (una vera risorsa non rinnovabile), la messa a disposizione delle materie prime, l’assorbimento dei residui, le grandi funzioni di regolazione del clima e della composizione chimica dell’atmosfera, il mantenimento delle condizioni di equilibrio nei cicli dei nutrienti.
GREEN PUBLIC PROCUREMENT
Il green public procurement è lo strumento che serve a ‘rendere verdi’ gli acquisti pubblici adottando criteri ambientali nelle procedure d’acquisto degli enti locali e della Pubblica Amministrazione. Si tratta di uno degli strumenti principali che gli enti locali e la Pubblica Amministrazione hanno a disposizione per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile mirate a ridurre gli impatti ambientali dei processi di consumo e produzione. Implementare il GPP vuol dire infatti orientare gli acquisti della PA verso prodotti compatibili con l’ambiente. Acquistare ‘verde’ significa scegliere un determinato prodotto o servizio tenendo conto degli impatti ambientali che questo può avere nel corso del suo ciclo di vita, ovvero durante tutte le fasi del processo produttivo, dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento dei rifiuti. La definizione ufficiale di GPP (Green Public Procurement o Acquisti sostenibili della Pubblica Amministrazione) cui fa riferimento la Commissione Europea è: “Il GPP è l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita” Il GPP è un importante strumento non solo per le politiche ambientali ma anche per la promozione dell’innovazione tecnologica, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi delle politiche sulla competitività dell’Unione Europea (Strategia di Lisbona). A questo proposito va ricordato come anche il Piano d’azione per le Tecnologie Ambientali (ETAP), il cui scopo è quello di introdurre e diffondere nel mercato le tecnologie ambientali, conferisce al GPP un ruolo di rilievo. Il GPP é quindi lo strumento che permette di sostituire i prodotti e i servizi esistenti con altri a minore impatto sull’ambiente, che: o riducono l’uso delle risorse naturali; o sostituiscono le fonti energetiche da non rinnovabili a rinnovabili; o riducono la produzione di rifiuti; o riducono le emissioni inquinanti; o riducono i pericoli e i rischi ambientali Adottare il GPP significa sostenere la domanda e l’offerta ecologica: infatti il GPP incide principalmente sulla domanda pubblica, che rappresenta il 14% del PIL nei Paesi dell’Unione europea con picchi pari al 25 % nell’area scandinava.
GREENING DELLE ATTIVITA’ UMANE
Le moderne tecnologie permettono di minimizzare l’impatto dei processi inquinanti, oltre che il riuso sistematico dei sottoprodotti. Un caso orizzontale che comporta scelta tra tecnologie a differente impatto è quello del “greening” delle diverse attività (produttive, di beni materiali, di servizi e altre) che rientrano nel quadro generale dello sviluppo sostenibile.
Si ottiene con diversi approcci:
- uso ridotto di risorse (materiali, energetiche);
- individuazione di nuove risorse meno inquinanti lungo tutto il ciclo del prodotto;
- utilizzo dei sottoprodotti;
- produzione ridotta di rifiuti;
- riciclo;
- nuovi processi e prodotti;
- aumento della produttività, dell'efficienza e dell'efficacia del sistema produttivo e dei prodotti;
- sostituzione di beni materiali con beni immateriali;
- funzionalizzazione dell'industria;
- migliore organizzazione e delocalizzazione;
- miniaturizzazione;
- altri processi di dematerializzazione;
- aumento dell'efficienza d'uso dei prodotti (conservazione della neghentropia creata; aumento del valore delle risorse);
- attività che sfruttano i processi naturali invece di andar loro contro;
- tecnologie che consentono di operare e vivere bene in ambiente (relativamente) sporco.
HDI (Human Development Index)
L’indice di sviluppo umano (Human Development Index / HDI) è uno strumento sviluppato dall’United Nations Development Programme UNDP presentato per la prima volta in un rapporto del 1991 e da allora applicato in numerosi studi. Lo scopo è di avere indici diversi per la ricchezza , tipicamente misurata con il prodotto nazionale lordo, e per il benessere di una popolazione. L’HDI. Ha una struttura piuttosto semplice che combina quattro indicatori sulla base dei loro valori medi: il prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d’acquisto, l’aspettativa di vita, il livello di istruzione e le differenze di genere. Esso è normalizzato in modo da ottenere valori tra zero (minimo benessere) ed uno (massimo benessere).
IMMISSIONI
Rilascio, in atmosfera o nei corpi idrici, e conseguente trasporto turbolento, di un inquinante nell’ambiente.
IMPATTO AMBIENTALE
Insieme degli effetti che un’opera (impianto industriale, centrale energetica, strada, ecc.) produce sul territorio circostante, provocando alterazioni o perturbazioni di singole componenti dell’ambiente o del sistema ambientale complessivo. Per realizzare opere di grande portata, è vincolante un giudizio preventivo sulla compatibilità ambientale detto VIA.
IMPATTO AMBIENTALE (nel sistema di gestione ambientale)
Qualsiasi modifica all’ambiente, positiva o negativa, derivante interamente o in parte dall’attività, dai prodotti o dai servizi di un’organizzazione
IMPRONTA ECOLOGICA
E’ la superficie di territorio necessaria per sostenere una data economia e mantenere il suo standard di vita e di consumi; la sua valutazione permette di stimare il consumo di risorse e la necessità di assimilazione di rifiuti da parte di una determinata popolazione umana o di una certa economia e di esprimerle in termini di superficie di territorio produttivo corrispondente. E’ stato largamente impiegato per illustrare in modo visivo e diretto l’insostenibilità della maggior parte dei sistemi socio-economici in rapporto alle dimensioni de loro territorio ed alla corrispondente capacità produttiva di risorse rinnovabili primarie, che come visto in precedenza rappresentano la base essenziale - anche se poco riconosciuta - dell’economia. In altri termini l’impronta ecologica illustra in modo chiaro il debito che le società hanno nei confronti dell’ambiente.
INDICATORI DI PRESTAZIONE AMBIENTALE
In analogia con il sistema di contabilità economico-finanziaria, gli indicatori ambientali riclassificano e sintetizzano i dati sugli aspetti ambientali raccolti dal sistema informativo, per fornire un quadro immediato e rappresentativo della situazione aziendale in ambito ambientale, confrontabile con il contesto temporale e territoriale in cui l’impresa è inserita e con gli obiettivi che si è prefissata. Gli indicatori di prestazione ambientale, comunemente utilizzati dalle imprese nei rapporti, nei bilanci e nelle dichiarazioni ambientali per la comunicazione con l’esterno, possono essere classificati in quattro categorie, a seconda degli aspetti che rappresentano:
• indicatori di misurazione degli sforzi aziendali per il controllo e la minimizzazione degli impatti ambientali, che sintetizzano informazioni come l’entità degli investimenti effettuati, il numero di addetti dedicati, il livello di razionalizzazione gestionale e organizzativa conseguito;
• indicatori diretti di tipo fisico, che sintetizzano dati riguardanti tipo e livello delle emissioni inquinanti prodotte e l’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’impresa;
• indicatori di relazione con il territorio, indicanti il numero di controversie, reclami o incidenti verificatisi in un determinato periodo di riferimento;
• indicatori di tipo economico, che sintetizzano gli eventuali costi sostenuti per la bonifica o il ripristino di aree inquinate, per il riciclaggio di materiali o per l’eliminazione dei rifiuti.
Gli indicatori usati a fini di gestione interna e controllo degli aspetti ambientali che caratterizzano le attività aziendali si possono invece suddividere in due macro-categorie:
• indicatori di performance ambientale, corrispondenti a valori quantitativi e qualitativi che valutano l’efficienza e l’efficacia aziendali nell’uso del fattore ambiente;
• indicatori di impatto ambientale, che valutano gli effetti negativi sull’ambiente naturale delle attività aziendali.
Tra gli indicatori di performance ambientale si possono ulteriormente distinguere:
• indicatori di processo, che valutano l’efficienza aziendale in termini di uso delle risorse naturali e di impatto sull’ambiente;
• indicatori eco-finanziari, che correlano gli interventi effettuati per il miglioramento delle prestazioni ambientali con i relativi costi di gestione e investimento;
• indicatori di gestione, che valutano invece la capacità dell’impresa di raggiungere gli obiettivi di prestazione ambientale in termini di mantenimento della conformità normativa, di corretta applicazione del SGA, di integrazione con le altre funzioni aziendali. Gli indicatori di impatto ambientale possono invece essere:
• di tipo fisico, per misurare il contributo delle attività aziendali al mutamento delle condizioni ambientali locali e globali;
• di tipo economico, per convertire in termini economici i cambiamenti nell’ambiente naturale provocati dalle attività aziendali.
INQUINAMENTO
Alterazione dei parametri fisici, chimici e biologici propri di un ambiente, in stato di equilibrio, provocata dalle attività umane. L’inquinamento può riguardare il suolo, le acque e l’aria. Tra gli agenti inquinanti si distinguono: sostanze organiche, quali idrocarburi o cfc, il cui effetto dannoso è provocato da un accumulo anomalo; sostanze inorganiche, come metalli pesanti, amianto ed altre sostanze che esercitano un’azione tossica sull’uomo, gli animali, le piante o l’ambiente nel suo insieme; fonti sonore, come il traffico automobilistico o le attività produttive che provochino disturbi acustici; fonti di calore, come gli scarichi di acque a temperatura superiore a quella ambiente; fonti di radiazioni pericolose (ad esempio quelle ionizzanti) o anche di per sé non dannose (ad esempio, la luce) o di incerto effetto (le onde elettromagnetiche). L’inquinamento può manifestarsi su scala locale, come avviene nella maggior parte dei casi, o globale, come succede nel caso delle emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra o il buco nell’ozono. Dalla fine degli anni Sessanta, l’inquinamento rappresenta un’emergenza tenuta sotto osservazione specie nei paesi industrializzati: normative nazionali e internazionali tendono a prevenire le possibili forme e a porre rimedio ai suoi effetti. Importanti decisioni in tema di protezione ambientale sono state assunte dalla conferenza di Rio de Janeiro nel 1992.
INQUINATORE PAGATORE
Principio dell’ Principio fondamentale della politica ambientale, elaborato nel 1972 all'interno dei paesi dell’OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e successivamente confluito nel principio 16 della Dichiarazione di Rio sullo Sviluppo e l'ambiente (1992). Secondo tale principio, colui che inquina dovrebbe pagare l'intero costo dei danni ambientali causati dalla sua attività: ciò creerebbe un incentivo alla riduzione del danno ambientale. L'obiettivo, quindi, è quello di contenere i danni ambientali, facendo ricadere i loro costi su chi li ha causati.
INTERGOVERNMENTAL PANEL ON CLIMATE CHANGE (IPCC)
Organo intergovernativo sui cambiamenti climatici. Il ruolo di IPCC, su mandato delle Nazioni Unite attraverso le agenzie: WMO (World Meteorological Organization) ed UNEP (United Nations Environmental Program), è quello di fare il punto sulla situazione delle conoscenze scientifiche, tecniche e socioeconomiche che sono fondamentali per capire il clima ed i cambiamenti climatici indotti dalle attività umane. L'IPCC non conduce ricerche in proprio né effettua osservazioni sugli andamenti del clima ma si avvale della letteratura scientifica disponibile e di esperti che sulla base delle conoscenze acquisite effettuano analisi e valutazioni per le finalità di IPCC, che, come organo intergovernativo di consulenza scientifica, sono quelle di fornire, oltre al supporto scientifico richiesto ("special reports"), anche il quadro di riferimento scientifico e conoscitivo aggiornato ("assessment reports" con periodicità quinquennale) per l'attuazione delle convenzioni internazionali ONU e degli altri atti deliberati dalle Nazioni Unite inerenti i problemi, dei cambiamenti climatici e le relative interconnessioni o conseguenze con altri problemi ambientali e di sviluppo socioeconomico.
ISO 14000 (International Standardization Organization)
Nel settembre del 1996 l’ISO ha pubblicato una serie di norme sulla gestione ambientale.
JOIN IMPLEMENTATION (JI)
Meccanismo flessibile previsto nel Protocollo di Kyoto che consiste nell’attuazione congiunta di progetti e programmi volti alla riduzione delle emissioni tra paesi facenti parte dell’Annesso I
LCA (Life Cycle Assessment)
E’ un metodo di valutazione dei carichi ambientali connessi con un prodotto, un processo o un’attività, attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia, dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati nell’ambiente, per valutarne l‘impatto ambientale. La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto, processo o attività, che comprende l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il ri-uso, il riciclo e lo smaltimento finale. Nel 1997 vengono pubblicate le Norme EN ISO 14040 e 14041. Le versioni ufficiali in lingua italiana sono:
UNI EN ISO 14040 (31/10/1998) - Codice ICS: 13.020.10 13.020.60 Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo di vita - Principi e quadro di riferimento. La norma specifica il quadro generale, i principi e le prescrizioni per effettuare gli studi di valutazione del ciclo di vita e diffonderli mediante relazione. La norma non descrive in dettaglio la tecnica di valutazione del ciclo di vita
UNI EN ISO 14041 (31/12/1999)- Codice ICS: 13.020.10 13.020.60 Titolo: Gestione ambientale - Valutazione del ciclo di vita - Definizione dell'obiettivo e del campo di applicazione e analisi dell'inventario. La norma specifica i requisiti e le procedure necessarie per compilare e preparare la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione di una valutazione del ciclo di vita (LCA), nonchè per condurre, interpretare e riportare un’analisi di inventario del ciclo di vita (LCI). Nel 2000 sono state pubblicate da ISO le Norme 14042 (Valutazione dell'impatto del ciclo di vita), 14043 (Interpretazione del ciclo di vita) e 14049 (Esempi di come applicare la ISO 14041). La LCA si sviluppa attraverso le seguenti fasi (dette delle 4 I): 1. Definizione degli obiettivi e delle finalità (Initiation) 2. Analisi dell'inventario (Inventory) 3. Valutazione dell'impatto (Impact) 4) Interpretazione dei risultati
L’analisi del ciclo di vita può essere, a seconda del grado di approfondimento, di sei tipi:
LCA Concettuale: utilizzata in modo strategico solo nelle prime fasi, non considera numerosi aspetti della vita del prodotto e non entra in dettaglio nelle differenze con altri prodotti.
LCA Preliminare: non prende in considerazione tutta la vita del prodotto, tuttavia entra sufficientemente nel dettaglio permettendo così la comparazione tra più prodotti.
LCA Completa: è la metodologia applicata in ogni suo punto, consentendo di sviluppare etichette ecologiche e apportare miglioramenti al prodotto.
LCA selettiva: o screening LCA: individua le fasi di vita di un prodotto che ne determinano i principali impatti ambientali. Non comprende la raccolta dei dati e loro valutazione per le altre fasi di vita.
LCA quantitativa: fornisce informazioni di tipo strettamente quantitativo, basate sulla definizione di quattro matrici dette "primarie" e una di "sintesi" : Le matrici "primarie" mostrano: le implicazioni ambientali connesse alla realizzazione di un prodotto, gli aspetti socio-politici, gli impatti ambientali, gli eventuali aspetti di impatto tossicologico. La matrice di "sintesi" contiene il sommario delle valutazioni per consentire il confronto tra le diverse opzioni eventualmente considerate.
LCA parziale o "Streamlining" : evidenzia la o le fasi di maggior rilevanza ambientale soprattutto nel caso di comparazioni di prodotti e dà indicazioni sull'eliminazione di quei componenti che producono rilevanti impatti nella vita del prodotto.
LCC (Life Cycle Costing)
Analisi dei costi ambientali (interni ed esterni) legati al ciclo di vita di un prodotto/processo che comprende tutti i costi ambientali, da quelli relativi alla fase di estrazione delle materie prime necessarie per la produzione del bene/servizio oggetto d’indagine fino a quelli legati all’utilizzo o alla fruizione da parte del consumatore e al post consumo (trattamento, recupero, riuso, riciclo).